News per Miccia corta

01 - 11 - 2006

Piazza Loggia, chiusa l`inchiesta

(il manifesto, 1 novembre 2006)

 

Manuela Cartosio


Settecentomila pagine, digitalizzate su una memoria da 40 giga, depositate qualche giorno dalla procura della Repubblica di Brescia. L'atto sancisce la chiusura dell'inchiesta - la terza - per la strage di Piazza Loggia: 28 maggio 1974, una bomba nel cuore di una manifestazione antifascista e sindacale, 8 morti e 104 feriti. Le difese hanno 40 giorni per tentare qualche altra mossa dilatoria. Spirato il termine, la procura chiederá  il rinvio a giudizio per otto accusati. Tre per strage: Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Maurizio Tramonte. Cinque per favoreggiamento. Tra questi, l'avvocato Gaetano Pecorella, ex difensore del «giappponese» Zorzi, presidente della Commissione giustizia del senato con la casacca di Forza Italia all'epoca del favoreggiamento di cui dovrá  rispondere.
I nomi degli ordinovisti veneti Maggi e Zorzi segnalano i numerosi rimandi tra l'inchiesta di Piazza Loggia e il processo di Piazza Fontana. Finito, come si sa, con un'assoluzione plenaria, dopo gli ergastoli inflitti in primo grado. Dunque, la meritoria chiusura dell'inchiesta non equivale alla certezza che la strage bresciana non resterá  impunita. Anche in questo caso, i perni dell'accusa sono due collaboratori di giustizia. Uno, Carlo Digilio, giá  malato nel corso del dibattimento per Piazza Fontana, è morto l'anno scorso, proprio il 12 dicembre (singolare coincidenza). Maurizio Tramonte era (è?) un'ambigua pedina dei servizi segreti, ha giá  ritrattato una volta e potrebbe esibirsi in qualche giravolta nel processo bresciano. L'etá  avanzata e le pessime condizioni di salute mettono il dottor Maggi al riparo dal carcere, in caso di condanna. Quanto a Zorzi, il Giappone non lo estraderá  mai. La consapevolezza che nessuno «pagherá » per Piazza Loggia deve aver accompagnato l'annosa fatica dei due sostituti procuratori (Roberto Di Martino e Francesca Piantoni) titolari dell'inchiesta. Hanno lavorato comunque, per rendere giustizia alle vittimi, ai loro familiati, alla cittá  di Brascia.
Per chiudere l'inchiesta sono state necessarie ben quattro proroghe dei termini delle indagini, concesse con voto bipartisan dal parlamento. «E' il segno che si è capito che il processo per la strage di piazza Loggia non è solo nell'interesse di Brescia, ma dell'intero paese», commenta il procuratore capo Giancarlo Tarquini. L'ultimo ostacolo da superare è stata la richiesta di avocazione da parte della difesa di Zorzi, respinta dalla procura generale. Tarquini ieri ha tenuto a precisare che il ministero della giustizia non ha dato «un solo euro» per la digitalizzazione dell'immane mole di carte. Le spese sono state coperte dal Comune, dalla Provincia di Brescia e dalla Regione Lombardia.
Il favoreggiamento contestato a Pecorella riguarda il memoriale spedito nel 2002 alla procura di Brescia da Martino Siciliano, teste «ballerino» nel processo di Piazza Fontana, per scagionare il camerata d'antan Zorzi dalla bomba di Piazza Loggia. Da intercettazioni disposte dalla procura di Brescia era risultato che, a detta di Siciliano, il memoriale era stato scritto dietro compenso e che i difensori di Zorzi avevano avuto parte attiva nel mercimonio.
La chiusura dell'inchiesta è un fatto positivo, commenta Manlio Milani, presidente dell'Associazione familiari delle vittime di Piazza Loggia, «ora aspettimo le prove».

 

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