News per Miccia corta

05 - 01 - 2007

Continuano le lettere al manifesto sull`articolo di D`Eramo

(il manifesto, 5 gennaio 2007)

 

 

lettere@ilmanifesto.it

 

Polemica esagerata
Suscitano stupore e sconcerto le polemiche sollevate da alcuni lettori e colleghi delmanifesto sull'articolo di Marco d'Eramo scritto dopo la diffusione del video dell'esecuzione di Saddam, in cui l'ex rais veniva umiliato poco prima dell'impiccagione. Tutto questo solo perchè d'Eramo ha fatto riferimento all'uccisione di Benito Mussolini, definita atto spregevole: vorrei far notare, basta rileggere l'articolo, che d'Eramo differenzia proprio un uccisione in guerra aperta, quale fu quella di Mussolini, da un'esecuzione sommaria che sa di vendetta sciagurata. Inoltre spregevole fu l'esposizione del cadavere a piazzale Loreto, proprio perché un atto cosí barbaro era proprio della cultura nazifascista e non di quella comunista o cattolica della Resistenza, ma si è sempre compresa la rabbia popolare che spinse al linciaggio.
Alessandro Avallone

 

Abbattere il tiranno non l'uomo
Credevo di far parte di una comunitá  (il manifesto), centrata su valori condivisi. Il primo fra tutti la difesa dell'uomo dalla barbarie. Ma cosí non è. Marco d'Eramo è stato attaccato duramente da molti lettori perché ha usato il termine «spregevole» per l'uccisione di Benito Mussolini, Claretta Petacci ed alcuni gerarchi fascisti, quel fatidico 28 aprile 1945. Ed è stato attaccato ingiustamente. Da compagno, da antifascista, da partigiano rosso (nel cuore e nella mente) grido con tutte le mie forze (non «nessuno tocchi Caino», politicamente ed eticamente troppo centrato nel giudizio), urlo con tutte le mie forze: nessuno tocchi un pelo a qualsiasi uomo o donna, a qualsiasi persona, giusta od ingiusta, malvagia o buona. Abbattiamo i tiranni, non uccidiamo l'uomo. Compagni e compagne, scrivete o saró costretto a non leggere piú le lettere.Il manifesto, finché dura, e durerá , lo compreró sempre. Abbasso i tiranni. No al regicidio.
Giuseppe Privitera

 

Una pezza peggiore del buco
Letta la risposta di d'Eramo, direi che è il classico caso di pezza (molto) peggiore del buco. A parte la miopia con cui si individua il «punto decisivo» delle critiche a lui rivolte nella «non volontá  (...) di riconoscere gli errori (...) di cui la nostra parte si è macchiata», quando non credo di essere l'unico lettore mai stato iscritto al Pci e comunque che non si sente di appartenere ad alcuna parte, salvo identificarsi di volta in volta con quella che si crede la «parte» della ragione e della giustizia. Ma, soprattutto: devo spiegarglielo io che chiunque avesse ucciso materialmente Mussolini non aveva niente da guadagnare e tutto da perdere rendendo pubblico il suo atto, dato il clima che si era immediatamente instaurato in Italia dal 26 Aprile 1945 (per la quasi totale responsabilitá  del Pci, appunto)? A questo punto mi manca un quotidiano che sia piú radicale (che poi significa rigoroso e coraggioso) su questo e altri temi (menzogna dell'11/9, ad esempio, che invece continuate a definire «una tragedia» o simili). Comunque, se esistesse non esiterei a mollarvi. Diciamo che comprarvi oggi è un po' come votare Prodi & Co: non c'era di meglio, ma non lo si rifarebbe.
Luca Ciffo

 

L'ira di un ex partigiano
«Mussolini fu sparato insieme alla sua amante Claretta Petacci vicino a Como il 28 aprile 1945 dai partigiani che li avevano catturati mentre tentavano di fuggire dall'Italia. Fu un gesto spregevole...», scrive Marco d'Eramo in prima pagina. Chi scrive di storia dovrebbe almeno conoscerla, essendo Mussolini stato giustiziato per ordine del Cln Alta Italia e sulla base di un decreto legge del governo che comminava la pena di morte ai gerarchi previa la loro semplice identificazione. Ma il problema non è tanto questo, quanto il termine, offensivo per noi partigiani, di «spregevole». E questo non è sopportabile. Sono un ex comandante partigiano, grande invalido della guerra di liberazione, tre volte ferito in combattimento, mio padre, mio zio e mio cugino trucidati dai mostri repubblichini ed anch'io mi precipitai al nord a veder «quel vil che ognun di noi cerchiam», appeso per i piedi a Piazzale Loreto. Che i sinistrorsi dall'antifascismo intermittente dicano tali sconcezze passi, ma io non posso comportarmi come quegli italioti che ci hanno tratti, con la loro stolida acquiescenza, a tali mali passi ed quindi non rinnoveró l'abbonamento.
Umberto Fusaroli Casadei

 

Errori morali
Mi paiono eccessive le critiche al commento di Marco d'Eramo. Per fortuna sul manifesto si puó discutere un po'. Quanto allo «spregevole»: Mussolini andava eliminato politicamente, e questo era finalmente accaduto. L'eliminazione fisica fu spiegata (in modo poco convincente) dal Clnai come ultima pagina «necessaria» di una guerra di popolo. Giuridicamente, a quanto mi dicono, era, a quei tempi, non inammissibile (nessuna autoritá  deposta o vigente aveva bandito la pena di morte in Italia). L'esecuzione di Mussolini, non della Petacci, trova una sua spiegazione come atto di rabbia contro un tiranno.
Ma perché, come dice un lettore, «necessario» per poter oggi essere contro la pena di morte? Mi sembra un controsenso. A me pare che si trattó di un atto di rabbia, comprensibile, non certo lodevole. Alla luce della nostra sensibilitá  di oggi, bisognerebbe convenire che quelle esecuzioni furono moralmente un errore.
Lia Forti, Monza

 

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