News per Miccia corta

16 - 10 - 2006

Cile la Bachelet sfida i torturatori: Aboliremo l'amnistia di Pinochet

(La Repubblica, LUNEDáŒ, 16 OTTOBRE 2006, Pagina 19 - Esteri)

 

La "presidenta" si commuove visitando Villa Grimaldi, il complesso in cui venne seviziata dai golpisti  di Omero Ciai

  

 «La mia amica Danimarca mi ha invitato a prendere un tè», quando ascoltó questa frase al telefono il pomeriggio del 10 gennaio 1975 Jaime Lopez Arellano, segretario del partito socialista clandestino e allora fidanzato di Michelle Bachelet, seppe con certezza che la sua compagna era stata arrestata dalla Dina (in spagnolo il paese scandinavo è "Dinamarca"), la polizia segreta di Pinochet. Era quella la «chiave» che avevano concordato in caso di problemi e la Bachelet fece appena in tempo a pronunciarla nel living del suo appartamento mentre gli agenti della Dina entravano per sequestrarla insieme a sua madre, Angela Jeria. Avvisare qualcuno dell'avvenuto sequestro era decisivo perché la polizia e l'esercito mentivano sulle persone che tenevano nei lager segreti per non dover rispondere della loro vita né alla Chiesa, che premeva affinché i sequestrati avessero un avvocato e un regolare processo, né ai familiari. Informare voleva dire, spesso, restare in vita. La «presidenta» cilena e sua madre vennero portate a Villa Grimaldi, il piú famoso tra i centri di tortura della dittatura, dove sono tornate nel corso di una commossa cerimonia nel tardo pomeriggio di sabato scorso.

 Un abbraccio a Lucrecia Brito, sua compagna di cella, che l'aspettava all'ingresso; un minuto di silenzio, accanto alla madre, davanti al memoriale di pietra che ricorda i 226 prigionieri uccisi in quelle stanze; e un emozionato discorso con il quale è stato inaugurato il Teatro per la vita: un complesso culturale che sorge oggi all'interno di quella che fu «Villa Grimaldi». Ricordando i giorni in cui venne torturata, «Noi siamo dei privilegiati - ha detto la Bachelet - perché siamo stati abbastanza fortunati da sopravvivere mentre centinaia di cileni, tra i quali mio padre, non ci sono riusciti», il presidente cileno ha voluto lanciare anche un messaggio contro la violazione dei diritti umani appoggiando l'abrogazione della legge di amnistia voluta da Pinochet nel 1978. E' un capitolo delicato in Cile perché, come è accaduto in Argentina con la cancellazioni degli indulti, riaprirebbe molte cause giudiziarie contro i gerarchi della dittatura militare. Fino ad ora tutti i governi post-Pinochet, compreso l'ultimo, quello del socialista Lagos, hanno preferito una politica che mirava a chiudere, tra il perdono e l'oblio, la tragedia delle vittime mentre la Bachelet si è collocata sulla sponda opposta, al fianco delle organizzazioni dei familiari dei desaparecidos. E, al di lá  della sua determinazione personale, Michelle Bachelet puó approfittare di due fatti nuovi che hanno modificato il clima politico cileno. Il primo è il «mea culpa» sottoscritto da uno dei leader della destra, Joaquin Lavin, che ha chiesto perdono per non aver combattuto gli omicidi della dittatura. Mentre il secondo è una recente sentenza della Corte inter-americana che ha condannato il Cile per non aver processato - proprio in seguito all'amnistia - gli assassini di Luis Almonacid, un professore comunista ammazzato nel 1973 da un reparto di carabinieri. «E' un mio dovere fare in modo che l'ordinamento giuridico cileno rispetti il diritto internazionale», ha detto lasciando intendere che presenterá  in Parlamento una proposta per abrogare l'amnistia di Pinochet. La Bachelet e sua madre rimasero a Villa Grimaldi poco meno di un mese. Ci finirono - quasi un anno dopo che Alberto Bachelet, il padre di Michelle e generale dell'aeronautica che s'oppose al Golpe, morí in seguito alle torture - per la confessione di una militante del Mir, l'organizzazione della sinistra piú radicale, che le segnaló alla Dina come attiviste del partito socialista clandestino. Dopo il rilascio, la Bachelet e sua madre andarono in esilio prima in Australia e poi in Germania est. Jaime Lopez, il fidanzato della Bachelet, rimase a Santiago ed è una delle oltre tremila vittime della dittatura. 

 

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