News per Miccia corta

12 - 12 - 2006

La presentazione del libro ``Una vita in Prima Linea`` a Milano

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TERRORISMO: SEGIO, LOTTA ARMATA FU SCELTA GRAVEMENTE SBAGLIATA =

(AGI) - Milano, 11 dic. - L'idea della lotta armata fu minoritaria nell'esperienza di Lotta Continua? Per il giornalista televisivo Gad Lerner lo fu, "una minoranza esulto' per l'omicidio Calabresi e cosi' accadeva quando i dirigenti venivano colpiti"; per Sergio Segio, che di Lotta Continua fu uno dei militanti di spicco, "e' vero che fu una minoranza a prendere le armi, ma la cultura della violenza politica era maggioritaria, anche se la scelta delle armi fu gravemente sbagliata". E' questa una delle diverse prospettive storiche emerse durante la presentazione, alla Triennale di Milano, del libro "Una vita in prima linea", scritto da Sergio Segio.

All'incontro hanno partecipato, oltre a Gad Lerner e all'autore, anche il sociologo Aldo Bonomi e Franco Corleone.

"Quella storia - ha detto Segio - non e' conclusa, si e' consegnato tutto ai tribunali e alle carceri, ma manca una vera riflessione su quegli anni e, in particolare, sulle ragioni che portarono all'inizio della armata e su come comincio' quella lotta". Sottolinea l'ex militante di Lotta Continua, che ha scontato 22 anni di pena, che "la scelta delle armi fu gravemente sbagliata ma, fatti salvi torti e ragioni, e il fatto che le scelte sono soggettive, c'e' un contesto che non e' stato ancora adeguatamente raccontato". Un contesto criticato da Lerner quando porta Segio a dedicare il libro ai "compagni buoni e leali che hanno lottato, con errori spesso gravi, ma anche con generosita' e coraggio, per un mondo migliore": "e' una dedica che mi turba - osserva Lerner - non me la sento di definire compagni buoni e leali queste persone".

Il giornalista televisivo ricorda poi come in quegli anni fu critico verso chi prese le armi e questo lo fece considerare da molti come "un coniglio piccolo borghese che flirtava con la lotta armata". Una delle eredita' piu' spiacevoli che quell'epoca storica ha lasciato e', secondo Segio, "l'ostracismo perenne a cui siamo consegnati noi protagonisti di quella stagione tanto che quando prendiamo la parola per dire 'mai piu' con i fucili', veniamo invitati a stare zitti".

Il libro di Segio, nel quale accanto alla sua vicenda personale vengono raccontati eventi come l'omicidio Calabresi, il sequestro Moro e la strage di Piazza Fontana e' pero', nelle intenzioni dell'autore, piu' che un testo che vuole riaccendere antiche polemiche, "un viaggio di conciliazione che spero - conclude Segio, oggi attivo nel volontariato sui problemi del carcere e delle droghe - sia utile e non venga giudicato ma soprattutto fornisca un contributo di testimonianza su come e' cominciata la lotta armata, senza alcuna ansia di giustificazionismo". (AGI) Cli/Fpg 112027 DIC 06

 

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TERRORISMO: SEGIO, NO A ERGASTOLO BIANCO PER EX LOTTA ARMATA =

Milano, 11 dic. (Adnkronos) - Per gli ex terroristi rossi 'si vorrebbe la pena del taglione, ma non si ha il coraggio di chiederla apertamente e allora si ricorre all'ergastolo bianco'. Cosi' l'ex militante di Prima Linea Sergio Segio, presentando questa sera a Milano il suo libro 'Una vita in Prima linea', ha rigettato gli inviti al silenzio, che, ha asserito, vengono spesso formulati nei confronti degli 'ex militanti della Lotta Armata, preferibilmente dissociati e preferibilmente di sinistra. Anche se prendiamo la parola per dire 'mai piu' con il fucile' veniamo invitati a stare zitti'.

Molti ex terroristi rossi, ha proseguito Segio, 'sono costretti a nascondersi per non perdere il lavoro', sottoposti, ha sostenuto, 'ad un linciaggio mediatico estremamente violento'. Secondo Segio, invitando continuamente al silenzio gli ex terroristi rossi, si sarebbero 'smarrite le proporzioni e il senso della storia. Certo che, dette da me, queste cose possono urtare e lo capisco'.

Dibattendo con Gad Lerner, che rimase in Lotta Continua senza seguire la deriva armata di alcuni ex compagni, Segio ha osservato che 'alla fine noi siamo consegnati al senso comune come il male per eccellenza di questo paese, come se a un certo punto migliaia di persone assetate di sangue abbiano iniziato a sparare'. (segue)

 

 

 

TERRORISMO: SEGIO, NO A ERGASTOLO BIANCO PER EX LOTTA ARMATA (2) =

(Adnkronos) - Segio ha spiegato di aver scritto il libro, 'senza alcuna ansia giustificazionista, per raccontare come e' iniziata la storia delle armi'. Secondo l'ex di Prima Linea e' una 'interpretazione volgare' spiegare il fenomeno del terrorismo in chiave psicopatologica come hanno fatto alcuni commentatori. 'Sono stato impietoso con me stesso nel riconoscere i nostri errori -ha concluso- ma se non si fanno i conti con quella cultura non si esce dal Novecento'.

 

  

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TERRORISMO: SERGIO SEGIO, CONTESTUALIZZARE LOTTA ARMATA

(ANSA) - MILANO, 11 DIC - Non cerca giustificazioni o auto-assoluzioni, capisce che la sua posizione 'puo' sembrare molto urtante a tanti', non nega le proprie responsabilita', ma osserva che, quando si parla di terrorismo, 'e' necessario contestualizzare i fatti e usare molto equilibrio'. Lo ha detto, a Milano, l'ex terrorista, Sergio Segio, presentando il suo ultimo libro, 'Una vita in Prima Linea'.

Del volume, edito dalla Rizzoli, si e' parlato in un incontro alla Triennale al quale hanno preso parte il giornalista Gad Lerner, il sociologo Aldo Bonomi e l'ex sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone.

Segio, uno dei fondatori dell'organizzazione terroristica 'Prima Linea' a cui arrivo' passando per Lotta Continua, in un lungo percorso che comprende anche 22 anni di carcere e' giunto all'approdo della non-violenza ed e' impegnato nel volontariato.

'Ho scritto questo libro - ha detto - per una volonta' di testimonianza anche rispetto al fatto che si parla troppo spesso solo delle Brigate Rosse. Ho ricevuto critiche da destra e da sinistra, ma soprattutto ho rilevato una volonta' di ridurre al silenzio, in modo anche 'violento', chiunque abbia preso parte attiva al periodo della lotta armata'. 'Comprendo perfettamente - ha aggiunto - che se lo dico io, posso urtare, ma credo sia importante osservare che la logica delle armi nacque in un contesto fra piazza Fontana e il golpe di Pinochet e non si puo' ridurlo a un fenomeno psicopatologico'. (ANSA).

 

 

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