News per Miccia corta

30 - 11 - 2006

``Non fu carestia, ma genocidio`` L'Ucraina riscrive gli anni di Stalin

(La Repubblica, GIOVEDáŒ, 30 NOVEMBRE 2006, Pagina 25 – Esteri)

 

 

 

In appena due anni morirono di stenti tra i 4 e i 7 milioni e mezzo di persone 

 

La gente si ammazzava per un pezzo di pane, ma l'export di grano fu fatto continuare a forza 

 

 

 

 MOSCA - La lettera, inedita, è del 1933. La polizia segreta sovietica sequestrava sistematicamente la posta indirizzata ai militari che avevano famiglia in Ucraina o nelle regioni russe colpite dalla spaventosa carestia degli anni Trenta. Solo qualche giorno fa il Cremlino ha aperto agli storici l'archivio rimasto off limits per 73 anni. Sono documenti sconvolgenti.

 

Ludmila Kostenko di Rostov sul Don scrive al fratello che presta servizio nell'Armata Rossa, unitá  di stanza del villaggio di Starominskaja: "Fra un po' anche noi diventeremo gonfi per la fame. Peró le notizie dicono giá  che gli uomini cominciano a mangiare gli uomini. Il 18 mattina andavo a cercare il pane. Ho visto la gente correre terrorizzata, scappava da via Nikolaievskaja, gridavano che lí erano state trovate ossa umane, le avevano spolpate della carne. Ho visto arrivare pattuglie coi cani per disperdere la folla. Non so cosa sia successo, poi. Ma ieri sera, al bazar è stata arrestata una donna che vendeva salame con ripieno di carne umana. L'ho visto io stessa, la carne era un po' giallastra, sembrava buona. Il gusto non lo so".

 

Altra lettera. Stesso anno. La scrive da Armavir il fratello di un militare che sta in servizio a Rostov: «Qui sono stati arrestati tredici uomini. Accoltellavano la gente, la sbranavano e ne commerciavano la carne». Aggiunge, forse suggestionato dalla propaganda: "Sono sicuramente kulaki che avrebbero confessato: l'abbiamo fatto per creare il malcontento contro i soviet, per provare che nel Paese sta regnando la fame. Hai capito che pazzia?".

 

No, non poté capire il fratello. Perché non lesse mai la lettera bloccata dagli spioni della Gpu e dell'Nkvd. Morirono di fame tra i 4 e i 7,5 milioni di persone, per colpa della collettivizzazione forzata voluta da Stalin ed eseguita crudelmente dalle autoritá  locali. In Ucraina esiste una parola per definire quello che accadde: Holodomor. Vuol dire "infliggere la morte attraverso la fame". Da ieri, in Ucraina, l'Holodomor è diventata legge, sottoscritta dal presidente Viktor Yushenko, giá  approvata martedí dal Parlamento di Kiev: la Rada Suprema.

 

In rispetto della memoria, si legge nel testo: fu "genocidio del popolo ucraino", per definire che quella carestia fu provocata. Da Stalin. Dai soviet. Che le campagne furono saccheggiate dai camion dei reparti speciali prodrazverstka, ossia del "sequestro". Ancor oggi, nei manuali di storia russi, se ne accenna di sfuggita. Quell'orrore è meglio dimenticarlo.

 

Sulle fiancate dei camion saccheggiatori campeggiavano slogan per inculcare nella gente la demonizzazione dei kulaki, i coltivatori diretti privati, una classe sociale da liquidare: "Invece del pane dei kulaki/il pane socialista". Successe che il pane tolto ai contadini finiva nelle esportazioni di Stato: «Basta ricordare qualche cifra: nel 1933 l'export del grano e del frumento fu di 18 milioni di quintali», spiega lo storico russo Viktor Kondrascin, titolare della cattedra di Storia all'universitá  di Penza (vicino agli Urali), «si sarebbe potuto sfamare ben 6,9 milioni di persone, all'incirca quanti perirono nella disastrosa carestia».

 

Non solo. Esisteva in Urss una sorta di "riserva intoccabile", per le emergenze. Era pari a 18,2 milioni di quintali: Stalin non volle che se ne toccasse un solo grammo. A lui importava che le esportazioni continuassero regolarmente: smettere di vendere all'estero avrebbe significato riconoscere il fallimento della collettivizzazione».

 

Come ha reagito Mosca, dopo lo "strappo" di Kiev? Tre giovani sconosciuti dell'Unione giovanile euroasiatica hanno lanciato ieri sera petardi contro l'ambasciata ucraina. Ma l'influente politologo Gleb Pavloski, presidente della Fondazione di economia efficiente che preparó la campagna elettorale di Putin è assai piú pacato: «E' normale che l'Ucraina abbia voluto rivalutare il suo passato, i momenti piú tragici, come la forzata collettivizzazione staliniana degli anni Trenta che peró non ha colpito soltanto le campagne ucraine ma anche quelle russe e kazake, purtroppo non in misura minore». In veritá , la proposta di legge è stata spinta dai nazionalisti di Nostra Ucraina per colpevolizzare Mosca, e il presidente Yushenko ha cavalcato questo popolare cavallo di battaglia, appoggiato dagli ex alleati della Rivoluzione arancione. Contro, i comunisti («la colpa era della siccitá ») e Yanukovich, il primo ministro: per loro c'era il rischio di deteriorare il tiepido rapporto politico con la Russia.

 

Si è scelto cosí un compromesso: dalla definizione originale "genocidio della nazione ucraina", la "nazione" è sparita, scambiata con «popolo». E chi negherá  il genocidio, pagherá  una sanzione. Lo vuole Yushenko. 

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