News per Miccia corta

18 - 11 - 2006

E Agnese, figlia di Aldo Moro stringe la mano al br Franceschini

(La Repubblica, SABATO, 18 NOVEMBRE 2006, Pagina 27 – Cronaca)

 

 

  Incontro a Latina. "Mio padre fu delegittimato dallo Stato durante la prigionia, proprio come fa la mafia" 

  

 

SILVANA MAZZOCCHI

 

 LATINA - Faccia a faccia tra Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate rosse, e Alberto Franceschini, tra i fondatori della stella a cinque punte che firmó la strage di via Fani. Sono trascorsi quasi 30 anni da quella tragedia e loro si stringono addirittura la mano. Agnese Moro si rivolge all'ex brigatista chiamandolo "dottor Franceschini" e lui concorda con il duro giudizio che lei dá  dell'assassinio di suo padre: quel 9 maggio 1978 venne ucciso l'uomo, ma soprattutto venne cancellata la sua politica.

 Nell'Aula Magna dell'Universitá  la Sapienza si svolge il primo appuntamento del progetto "Obolon", che porterá  nel febbraio prossimo a uno spettacolo teatrale sui "misteri del caso Moro". E Agnese torna indietro nel tempo. Ascolta le parole di Sergio Flamigni, l'ex senatore che tanti libri ha dedicato ai buchi neri di quella stagione di piombo e accusa chi, in quei terribili 55 della sua prigionia, non volle trattare per liberarlo.

 Attacca la Dc di allora, ma anche l'intero arco del fronte della fermezza e «quella dirigenza politica che, almeno in parte, credeva davvero di fare gli interessi delle istituzioni». Non fa sconti Agnese: «Mio padre venne lapidato; si disse che le lettere che scriveva non erano sue, fu isolato e gli dettero del matto. Ci vorrebbe il coraggio di riconoscerlo, venne lasciato nella sua solitudine». Alza il tiro Agnese Moro: «Anche la mafia fa cosí; ti discredita, ti delegittima e poi...», e quindi sfuma: «Non voglio certo dire che siano due cose uguali, ma le modalitá  sí».

 Due anni fa Agnese Moro aveva dedicato al padre un libro "intimo" dal titolo "Un uomo cosí". «Quando venivamo al mare a Terracina - ricorda - lui scendeva in spiaggia con giacca e cravatta, aveva le sue abitudini. Ci pensavamo sempre in quei giorni. Stavamo a casa, avevamo paura che venisse ucciso, ma soprattutto pensavamo alla sua solitudine a come potesse vivere prigioniero».

 Perché fu ucciso Aldo Moro? Quante volte si è cercata la veritá , attraverso cinque processi e due commissioni d'inchiesta? «E' come se fosse stato giudicato da tante giurie» dice la figlia a conferma dell'ombra che ancora copre la completa ricostruzione dei fatti, «ed è impossibile capire quella vicenda senza comprendere in pieno chi fosse realmente mio padre e perché le Br uccisero proprio i piú buoni e i piú onesti come Moro, come Vittorio Bachelet, come Ruffilli».

Quanto al perché Moro venne ucciso, Franceschini non ha dubbi: «Fuori i brigatisti parlavano di voler fare il processo alla Dc, tramite Moro. Ma l'obiettivo vero era la sua politica. Nel 1978 per la prima volta il Pci aveva invertito la tendenza... e Moro, con le sue lettere, continuava a combattere la sua battaglia politica». Misteri e ombre. «Ho studiato gli atti di tutti i processi e delle commissioni parlamentari», conclude Gianfranco Loffarelli, l'autore di "Se ci fosse luce", lo spettacolo teatrale in programma nell'ambito del progetto "Obolon", «e mi sono fatto una convinzione: le Brigate rosse erano autentiche, ma vennero strumentalizzate dai servizi segreti di almeno quattro paesi». 

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