News per Miccia corta

31 - 12 - 2006

Una bomba dell` Eta esplode a Madrid

(il manifesto, 31 dicembre 2006)

 


Alberto D'Argenzio
Nove mesi dopo l'inizio della tregua, un anno dopo l'ultima esplosione di un ordigno, tre anni dopo l'ultimo attentato omicida; l'Eta, ieri mattina, ha quasi riazzerato l'orologio della speranza di pace nei Paesi Baschi ed in tutta la Spagna.
Alle
nove un furgoncino Renault Traffic di color granata, infarcito di un potente esplosivo e parcheggiato nel settore D del parcheggio del nuovo Terminal 4 dell'aeroporto madrileño di Barajas, è esploso facendo collassare quattro piani del parcheggio. Tre telefonate ad annunciare l'esplosione, la classica trafila per evitare vittime, non sono serviti a nulla: due ecuadoriani risultano dispersi. Diego, di 19 anni, schiacciava un pisolino nella sua auto posteggiata nel parking mentre la fidanzata aspettava degli amici in arrivo. Non si sa nulla anche di Carlos Alonso Palate. Oltre a loro, si contano cinque feriti lievi, tra cui due pompieri, e altre 21 persone sono state visitate per problemi ai timpani e per crisi di panico. «Non ci sono dubbi, è l'Eta», afferma tristemente Alfredo Perez Rubalcaba, ministro degli interni.
L'attentato cade come una doccia gelida sul premier Zapatero. Alle sei e mezza del pomeriggio - volto tirato e serissimo - compare di fronte ai giornalisti nel Palazzo del governo: «Ho dato ordini di sospendere tutte le iniziative per sviluppare il dialogo» con Eta. Appena 24 ore prima lo stesso Zapatero aveva dato prova di ottimismo, affermando che le cose «andavano meglio di un anno fa, e che l'anno prossimo andranno meglio di quest'anno».
Sono bastate poche ore per ridimensionare gli entusiasmi. La delusione è enorme. «Oggi Eta - afferma il capo del governo - ha preso una strada che non porta da nessuna parte. Oggi i terroristi hanno fatto il passo piú inutile e piú sbagliato che potessero fare. (..) L'attentato di oggi è assolutamente incompatibile con la tregua dichiarata nove mesi fa dall'Eta, con la violenza non c'è dialogo, nessun tipo di dialogo». Da settimane il processo di pace è in stallo, ora è appeso a un filo sottile, ma Zapatero, ieri, ha comunque avuto la forza di non tagliarlo: ha «sospeso» e non «rotto» il processo di pace. Differenza enorme.
Anche Arnald Otegi, leader della fuori legge Batasuna, il braccio politico dell'Eta, ha affermato che «il processo di risoluzione del conflitto non si rompe», visto che è «l'unica alternativa ragionevole, democratica ed efficace perché cambi lo scenario nel paese». Otegi ha espresso la sua solidarietá  alle vittime, ma non ha colto l'occasione per condannare l'attentato, cosa che avrebbe facilitato assai le legalizzazione del suo partito. ሠda settimane che lo stesso Otegi accusa il governo per lo stallo del processo di pace, lo rimprovera di non compiere gesti, di non legalizzare Batasuna e di non spostare i prigionieri dell'Eta nelle carceri dei Paesi Baschi. In questa logica, che è quella dell'Eta, l'attentato di ieri è la risposta alla mancanza di gesti da parte di Madrid.
Per la destra del Partido popular, l'attentato è invece la riprova che con il terrorismo basco non si puó dialogare (si poteva peró nel 1999 quando ci provava Aznar), e che con Eta funziona solo la via della repressione poliziale. «Il governo ha il dovere di cambiare la politica antiterrorista - afferma il Presidente del Pp Mariano Rajoy - gli chiedo di sopprimere qualsiasi contatto con Eta, qualsiasi negoziato con i terroristi e chiedo il ritorno alla fermezza ed allo Stato di diritto». In quest'ottica, l'attentato dá  ragione a chi, come il Pp, crede nello scontro con il radicalismo basco.
La linea della destra peró, per ora, non passa, e non passa nemmeno quella di Otegi. La Spagna torna a prima del 22 marzo, a prima di quel mercoledí in cui Eta annunciava «la tregua unilaterale». Il governo non taglia tutti i ponti del dialogo ma riparte da zero. Dovrá  ora valutare nuovamente se il gruppo terrorista vuole continuare a scommettere sui negoziati, e solo allora riannodare eventualmente i fili dei contatti. Il tutto ha un ostacolo a medio periodo: le elezioni amministrative di fine maggio.
Per quella data Madrid dovrá  decidere se legalizzare o meno Batasuna, una grana ingigantitasi con l'attentato di ieri. L'esplosione lascia infatti Zapatero ancora piú nudo di fronte alle pressioni della sinistra abertzale di Otegi e della destra spagnola di Rajoy, che potrebbe uscire rafforzata dalle urne.

 

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