News per Miccia corta

30 - 12 - 2006

Quei quattro «bravi ragazzi»

(il manifesto, 30 dicembre 2006)

 

Ernesto Milanesi
I «bravi ragazzi della Valle Aurina», che terrorizzavano l'Alto Adige. Condannati il 9 luglio 1971 dalla Corte d'assise d'appello di Bologna all'ergastolo. Non hanno scontato un giorno di carcere: tutti riparati all'estero, senza nemmeno aspettare il verdetto di primo grado. Tecnicamente sempre latitanti, attendono la grazia gli austriaci Siegfried Steger, classe 1939, e Sepp Forer, piú giovane di un anno, con l'italiano Heinrich Oberleiter, 65enne. Gente che considera patria soltanto l'intero Tirolo.

Proprio per questo, 40 anni fa, non esitarono ad imbracciare armi e maneggiare esplosivo, rivendicando il diritto a separarsi dagli «invasori» di Roma. Secessionisti ante litteram senza bisogno di inventare la Padania; guerriglieri stile Che ma con l'eco della Germania nazista; nemici dichiarati della Repubblica italiana appena nata da ben altra resistenza; terroristi che anticiparono gli «anni di piombo» all'ombra delle Dolomiti.
Storia, leggenda e mito nella Bozen ormai europea, come l'Austria post-Heider e la Germania riunificata. Ferita mai rimarginata nella Bolzano tricolore, che resta in trincea e non ammette colpi di spugna. E simbolo di «riconciliazione» per la Svp, che interpreta con tatto diplomatico l'opportunitá  di chiudere una stagione comunque alle spalle.
In Alto Adige, si tara l'altro piatto della bilancia nelle mani della statua cieca: la giustizia che rimette in cantiere la grazia ad Adriano Sofri simbolo degli anni '70, perché non deve elargire clemenza anche ai vecchi membri del «club degli ergastolani»? Il quotidiano Dolomiten nei giorni scorsi ha rilanciato proprio questa notizia. Un provvedimento soppesato, che tiene insieme l'ex leader di Lotta Continua e gli «attivisti» (cosí li chiamano nella Svp) della causa tirolese. La grazia, dunque, per Steger, Forer e Oberleiter. Magari anche per i tedeschi Peter Kienesberger ed Erhard Hartung, quest'ultimo animatore a Norimberga di circoli «pangermanisti».
Cosí alla vigilia di un Natale con poca neve, si scongela la memoria di mezzo secolo fa. Racconti di un'altra epoca, sussurrati davanti alla stufa senza scomodare i revisionisti di professione. ሠun capitolo piú rimosso che metabolizzato, nella regione piú speciale d'Italia. Storia paradigmatica, tutta da rileggere.
Comincia il 20 settembre 1956: in mezzo alla campagna di Settequerce, la dinamite fa saltare un traliccio. Tre mesi piú tardi tocca alla ferrovia del Brennero. Spunta il Bas, Befreiungsauschuss Südtirol, il «fronte di liberazione» del Sud Tirolo: il commerciante Sepp Kerschbaumer miete consensi a favore dell'Austria e intanto salta la tomba del senatore Ettore Tolomei, che durante il fascismo aveva riscritto la toponomastica. Nel 1959, gli Schützen manifestano a Innsbruck: c'è la corona di spine in ferro battuto per il Tirolo diviso (corteo replicato nel 1984 sotto agli occhi di Pertini).

Esplode «la notte dei fuochi»

