News per Miccia corta

20 - 10 - 2006

Primavalle. Franceschini:un depistaggio nelle Br nessun grande vecchio

(La Repubblica, VENERDáŒ, 20 OTTOBRE 2006,Pagina 20 – Cronaca)

 

Parla uno dei fondatori delle Brigate rosse. "Con Roma avevamo chiuso giá  nel '72" 

 áˆ una sciocchezza. Nella capitale saremmo tornati solo piú tardi per mettere la politica e la Dc nel mirino 

 Non si affidavano attentati ad "esterni". E Primavalle fu un atto riprovevole, stupido e terribile 

 di SILVANA MAZZOCCHI 

 ROMA - «áˆ un depistaggio. Architettato chissá  perché e chissá  da chi, magari dai soliti servizi. Uno cosí, un capo delle Br come lo descrive Grillo, tra noi non c'è mai stato. Lo avrei saputo. Il suo identikit è surreale e del tutto inventate sono le modalitá . Il racconto di Grillo non ha senso e spiegheró perché».

 Parola di Alberto Franceschini, 60 anni, con Renato Curcio e Mara Cagol tra i fondatori delle Brigate rosse a cavallo degli anni Settanta e ancor prima elemento di punta di quel Collettivo politico metropolitano milanese dal quale emersero gli ideatori della stella a cinque punte. Franceschini, arrestato nel '74, è rimasto in carcere fino al '92. Considerato un po' "dietrologo", non ha mai negato la possibilitá  che, dietro alle Brigate rosse, ci fosse qualche burattinaio. Eppure questa volta l'ex capo delle Bierre è lapidario: "il racconto di Grillo non ha alcun fondamento».

 Franceschini, Manlio Grillo afferma che lui, Clavo e Lollo erano "brigatisti in prova" e che il rogo di Primavalle era l'esame per essere ammessi nelle bierre.

 «áˆ una sciocchezza. Noi avevamo chiuso con Roma giá  all'inizio del '72. Prima, tra il '70 e il '71, avevamo avuto qualche contatto con alcuni autonomi che giravano intorno alla facoltá  di architettura e che avevano bruciato un paio di macchine. Ma, quando a Milano sequestrammo Idalgo Macchiarini (il dirigente della Sit Siemens rapito il 3 marzo 1972 e rilasciato subito dopo, ndr) loro ci fecero sapere che non erano d'accordo e cosí Roma venne cancellata. Noi brigatisti la consideravamo una cittá  terziaria, un terreno arretrato. Facevamo un discorso contro il capitalismo; ci interessavano gli operai, le fabbriche. A Roma saremmo tornati solo qualche anno dopo, quando al centro della strategia brigatista vennero messe la Dc e la politica».

 Grillo parla di un mandante, il cui nome non è mai emerso, che giá  allora sarebbe stato un potente capo delle Br e che lo sarebbe stato anche in seguito, durante il rapimento di Aldo Moro.

 «Non conosco uno cosí. All'epoca io ero clandestino e libero e lo avrei saputo, lo avremmo saputo. Noi eravamo i fondatori delle Brigate rosse. E poi escludo che uno di noi avrebbe potuto agire con quelle modalitá ».

 Si spieghi meglio.

 «Primo, l'ho giá  detto, un personaggio di quel tipo non è credibile. Secondo, noi non avremmo mai contattato un gruppo di persone per far fare loro "una prova". Quando qualcuno chiedeva di entrare nelle Brigate rosse (avveniva quasi sempre per loro iniziativa), gli aspiranti venivano agganciati uno alla volta. Mai e poi mai sarebbe potuto avvenire con un gruppo. Terzo, per far parte delle Brigate rosse all'epoca l'esame era costituito dalla partecipazione a una rapina, la nostra forma di autofinanziamento. Non si entrava attraverso un attentato, soprattutto quel genere di attentato. Per noi riprovevole, stupido e terribile. Ricordo che fu questo il nostro giudizio su quanto era accaduto a Primavalle. Infine eravamo noi, le Br, a decidere l'azione alla quale l'aspirante avrebbe dovuto partecipare. Non esiste che qualsiasi tipo di operazione venisse affidata completamente a un gruppo di esterni».

Eppure le azioni contro i fascisti non sono certo state estranee alle Br. Giá  all'inizio degli anni Settanta, anche a Roma circolava la parola d'ordine "Organizzarsi per cacciare i fascisti dallla cittá ".

«Le Brigate rosse non avevano i fascisti come obiettivo. C'era stato qualcosa a Milano. Noi, per esempio, avevamo bruciato la macchina ai fratelli La Russa (uno di loro era Ignazio La Russa, attuale leader di An, ndr), niente di piú. I due esponenti missini uccisi a Padova nel ' 74, a ridosso del sequestro Sossi (il magistrato Mario Sossi, rapito il 18 aprile '74 e rilasciato il 23 maggio dello stesso anno, ndr) furono un incidente, un errore. Lo abbiamo sempre detto».

 Franceschini, lei è stato arrestato l'8 settembre del "˜74, dopo il sequestro Sossi che, come lei stesso ha scritto, "fece entrare nelle br la pianificazione della morte. Come puó escludere che il dare la morte non fosse giá  nell'aria l'anno prima?

 «Intanto Sossi, come è noto, lo rilasciammo sano e salvo, ma confermo che l'avevamo ipotizzata. Per noi il suo sequestro voleva dire l'attacco allo Stato. Mai e poi mai avremmo compiuto una strage come quella di Primavalle. Inoltre Roma, sede del potere politico, divenne appetibile per noi soltanto piú di un anno dopo. La prova? Quando, dopo il sequestro Sossi, decidemmo di mettere radici nella capitale, io, Corrado Alunni e Prosperto Gallinari scendemmo a Roma per comprare, con i proventi delle rapine, una casa che sarebbe dovuta diventare la nostra base. Ce ne occupammo noi perché a Roma non avevamo nessuno. Poi io fui arrestato e l'appartamento, era in Largo Preneste, venne scoperto».

 Grillo tira in ballo ipotetiche coperture ricevute da attori e da personaggi noti della sinistra; voi delle br avete mai ricevuto finanziamenti o favori da persone di questi ambienti?

 «Certo che no (sorride, ndr). Noi non avremmo mai preso i loro soldi. Se qualcuno ce li avesse voluti dare, sarebbe dovuto passare, come tutti, attraverso le rapine». 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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