News per Miccia corta

21 - 11 - 2006

Chi ha paura degli anni Settanta

(il manifesto, 21 novembre 2006)

 

 

Gabriele Polo

 

┬źDegli anni Settanta si ricorda solo la violenza. Perch├ę non ci fu altro┬╗. Cos├ş Pierluigi Battista, sul ┬źCorriere della sera┬╗ di ieri, rilancia il luogo comune del decennio di piombo, contrapponendolo a quello successivo, gli anni '80, che invece ┬źliberarono l'Italia dall'epoca degli agguati┬╗. E poi gi├║ una serie di banalit├í┬á e di false storie, condite dal ┬źdeserto dell'immaginazione e della creativit├í┬á┬╗ che avremmo conosciuto nei '70.

 

Ognuno ha la sua memoria, quella di Battista accompagna le tante e prevalenti che ricostruiscono la storia a uso e consumo del presente. Perch├ę se la democrazia deve essere ridotta a parentesi elettorale tra lunghi silenzi rotti solo da brusii televisivi, perch├ę se il cittadino si traduce in consumatore, allora quegli anni diventano fastidiosi ben al di l├í┬á delle loro tragedie di sangue, che rimangono - appunto - un prodotto da far consumare ai contemporanei.

 

Tanto peggio, allora, per lo statuto dei lavoratori e i consigli di fabbrica, per la riforma sanitaria e le leggi su divorzio e aborto, per le ┬źutopie┬╗ partecipative, per le piazze in cui storie e classi diverse si incontravano e mescolavano, per il femminismo e l'ambientalismo che in quegli anni conoscevano una nuova vita. E tanto peggio per il Volponi di ┬źCorporale┬╗, il Balestrini di ┬źVogliamo tutto┬╗, per Pasolini che si muoveva tra scrittura e cinema. Per ┬źUltimo tango a Parigi┬╗ di Bertolucci, ┬źZabriskie point┬╗ di Antonioni e persino per Nanni Moretti che debuttava con ┬źIo sono un autarchico┬╗. Via tutto, dalle conquiste civili e sociali alla produzione culturale: tutto cancellato dal sangue e dalla P38.

 

Ma non ├Ę tanto una rimozione o l'ultima puntata del revisionismo cui il ┬źCorriere┬╗ ci ha abituato. E' una ┬źricostruzione┬╗ che parla al presente, ├Ę l'asserzione di un modello politico e culturale che non casualmente enfatizza gli anni Ottanta: il silenzio che sostituisce la parola. Se degli anni Settanta non vogliono ricordare altro che la violenza ├Ę perch├ę ┬źl'altro┬╗ ├Ę stato cancellato, soppresso, ucciso. Dal sangue e dalle parole. Quelle che oggi ci chiedono di starcene chiusi in casa, per non disturbare chi ci racconta la storia e ci gestisce la vita.

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