ሠormai rivolta da una parte e dall'altra del confine. Il terrorismo aggiusta la mira con la statua di Mussolini a Ponte Gardena, le caserme nella Val Venosta, i bar «italiani». E fra l'11 e il 12 luglio 1961 esplode la «notte dei fuochi»: 37 attentati contemporanei con Bolzano al buio. La Svp, di fatto, applaude. Fanfani ordina il coprifuoco. L'Alto Adige diventa una polveriera, dove si sperimenta in anticipo la strategia della tensione. Spuntano i neonazisti austriaci a fianco dei «fratelli», mentre il generale De Lorenzo comanda l'Arma alle prese con il terrorismo. Le bombe attirano anche neofascisti veneti, a fianco dei «bravi ragazzi della Valle Aurina». Dal 1964 si combatte senza esclusione di colpi: retate, centinaia di arrestati (che denunciano la tortura nelle caserme dei carabinieri) e agenti infiltrati; attentati, trame, stragi sfiorate, incontri segreti fino al «giallo» dell'agguato nella baita di Malga Saltusio. Soltanto dopo un lustro arriva il «pacchetto» - firmato da Moro e Waldheim e accettato a denti stretti dalla Svp - a chiudere il fronte tirolese. Per altri vent'anni, gli irriducibili della secessione proveranno a rinfocolare la rivolta. Fino al 30 ottobre 1988, il bilancio ufficiale contabilizza 361 attentati, 21 morti e 57 feriti. Per la magistratura, 17 sentenze passate in giudicato: 157 condanne per 103 sudtirolesi, 40 austriaci e 14 tedeschi.
E adesso si guarda al ministero di grazia e giustizia, chiamato a un gesto di clemenza per i vecchi ergastolani all'estero. A Innsbruck, uno è giá  morto: Heinrich Oberlechner (condannato due volte all'ergastolo piú ad altri 9 anni e 2 mesi per gli attentati). Era uno dei «bravi ragazzi» di Campo Tures. Insieme a Steger, Forer e Oberleiter ha collezionato agguati e attentati, fra cui la bomba telecomandata del 9 agosto 1964 ad Anterselva (6 carabinieri feriti) e l'omicidio dei finanzieri Salvatore Cabitta e Giuseppe D'Ignoti il 23 luglio 1966 a San Martino di Casies.

Un dossier altoatesino

Per i quattro, nel 2002 la grazia sembrava proprio a portata di... firma. Il presidente Ciampi avrebbe voluto annunciarla durante una visita ufficiale in Austria. Invece, le pressioni di Alleanza nazionale bloccarono il provvedimento esteso anche a Adolf Obexer e Luis Larch (condanne a meno di 20 anni) e a Karl Oberleitner e Josef Felderer. Nel dossier altoatesino al ministero ci sarebbero anche gli otto nazisti austriaci e tedeschi con il sogno della Grande Germania: per loro, ha invocato la grazia soltanto Eva Klotz.
Il club degli ergastolani si è rifatto una vita lontano dall'Heimat sudtirolese. Tutti latitanti per la giustizia italiana. Steger ha lavorato come macellaio a Starnberg in Baviera e poi ha traslocato a Telfs, in Tirolo, paese della moglie. Anche Forer ha seguito la consorte impegnata a gestire alberghi tirolesi. Oberlechner aveva preferito la Baviera, mentre l'italiano Oberleiter si era rifugiato a Hohenroth, sempre in Germania.
Tutti assenti a Kirchberg il 2 ottobre 1992, giorno dell'addio a Norbert Burger, vero burattinaio del terrorismo. Orazione funebre di Hartung: «Lieber Norbert, nessuno potrá  mai cancellare il tuo nome dalla storia dell'Austria e della Germania». Con tanto di sciabole delle confraternite studentesche di destra, cappelli piumati, medaglie di Schützen e Deutschland über alles per rimpianto delle camicie brune.
Hartung è protagonista (con Steger e Kienesberger) di un episodio senza limpide certezze. Festeggia con gli amici i 60 anni in un noto ristorante di Salisburgo, lo stesso dove fa il suo ingresso il ministro alla giustizia austriaco Bohmdorfer. In una saletta riservata, è convocato un vertice informale con i ministri di Slovacchia, Slovenia, Lichtenstein. C'è anche il ministro Castelli, il leghista che potrebbe controfirmare la grazia per i tre ergastolani. Hartung avrebbe trovato il modo di parlare al ministro, tanto da regalargli il libro di Sepp Mitterhofer Non ci restava altra strada. Castelli, peró, smentisce.
Il caso è tornato d'attualitá  con il governo Prodi, Napolitano al Quirinale e il ministro Mastella. La diplomazia della Volkspartei non molla. Rinnova da dieci anni un memorandum che si concentra sui «bravi ragazzi». Siegfried Brugger li definisce i «nostri quattro», quelli per cui la Svp invoca clemenza. L'indulto non poteva produrre effetti. Dunque, amnistia o grazia. La prima per l'intera stagione del terrorismo: «Quello sudtirolese, ma anche quello nero e rosso. Eccetto i reati di strage, siamo convinti che oggi la democrazia italiana sia abbastanza solida e forte da poter mettere la parola fine a un periodo lungo ma che ormai appartiene al passato. Ma oggi come oggi, l'unica strada percorribile davvero è quella del provvedimento ad personam».
Dunque, la grazia. Giá  richiesta da amici, familiari e simpatizzanti. Cosí Durnwalder prepara una nuova lettera al presidente della Repubblica. In primavera, Napolitano va a Vienna dal presidente Fischer, vecchio amico dell'Internazionale socialista. Sará  il momento giusto?

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori