News per Miccia corta

31 - 10 - 2006

Il silenzio dei comunisti una riflessione sulla sinistra a Sesto dal 7

(La Repubblica, MARTEDáŒ, 31 OTTOBRE 2006, Pagina I – Milano)

Quei comunisti con poca ideologia e molta pratica 

Miriam Mafai racconta la sua storia nel Pci e come questa è diventata uno spettacolo 

MIRIAM MAFAI

  Mi aveva molto colpito, a suo tempo, una "noterella" di Vittorio Foa, datata 1995, compresa in un libro che raccoglieva pensieri, pagine di diario. «Sono ossessionato- scriveva Foa- da domande difficili sul silenzio degli ex. Questi sono molti...Ma penso adesso al silenzio degli ex comunisti. Alla metá  degli anni Ottanta, tra iscritti, simpatizzanti ed elettori i comunisti italiani erano milioni e milioni. Dove sono finiti? Sarebbe importante sapere qualcosa sulle loro scelte, come le vedevano allora e come le vedono adesso...». Sono stata comunista anch'io, dall'etá  di 17 anni. E avevo segnato a margine quelle righe. Ma non immaginavo che, dopo alcuni anni, quella noterella si sarebbe trasformata, prima in una precisa richiesta di Vittorio, poi in un libro e, alla fine in uno spettacolo di Luca Ronconi, Il silenzio dei comunisti, che sará  ospite del Piccolo. Conosco Vittorio Foa da tempo immemorabile e quindi non mi sono certo sorpresa quando, un giorno di qualche anno fa, mi raggiunse una sua telefonata. Con la quale mi proponeva una intervista. Io immaginai, naturalmente, la cosa piú banale. Che avesse qualcosa da dire sulla situazione politica e volesse dirla su Repubblica, che chiedesse insomma di essere intervistato. No, era lui che mi chiedeva di farmi intervistare. Da lui. Mi voleva intervistare esattamente sull'argomento proposto da quella "noterella" che tempo prima avevo segnato a margine. Sul silenzio dei comunisti. Mi disse anche che intendeva coinvolgere in questo colloquio un altro comunista, Alfredo Reichlin. Fu cosí che una sera ci incontrammo tutti e tre a casa sua. Cenammo con lui e con Sesa, e alla fine decidemmo che la cosa migliore fosse adottare la formula di uno scambio di lettere. Cosí Vittorio ci scrisse una prima lettera alla quale noi due , Reichlin ed io rispondemmo. Foa replicó con una seconda lettera alla quale noi rispondemmo ancora. E questa è rimasta la struttura del libro. Ognuno di noi è uscito dal silenzio. Ha raccontato la sua storia. I suoi dubbi. La sua vita. I perché delle sue scelte. Io ho incontrato il partito comunista a diciassette anni, quando mi sembró (ed era vero) che il Pci fosse quello piú impegnato nella battaglia contro il fascismo e, poi, contro l'occupazione tedesca del nostro paese. Per molti anni, fino al 1956, sono stata un funzionario del Pci. Un funzionario disciplinato, come altre migliaia di giovani, convinti di dover fare qualcosa a favore dei ceti piú diseredati, quei contadini, quegli operai, quelle donne che vivevano allora in condizioni di analfabetismo e miseria che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Subito dopo la sconfitta elettorale del 18 Aprile, venni mandata in Abruzzo. Quella esperienza mi ha segnato profondamente. Ho vissuto qualche anno all'Aquila, poi ad Avezzano, dove conducemmo (e vincemmo) una dura battaglia per la Riforma Agraria contro il principe Torlonia. Poi, nel 1951, venni mandata a Pescara dove ho fatto l'assessore fino al 1956. La cittá  era semidistrutta dalla guerra, io mi occupavo di assistenza. Nella mia memoria Pescara non è la piacevole cittá  commerciale di oggi, con la sua Universitá  e il suo disteso lungomare, ma la miseria e la disperazione degli sfollati che dalla fine della guerra, vivevano ancora in una vecchia caserma, la Caserma Cocco. Lí decine di famiglie vivevano tutte insieme separate l'una dall'altra da un asse e un lenzuolo, con i bambini che correvano nei corridoi da una famiglia all'altra. E d'inverno si ammalavano tutti. Tutti avevano bisogno di qualche aiuto. Non era facile essere assessore in quella cittá  e in quegli anni. Richiedeva una grande capacitá  di lavoro e di ascolto, molta attenzione, molta pazienza. Nel frattempo cercavo di leggere, di studiare ma erano tempi molto duri. Anche la mia vita privata era molto dura: vivevo con mio marito e due figli piccoli nelle condizioni in cui vivevano molti allora a Pescara, in una casa semidiroccata nella quale nemmeno l'acqua era garantita tutto il giorno. Per questo quando Vittorio Foa mi ha chiesto di scrivere qualcosa su il "silenzio dei comunisti" io mi sono naturalmente rivolta a quella che ero io in quegli anni e alla mia esperienza di allora. Poca ideologia e molta pratica. Anche se, certo, abbiamo anche creduto che da una parte (dalla nostra) ci fossero le forze di pace e dall'altra le forze di guerra, perché pensavamo che stando da quella parte potevamo evitare lo scoppio della bomba atomica e di una nuova guerra mondiale, perché pensavamo che solo il socialismo potesse offrire una via d'uscita al sottosviluppo di quello che allora chiamavamo Terzo Mondo (e che oggi si chiamano le Trigri Asiatiche). Ora tutto questo è finito, non esiste piú, fa parte della nostra storia e della nostra memoria. Ora tutto questo sta nel nostro libro che è diventato anche un testo per il teatro. Intitolato anche questo Il silenzio dei comunisti. Reichlin ed io ci siamo affidati totalmente a Ronconi, di cui da tempo conoscevamo ed apprezzavamo il lavoro. Ho visto piú volte lo spettacolo. Molti mi hanno chiesto se mi sono riconosciuta nell'interpretazione di Maria Paiato. Sotto la direzione di Ronconi la Paiato, una grande attrice, ha colto perfettamente quel tratto piú emotivo e popolare che non è forse il dato fondamentale della mia personalitá  , ma che è stato il carattere fondamentale della mia militanza. Persino l'ambientazione mi ha ricordato qualcosa di quel tempo: la stanza in cui Maria si muove è un pezzo della mia casa di Pescara, quella in cui bisognava alzarsi di notte per fare la provvista d'acqua, mentre i bambini dormivano. Un mondo che non c'è piú. Ma che spiega anche perché fummo in tanti, allora, a essere comunisti. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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