News per Miccia corta

04 - 01 - 2007

Quando la storia è spregevole

(il manifesto 4 gennaio 2007)

 

 

Marco D'Eramo

Vari lettori e alcuni compagni del giornale hanno considerato spregevole che io abbia usato il termine «spregevole» per l'uccisione di Benito Mussolini, Claretta Petacci e altri quindici gerarchi fascisti il 28 aprile 1945 a Giulino dci Mezzegra, frazione in provincia di Como. Ciononostante mantengo l'opinione e cercheró di spiegare il perché.
Intanto ricordo che l'uccisione avvenne, di nascosto, quando la guerra era finita ufficialmente da tre giorni. Ricordo anche che partigiani come Sandro Pertini e Ferruccio Parri parlarono di «disonore gettato sulla resistenza». L'insostenibilitá  del gesto emerge anche dall'oscuritá  che ancora lo avvolge dopo ben 61 anni. Non solo a tutt'oggi non si sa chi prese la decisione, ma neanche esattamente chi sparó. Solo negli anni sessanta Walter Audisio rivendicó l'uccisione, ma nel corso dei decenni forní almeno quattro diverse versioni dei fatti. Ma anche altre persone rivendicarono di aver sparato: cosí Michele Moretti e, negli anni novanta, Bruno Giovanni Lonati. Stessa oscuritá  su chi prese la decisione. Walter Audisio disse di aver ricevuto l'ordine dal generale Raffaele Cadorna (di cui ho ben conosciuto l'aiutante di campo) che gli comunicó la sentenza di morte emanata dal Clnai (Comitato di liberazione nazionale di Alta Italia). Ma perfino Cadorna non aveva l'autoritá  necessaria per ordinare quest'esecuzione. E negli accordi dell'armistizio di Cassibile c'era una clausola che esplicitamente obbligava il Clnai a consegnare Mussolini agli Alleati. E comunque il Clnai non poteva aver ordinato di giustiziare anche gli altri quindici gerarchi e una donna. Giorgio Bocca ha ribadito anche ieri la sua convinzione (basata su un racconto di Solari) che l'ordine venne direttamente da Luigi Longo. Negli anni novanta è stato affermato anche che Mussolini sia stato ucciso per ordine dei servizi segreti inglesi, anzi persino che sia stato ucciso da un agente segreto inglese.
Tutti questi dettagli servono a chiarire un punto: che anche i dirigenti partigiani, futuri leader politici dell'Italia repubblicana, furono sempre a disagio con quest'uccisione, e tanto piú con l'esposizione dei cadaveri a testa in giú a Piazzale Loreto, anche se va ricordato che mesi prima fascisti e nazisti avevano compiuto uno scempio simile su partigiani uccisi. Infine la natura spregevole di quell'episodio emerge indiscussa dall'uccisione di una donna inerme che non aveva avuto nessuna responsabilitá  pubblica e che certo non poteva costituire un pericolo politico per la futura democrazia.
Il punto decisivo è peró piú generale: la faziositá , l'incapacitá , o meglio la non volontá , da parte di molti compagni, di riconoscere gli errori e anche gli orrori di cui la nostra parte si è macchiata. E' avvenuto con la storia del comunismo, in cui la subalternitá  all'Unione sovietica ha portato alla dissoluzione dei partiti comunisti occidentali quando l'Urss è caduta. Invece non solo è giusto, ma è politicamente utile riconoscere le macchie della nostra storia. Altrimenti saremo sempre ricattati. Proprio perché mia madre è stata reclusa nel lager di Dachau, proprio perché considero la resistenza al nazifascismo come la mia storia, e i morti partigiani li considero i nostri morti, proprio per questo non ho nessuna difficoltá  ad ammettere l'esecrabilitá  di un atto compiuto dai nostri.


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