News per Miccia corta

06 - 06 - 2006

Segio difende D'Elia dalla politica del doppio binario. Dal Riformista




(da ``Il Riformista``, 6 giugno 2006, pagina 1)

Conversazione. Il fondatore di Prima Linea e la benevolenza verso irriducibili e pentiti

Segio difende D'Elia dalla politica del doppio binario


Premessa: ``Vorrei esprimere tutta la mia solidarietá  a Sergio D'Elia per le tante posizioni discutibili sulla sua storia personale che ho sentito negli ultimi giorni``. E poi, "l'elezione di Sergio D'Elia e la sua presenza nelle istituzioni sono il segno piú evidente della sconfitta delle lotta armata e del terrorismo``.
Sul caso che si è creato attorno al deputato della Rosa nel pugno, ex di Prima linea, interviene Sergio Segio, che di quella formazione fu uno dei fondatori e la guida carismatica. Parlando con ``il Riformista``, Segio - oggi attivamente impegnato nel mondo dell'associazionismo – discute delle ferite degli anni di piombo che faticano a rimarginarsi. Partendo proprio dalla bufera che si è scatenata su D'Elia.
Dice Segio: ``Riesco a capire l'amarezza che Sergio stará  provando in queste ore. Sono cose che io stesso, negli anni passati, ho sperimentato sulla mia pelle. Parto da una considerazione, che a mio avviso è il cuore del problema: trovo paradossale che coloro che presero in tempi non sospetti le distanze dalla lotta armata, come D'Elia e molti altri, siano sempre stati relegati al silenzio. Salvo poi trovarsi al centro di `casi nazionali`...``. Ben diversa, secondo Segio l'aria che si respira attorno a chi scelse di liquidare l'esperienza della lotta armata scegliendo strade alternative alla dissociazione. ``Basti guardare al fatto che alle esternazioni di pentiti e irriducibili è sempre concesso una sorta di salvacondotto. Al contrario, agli esponenti della dissociazione, che hanno scontato la loro pena, viene spesso richiesto il silenzio. ሠil prezzo che paga chi ha avuto il coraggio di fare i conti con i propri errori a 360 gradi, chi ha osato mettere il dito nella piaga``.
Qualche esempio? Segio cita un episodio recente. ``Guardo alle tante polemiche che ha suscitato il libro di Adriana Faranda, che insieme a Valerio Morucci si adoperó per salvare la vita di Aldo Moro. Al contrario, il libro di Prospero Gallinari, esempio di un pensiero pietrificato che ripropone le stesse tesi degli anni Settanta, ha avuto ampie e acritiche recensioni. Non discuto il lavoro di critici e giornalisti, ci mancherebbe. Ma mi limito a segnalare che questa specie di `doppio binario` alimenta il clima di intolleranza``.
Tornando al caso D'Elia, Segio ricorda un caso simile che lo coinvolse in prima persona. ``Anni fa – ricorda l'ex leader di Prima linea – coordinavo Narcomafie, un giornale che si occupava di lotta contro la mafia. Quando venne fuori la notizia si sollevó un'autentica levata di scudi. Marco Travaglio, sul Giornale di Montanelli, si indignó per `il terrorista` che scriveva sulla mafia. Quel giornale mi venne tolto, ma comunque ci fu un ampio dibattito. Persino Andrea Casalegno (figlio del vicedirettore della Stampa ucciso dalle Br, ndr) sul Sole24ore, sostenne che anche un ex terrorista che rischiava la vita per scrivere contro la mafia andava difeso. Una posizione che ritrovo nei commenti sul caso D'Elia di Francesco Cossiga e Cesare Salvi.
Purtroppo, a differenza della mia vicenda, oggi il dibattito rimane chiuso nell'ambito politico parlamentare, con il centrodestra che è insorto contro D'Elia e il centrosinistra che risponde timidamente``. Un segnale preoccupante, dice Segio. ``Paradossalmente – aggiunge – col passare degli anni le diverse posizioni si incattiviscono. Per questo mi rivolgo soprattutto a intellettuali e opinion maker per una riflessione serena e piú approfondita. Ho il massimo rispetto per i familiari delle vittime della lotta armata. Penso alle vedove Dionisi e D'Antona, che pure hanno espresso posizioni diverse. Ma mi domando: che senso ha bollare con un eterno marchio d'infamia chi ha scontato la sua pena? Che senso ha questa misura extra-giuridica?``
Ad avvelenare ulteriormente il clima, è arrivata l'intervista concessa da Roberto Sandalo al Giornale. Per l'ex terrorista pentito (all'epoca soprannominato Roby il pazzo), nel 1978 un gruppo diretto da D'Elia partecipó a una rapina ``sempre sfuggita alla contabilitá  delle azioni terroristiche di Prima linea`` in cui morí un vigilantes. Il deputato della Rosa nel pugno intende procedere per calunnia. Per Segio, invece, ``purtroppo quelle parole sono nello stile di Sandalo. Anche se sono possibili differenti interpretazioni, noto in quell'intervista un taglio obiettivamente ricattatorio. Sono sicuro che quello che racconta Sandalo non è vero. In caso contrario, la magistratura ne avrebbe giá  preso atto``. L'ex leader di Prima linea aggiunge: ``La scelta di Sandalo di pentirsi, evidentemente, gli ha garantito una condizione di oblio. Altrimenti non si spiegherebbe perché ogni volta che parla tutti dimenticano le bufale che ha detto in precedenza. Nel dicembre scorso Sandalo, sempre al Giornale, per sostenere che Lotta continua aveva ucciso Calabresi, riveló altri fatti infondati. Oggi nessuno se lo ricorda piú e Sandalo torna a fare notizia. Evidentemente le reti di protezione valgono anche a trent'anni di distanza``.
Morale della favola? ``Le tante falsitá  dette su quegli anni hanno creato nel paese una visione distorta della storia. Ci sono alcune ricerche secondo cui gli studenti delle scuole superiori credono che le stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia siano state opera del terrorismo rosso. Finché non si fará  piena luce su quel periodo, finché non sará  chiaro che i terroristi non erano folli che uccidevano solo perché assetati di sangue, continueremo a fare torto alla storia, alle vittime di quegli anni e alla societá ``. Soluzioni? ``Una volta insistevamo sulla soluzione politica, sulla cancellazione di quel surplus di pene che si scontavano per le leggi Cossiga. Oggi noto con piacere che proprio Cossiga è stato uno dei primi a manifestare a D'Elia la sua solidarietá ``.
Come D'Elia, Segio ha pagato il suo debito con la giustizia. ``Ho fatto scelte diverse da quelle di Sergio, di cui spesso non condivido le posizioni `radicali` ``. L'ex leader di Prima linea continua nella sua battaglia per i diritti dei detenuti insieme a Sergio Cusani. ``Io e Cusani, a nome di una rete di volontari, associazioni e operatori penitenziari, abbiamo scritto a Mastella sottoponendogli alcune osservazioni sul dramma delle carceri. Ora speriamo di incontrarlo presto``. A Segio, le prime mosse del nuovo guardasigilli sono piaciute. ``Al di lá  dell'`effetto annuncio`, credo che l'amnistia non sia piú rinviabile. Se le carceri non sono in rivolta, molto lo si deve al lavoro delle associazioni. Ma la situazione non è piú sostenibile. ሠcome un ascesso: per curare il dente, bisogna prima sgonfiarlo``.
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