News per Miccia corta

15 - 05 - 2010

Stop agli indennizzi per le vittime colpo di spugna sulle stragi naziste

 (la Repubblica)

 


ALBERTO D'ARGENIO

 


ROMA - Per incanto, anzi per decreto legge, il governo Berlusconi cancella i diritti dei cittadini italiani deportati in Germania durante la seconda guerra mondiale: non potranno piú essere risarciti dallo Stato tedesco per gli anni passati nei campi di lavoro. Cosí come non vedranno un euro le famiglie degli uomini e delle donne trucidate negli ultimi anni di guerra dalle rappresaglie naziste. Il colpo di spugna è contenuto nel decreto legge n. 63 firmato il 28 aprile da Silvio Berlusconi insieme al Guardasigilli Alfano e al capo della diplomazia Frattini. Motivo: «Mettere fine alle tensioni nei rapporti internazionali». Una beffa per i duecento reduci tra ebrei, partigiani ed internati militari che si sono costituiti parte civile in una cinquantina di cause in tutta Italia. E, soprattutto, per chi ha perso un parente nell'eccidio di Civitella - dove nel giugno del "˜44 per mano della divisione Herman Goering morirono 244 persone - e nella strage di Distomo, in Grecia, dove due settimane prima le Ss massacrarono 218 persone tra cui 34 bambini. Tutti insieme vantavano nei confronti di Berlino il diritto riconosciuto dalla giustizia italiana ad un risarcimento di oltre 50 milioni di euro. Per i processi ancora pendenti, invece, le richieste potrebbero arrivare fino a 20 milioni. In ballo anche il risarcimento del figlio di una delle vittime delle fosse Ardeatine.
Sarebbe tutto bloccato da un decreto composto da appena tre commi. Il primo prevede «la sospensione dell'efficacia dei titoli esecutivi nei confronti di Stati esteri nel caso sia pendente un giudizio innanzi alla Corte di giustizia internazionale». E guarda a caso proprio ai giudici dell'Aja lo Stato tedesco ha chiesto di sospendere il pignoramento dei beni individuati per risarcire le stragi del giugno "˜44. Il secondo e il terzo comma vanno oltre, sancendo «l'improponibilitá » di nuovi procedimenti esecutivi e «la sospensione» di quelli in corso. Come dire, tutto fermo fino a quando non arriverá  la sentenza dell'Aja. In ballo oltre ai cinquanta processi in corso con 200 ex - deportati (le richieste arrivano a 90 mila euro a testa) ci sono anche le due sentenze passate in giudicato su Civitella e Distomo. Per la seconda, non riuscendo a riscuotere i risarcimenti in Grecia, i familiari delle vittime hanno ottenuto questo diritto in Italia con il sequestro dei proventi ricavati dalla vendita dei biglietti delle ferrovie tedesche, la gloriosa Deutsche Bahn, e l'ipoteca giudiziale di Villa Vigoni, un bene dello Stato tedesco sul lago di Como utilizzato da una associazione culturale. Spiega l'avvocato Joachim Lau, che ha curato gli interessi dei parenti delle vittime greche e difende circa 150 ex deportati nei processi italiani: «La misura appare del tutto sproporzionata, lede i diritti fondamentali dei miei assistiti e dovrebbe essere dichiarata incostituzionale».
Il decreto è attualmente al vaglio della Commissione esteri della Camera per la conversione, ma i problemi sono subito venuti al pettine. Presentazione degli emendamenti e voto sono infatti slittati a settimana prossima. Pr il capogruppo del Pd, Francesco Tempestini, il governo deve «fare chiarezza su almeno due punti». Il primo è proprio quello dei lager e delle stragi, «perché cosí blocchiamo tutti i ricorsi, anche quelli futuri». In secondo luogo perché il decreto fa un clamoroso autogol. «Prendiamo per esempio il caso di un Paese straniero che come l'Argentina dichiara bancarotta: blocchiamo i risarcimenti in favore dei cittadini italiani che hanno i suoi titoli di Stato?». Aggiunge il capogruppo democratico in commissione politiche Ue, Sandro Gozi: «Il governo fa correre un rischio gravissimo alle vittime del nazismo lasciandole senza tutela. Ed è sorprendente come due paesi uniti in Europa non riescano a trovare soluzioni migliori». I dubbi riguardano anche lo strumento scelto da Palazzo Chigi, cioè il decreto, visto che è difficile vedere una urgenza tale da giustificarlo.

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