News per Miccia corta

16 - 05 - 2010

Baltazar Garzon, un giudice molto impiccione

(il manifesto)

 


Maurizio Matteuzzi



Una condanna (probabilmente) a vita che ha fatto saltare di gioia la destra in tutte le sue varianti qui in Spagna - da quella moderata del "Partido popular" a quella estrema dei nostalgici del franchismo - e di certo acceso l'invidia di Berlusconi e soci in Italia che pagherebbero chissá  cosa perché anche da noi ci fossero dei magistrati cosí "responsabili" da espellere un giudice troppo impiccione e troppo protagonista. Un giudice che nel corso degli ultimi vent'anni ha sempre messo i bastoni fra le ruote e negato l'impunitá -immunitá  ai partiti politici (sia i socialisti sia i "popolari"sia i nazionalisti radicali baschi vicini all'Eta) intervenendo in tutti i casi piú clamorosi e spinosi. Dal terrorismo (di Stato e islamico, spagnolo e internazionale) al narcotraffico, alla corruzione.
Baltasar Garzón, titolare dal 1988 dell'ufficio d'istruzione numero 5 della Audiencia nacional, giovedí è stato messo sotto processo dal giudice del Tribunale supremo LucianoVarela e immediatamente dopo sospeso, secondo quanto prevede la legge, dal Consejo general del poder judicial (Cgpj, l'organo di autogoverno della magistratura paragonabile al nostro Csm), che ha voluto anche infliggergli l'umiliazione ulteriore di rinviare a una prossima riunione la decisione sulla sua richiesta di andare all'Aja dove il presidente della Corte penale internazionale, l'argentino Luis Moreno Ocampo, l'aveva invitato in qualitá  di "consulente esterno" nel tentativo estremo di salvarlo. Garzón doveva bere la cicuta qui in Spagna, fino in fondo. E ora l'attende il processo davanti al suo nemico Varela - che per capire fin dove possa arrivare l'invidia e il rancore personale, è uno dei fondatori di Jueces para la democracia, la corrente progressista dei giudici corrispondente grossomodo a Magistratura democratica - e al Tribunale supremo - con cui in questi 20 anni ha avuto un'infinitá  di problemi e di scontri. Per l'accusa di "prevaricazione" rischia una sospensione da 12 a 20. Avendo lui 55 anni (è nato in Andalusia nel '55), nel caso al momento piú che probabile, di condanna, sará  una condanna a vita. E (in)giustizia sará  stata fatta nel nome di un garantismo capzioso e distorto che arriva a toccare il suo opposto. Dal corporativismo piú becero della magistratura all'impunitá  ritrovata dei politici in servizio attivo («lasciateci lavorare») o della riserva («chi ha avuto ha avuto e scordiamoci il passato»).
In 20 anni Garzón ha messo le mani su tutti i casi piú clamorosi, attirandosi grandi lodi e grandi odii, ma quelli che l'hanno perduto sono stati due. Il primo e il piú grave, aver doverosamente e finalmente aperto il capitolo e rotto il tabú delle atrocitá  commesse dal vincitore della guerra civile sui vinti. Il secondo, aver avviato le indagini sulla rete di colossale corruzione politica e affaristica - il "caso Gürtel" - che sta scuotendo il Pp. Varela - che non si vergogna di aver avviato il processo contro Garzón sulla base delle denunce presentate da tre gruppi fascisti: uno pseudo-sindacato dell'ultradestra chiamato "Manos limpias", un movimento dal nome significativo di "Libertad y Identidad" e la Falange, l'erede del partito unico del franchismo e massimo responsabile della sue atrocitá  - lo accusa di avere "coscientemente" aggirato la legge d'amnistia del '77 su cui s'impernió la transizione, accettando e accelerando la richiesta di giustizia dei familiari delle vittime e delle associazioni per la memoria storica. Ma dopo aver perseguito dittatori e genocidi dell'America latina (fu il clamoroso arresto del cileno Pinochet nell'88 a Londra a dargli una fama mondiale) sulla base della giurisdizione universale rispetto ai crimini, imprescrittibili, di lesa umanitá , Garzón aveva capito di non potere piú sottrarsi al dovere di agire contro i crimini - impuniti - di Franco e del franchismo, anche a costo di "riaprire le ferite" (e le fosse comuni) della guerra civile. Quanto al "caso Gürtel" che gli ha fatto piovere un'altra accusa di "prevaricazione" da parte di Varela (il pretesto garantista sono state le intercettazioni dei colloqui fra i principali accusati in carcere e i loro difensori, poi annullate come prova), i "popolari" e i giornali della destra che ieri esultavano hanno dimenticato di quando e quanto esaltavano negli anni '90 l'implacabile azione di Garzón contro la corruzione del governo socialista di Felipe Gonzá¡lez e il terrorismo di stato (il caso dei Gal, gli squadroni della morte anti-Eta), che contribuí non poco alla prima sconfitta di Felipe a favore del "popolare" Aznar nel '96 e portó in galera un ministro degli interni e un sottosegretario del Psoe.

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