News per Miccia corta

04 - 01 - 2007

Le lettere dei lettori de il manifesto dopo l`articolo di D`Eramo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un atto di giustizia

 
Certamente fu spregevole uccidere Claretta Petacci; avrebbero dovuto assolutamente dividere i due; abominevole fu certamente lo scempio dei corpi a piazzale Loreto, ma l'esecuzione di Mussolini fu un atto di giustizia necessario e, oltre tutto, legale come puó esserlo la legalitá  rivoluzionaria di un popolo in armi che si libera di un tiranno. C'era giá  stata anche la decisione Clnai, unanime, preceduta poco tempo prima dal rifiuto di Mussolini di accettare la resa (e quindi aver salva, forse, la vita), mediatore il cardinale Schusster. Né basta dire che l'aver giustiziato Mussolini fu del tutto «diverso» dal processo farsa contro Saddam. Se noi italiani non avessimo giustiziato almeno Mussolini, oggi non avremmo il diritto di parlare di democrazia e di criticare la pena di morte. D'altronde fummo persino troppo generosi: nei confronti del boia Graziani, che comandava l'esercito della Repubblica di Saló (e che aveva impiccato ed esposto al sole africano migliaia di libici, tra Bengasi e Tripoli), non fu applicato neppure il codice militare di guerra, lo si grazió rapidamente in tempo per andare ad abbracciare Andreotti sui piani di Arcinazzo. Ripassare un po' di cronaca di quei tempi aiuta a capire meglio la storia del passato ed i fatti del presente.
Abdon Alinovi

 

Eravate forse ubriachi?
Leggo nell'articolo di fondo di D'Eramo che la fucilazione di Mussolini e della Petacci da parte dei partigiani fu un «gesto spregevole». Delle due l'una; o io ho sbagliato giornale oppure l' estensore dell' articolo ha bevuto troppo spumante a capodanno. Attendo urgenti chiarimenti in proposito, altrimente cesseró la lettura (e l' acquisto) del manifesto.
Sandro Giorgi, Lunata (Lucca)

 

Eccezioni alla pena di morte
Sulla pena di morte, pur essendo io decisamente contraria, ammetto alcune eccezioni, come nel caso di Saddam: un dittatore non è una cosa normale. E lasciarlo in vita è sempre un grosso problema di gestione. Puó sfuggire di mano. E con quel che è costato il catturarlo, sarebbe il colmo. E poi per il popolo iracheno abituato ad un giustizialismo corrente, come spieghi la clemenza? Con Mussolini, non siamo stati democratici, ma forse è andata bene cosí o almeno io non ci sto a pianger sopra. Resta l'errore delle immagini televisive, inadatte ai bambini, ma spettacoli in tv da togliere ai bambini ce n'è una montagna.
Graziella Poluzzi

 

I dittatori devono pagare con la morte
Questa volta non sono d'accordo con voi. Pur profondamente contrario alla pena di morte, nei mei studi storici e nella mia formazione politica non mi sono mai sentito contrario al «regicidio». Potremo discutere anni sulle diversitá  relative alle esecuzioni di Luigi XVIII, degli Zar, dei criminali nazisti processati a Norimberga, di Mussolini, Ceausescu o Saddam. Forse saremmo anche d'accordo sul fatto che spesso la giustizia del popolo è sommaria o che alcune di queste morti furono volontá  imposte dai vincitori, ma le responsabilitá  di un dittatore sono tali che a mio avviso giustificano, una volta caduto, la sua morte. Forse sarebbe stato giusto anche per Pinochet, Franco, Hitler e i tanti dittatori che hanno terminato i propri giorni nel proprio letto invece di rendere conto al loro popolo.
Antonio Ungaro

 

Meglio i lavori forzati
La mia adesione a qualunque campagna del passato, del presente e del futuro, per l'abolizione della pena di morte nel mondo è totale. Ora si presta attenzione a questa barbara e ancestrale legge del taglione perché un uomo importante, pur sempre un capo di stato, seppure sanguinario e criminale, ha pagato con la vita il prezzo della dittatura che opprime e assassina il suo stesso popolo. Personalmente, l'avrei messo ai lavori forzati per tutta la vita che gli avrei augurato lunga e operosa. Ma si dimenticano tutti coloro che ogni giorno vengono condannati a morte in molti paesi del mondo, come accade in Cina e in molti paesi di fede islamica, senza contare coloro che salgono sul patibolo per motivi politici, o semplicemente perchè si ribellano alla tirannide, da soli, coraggiosissimi sconosciuti. Puó darsi che serva ancora a qualcosa, la morte di Saddam, vittima delle sue stesse leggi autoritarie: se fossi un tiranno, abolirei immediatamente la pena di morte; la forca è bella finchè ci vanno i nostri nemici... ma se per uno scherzo del destino toccasse a noi? Non si sa mai, ed è sempre meglio essere tanto prudenti quanto previdenti.

Francesco Martin

 

 

(il manifesto 4 gennaio 2007)

 

 

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