News per Miccia corta

08 - 01 - 2007

Il vescovo in lacrime ``Ho deciso, mi dimetto``

(La Repubblica, LUNEDáŒ, 08 GENNAIO 2007, Pagina 2 – Esteri)

 

 

La folla dei fedeli scandisce: "Resta con noi", come faceva durante le visite di papa Giovanni Paolo II

Opinione pubblica divisa: i seguaci di "radio Marija" difendono l'accusato

Nell'omelia il cardinale Glemp ha paragonato il vescovo a san Pietro

 

ANDREA TARQUINI

VARSAVIA - «Dopo aver riflettuto a lungo e valutato la mia situazione, ho deciso di dimettermi dalla carica di arcivescovo di Varsavia». Mancavano pochi minuti alle undici, nella capitale polacca sotto la pioggia, quando monsignor Stanislaw Wielgus, pallido e le lacrime agli occhi, ha letto la sua dichiarazione. La cattedrale, simbolo della nazione, era gremita, il presidente Lech Kaczynski stava per arrivare sulla Bmw nera, il primate Glemp e i vescovi prendevano posto. ሠfinita cosí, stroncata dalla veritá , la vicenda del vescovo arciconservatore che pur di studiare in Occidente aveva venduto l'anima alla polizia segreta comunista.

Nella cattedrale, in tutto il centro storico affollato di fedeli, e in tutto il paese davanti alle tv, la Polonia ha vissuto il dramma in diretta. Nella sua omelia, il primate Glemp ha difeso il vescovo. Attirandosi critiche e spaccando il paese. Giá  si parla di necessitá  di epurazione generale nella Chiesa.

ሠstata la giornata del grande colpo di scena, inatteso fino all'ultimo. I fedeli erano arrivati a migliaia: via Swietojanska, che nel cuore del centro storico conduce dal Palazzo reale alla Piazza del mercato. I Luoghi della Memoria: tutto fu distrutto nel 1944 dalla Wehrmacht occupante mentre oltre il fiume l'Armata rossa aspettava e lasciava fare, tutto fu ricostruito. Qui i dimostranti di Solidarnosc sfidarono i panzer di Jaruzelski, poco lontano avvennero i primi incontri tra la Giunta e i dissidenti per il passaggio non violento alla democrazia. Era venuta gente da ogni angolo della Polonia profonda. Molti, i seguaci dell'integralista radio Marija, per appoggiare Wielgus. Altri con lo striscione Non possumus o cartelli con scritto «Vergogna», per contestarlo. Tutti ignari che egli aveva gettato la spugna.

Nessuno o quasi aveva ascoltato il bollettino breaking news di radio e tv di poco dopo le dieci. Nessuno sapeva che dopo una notte di confronto Wielgus aveva offerto le sue dimissioni a Roma e Benedetto XVI aveva accettato. La cattedrale della Storia non sarebbe piú stata sfondo dell'ingresso solenne d'un nuovo vescovo, ma della messa di ringraziamento che ha sancito la sua sconfitta.

I vescovi si sono seduti. Il primate Glemp al centro, Wielgus al suo fianco, e a semicerchio tutti gli altri. La folla entrava a fatica tra le tombe degli eroi nazionali, l'autoritario padre della patria maresciallo Pilsudski che fermó i russi alle porte della cittá  e il suo rivale liberal Roman Dmowski. Fuori, i fedeli si accalcavano, assediati da cameramen e reporter. A ogni angolo un dramma. «Come giudica la rinuncia del vescovo?», ha chiesto in strada la collega di una tv locale a una suora. Due donne, due volti della Polonia. La religiosa è scoppiata in lacrime: non aveva sentito le parole di Wielgus, non sapeva ancora nulla.

«Ho deciso di dimettermi», ha detto Wielgus. «No, no, resta, resta», hanno gridato centinaia di fedeli. «Zostan z nami», resta con noi, come dicevano a Karol Wojtyla a ogni sua visita. Il centro storico si è riempito, un muro di folla ha chiuso la Swietojanska, la via Piwna, la piazza del Castello. Nelle orazioni dei laici, un operaio, una studentessa e un cadetto militare hanno pregato uno dopo l'altro per i fedeli lacerati dai dilemmi. Poi Glemp ha pronunciato la sua omelia. Ha difeso il vescovo sconfitto: lo ha paragonato a San Pietro. In prima fila davanti all'altare, rappresentavano lo Stato il presidente della repubblica Lech Kaczynski e la sindaco di Varsavia Hanna Gronkiewicz-Waltz, ma tutti gli altri del Gotha politico erano assenti. La messa volgeva al termine, Kaczynski è ripartito sulla Bmw nera, i vescovi sono usciti dalla porta laterale della sagrestia. Dalla folla silenzio per tutti. Finché, quasi ultimo, è uscito Wielgus: lo ha accolto un'ovazione. Ai fedeli critici la folla ha gridato «provocatori». Ha issato due ritratti: del primate Wyszynski, che lottó nella guerra fredda, e di Wielgus.

Un paio di giornalisti polacchi sono stati spintonati e insultati dai seguaci di radio Marija. Poi gli integralisti hanno percorso a piedi il centro. Sono passati accanto alla mostra dedicata alle vittime del comunismo, i resistenti che informatori e spie denunciavano alla polizia segreta. Sono giunti in trecento fino a via Miodowa, l'antica sede dell'Episcopato. «Vogliamo Wielgus, vogliamo che resti un polacco», hanno gridato per ore.

Contestavano Glemp e il papa tedesco che alla fine ha trovato il coraggio di non confermare il vescovo-spia. In tv, davanti a tutto il paese, Tomas Terlikowski, uno dei massimi esperti di Chiesa del mondo dei media, accusava il primate. «Nell'omelia ha negato la decisione del Santo Padre. la gerarchia non vuol guardare la realtá , vuole solo difendersi, a costo di perdere la sua autoritá  morale». Nei sondaggi tv della sera, metá  del paese vuole un'epurazione nel clero. La spaccatura e la crisi che per mezzo secolo il vecchio regime cercó invano di scatenare nel grande nemico, la Chiesa polacca, sono esplose ieri sotto la pioggia, tra i fedeli divisi e col cuore spezzato nel bel centro di Varsavia.

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