News per Miccia corta

21 - 10 - 2006

Parla la donna del caso Primavalle: pronta a andare dai giudici

(La Repubblica, 21 ottobre 2006, Pagina 30 - Cronaca)

 

 

Solange Manfredi intervistó l'ex di PotOp per un libro, ma decise di portare i nastri alla famiglia delle vittime

"Ingannai Grillo, aiuto i Mattei" 

"Era giusto che i familiari delle vittime della strage sapessero"

"La trappola? Fu lui a chiedermi di aiutarlo, i servizi segreti non c'entrano nulla" MARCO ANSALDO

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VITERBO - «Sí, è vero: ho ingannato Manlio Grillo, l'ex brigatista condannato per il delitto di Primavalle. Fin dalla prima ora di registrazione fatta assieme a lui per scrivere il suo libro sapevo che sarei andata dal magistrato. Quelle dichiarazioni risultavano, sotto il profilo penale, troppo rilevanti. Ma l'ho fatto per rispetto della famiglia Mattei, i cui due figli morirono nel rogo. Era giusto che loro sapessero, e che qualche lembo di veritá  su tanti altri misteri italiani venisse a galla». Ha un nome e un cognome la misteriosa donna che ha gettato nuova luce sul caso Primavalle. Solange Manfredi, 37 anni, originaria di una famiglia della Torino bene, oggi è assistente legale presso uno studio di Viterbo. Ha vissuto due anni, dal 2003 al 2005, in Nicaragua, dove si era spostata per seguire un'attivitá  imprenditoriale. E fu proprio negli ultimi giorni prima di rientrare in Italia che le arrivó la proposta dell'ex esponente di Potere operaio di aiutarlo a stendere il memoriale. Alta, occhi verdi, Repubblica l'ha incontrata in un caffè del centro. Solange Manfredi, ora Grillo dice che lei ha carpito la sua buona fede. E cosí? «Non nel senso che intende lui. Ma le cose emerse nei nastri non potevano finire solo in un libro. Si trattava di questioni troppo gravi». Quando ha capito di dover decidere altrimenti? «Da subito. Fin dalla prima ora di registrazione mi sono accorta che le affermazioni fatte avevano una tale rilevanza da non poter essere sottaciute, e che non potevo farmi co-autrice di un'operazione che non condividevo». Perché? «Perché non volevo essere complice di una persona che ancora una volta, tacendo la veritá , traeva profitto da una tragedia come quella della famiglia Mattei». E cosí che cosa ha fatto? «Ho lasciato il registratore sempre acceso, anche quando Manlio mi chiedeva di spegnerlo». Grillo se ne accorgeva? «Qualche volta gli nasceva un sospetto, e allora manovravo i tasti. E poi cercavo di farlo parlare delle cose meno chiare, tornavo sui punti irrisolti, gli chiedevo nomi e cognomi delle persone coinvolte, le operazioni, le modalitá ». E lui? «Spesso rispondeva davanti al registratore, nell'ufficio del ristorante "La casa del pomodoro" dove ci riunivamo. Altre volte si confidava altrove. In questo caso ho allora riportato tutto nella mia testimonianza, affiancata alla trascrizione dei nastri». C'è chi dice che è stata una trappola. «La trappola c'è stata nel senso che fu Grillo a chiedermi di aiutarlo a stendere il testo». E perché ha scelto proprio lei? «Ha avuto fiducia in me, dopo avermi conosciuto per due anni. Io non ho mai avuto niente a che fare con l'ambiente degli anni di piombo, né ne ho saputo mai molto. La mia indifferenza di fronte al fatto di trovarmi davanti a un ex terrorista deve averlo colpito». L'ex capo delle Br, Alberto Franceschini, parla di un'operazione fatta dai servizi segreti. «Non è cosí, perché io non appartengo ai servizi segreti». na volta rientrata in Italia, che cosa fece? «Contattai l'avvocato Carlo Palermo, ex giudice, che conoscevo. E insieme arrivammo alla famiglia Mattei. Spiegai tutto, e l'avvocato stese l'iniziativa civile da presentare in tribunale. E' passato un anno e mezzo di tempo dalla registrazione dei dischetti con Grillo». Ora è pronta a presentarsi a un magistrato? «Assolutamente. Sono a completa disposizione».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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