News per Miccia corta

14 - 05 - 2010

«Io picchiato dai carabinieri e poi accusato di violenza...»

(Unita.it)

 


di Massimo Solani


Ilario Marmo ha trentadue anni, la passione per il giornalismo e due esami ancora da fare prima di laurearsi in Ingegneria Civile. E' un amante del calcio, ma dal maggio del 2008 - per cinque anni - gli è vietato entrare in uno stadio o in un palazzo dello sport. E' un "diffidato", come si dice nel gergo delle curve, pur senza essere un ultras. Anzi, Ilario era un giornalista. Scriveva di calcio su un sito di informazione di Battipaglia e quel 25 maggio di due anni fa era a Praia a Mare, in provincia di Cosenza, per seguire l'incontro di calcio fra la squadra locale e la sua Battipagliese. Incontro valido per i play off del campionato di Eccellenza.

IL VIDEO DEL PESTAGGIO

"La partita era finita – racconta oggi – e stavo uscendo dallo stadio per andare a fare le interviste dopo gara negli spogliatoi. Per uscire bisognava passare attraverso un passaggio molto stretto, L'unica via d'uscita dall'impianto era un passaggio molto stretto comune a tutti i settori. I carabinieri addetti al servizio di sicurezza stavano scaglionando le uscite e la gente spingeva verso i cancelli. C'era un po' di confusione e all'improvviso i militari hanno caricato manganellando. Ero lí in mezzo, assolutamente immobile, eppure mi hanno colpito quattro volte, di cui una alla testa". E' la sua versione dei fatti, ma è anche quanto si vede chiaramente in un video girato con un telefonino e poi caricato su Youtube. In quelle immagini Ilario sanguina dalla testa e, una volta uscito da cancelli dell'impianto, viene soccorso da alcune persone che gli tamponano la ferita e lo aiutano a lavarsi il sangue che gli cola sul viso.

"Sono finito in ospedale – prosegue Marmo – mi hanno messo quattro punti di sutura diagnosticandomi anche un trauma cranico". Il giorno successivo Ilario sporge denuncia alla Polizia raccontando quanto successo, ma non sa ancora che sará  lui a finire sul banco degli imputati. Passa infatti qualche settimana e a casa del cronista viene recapitato un Daspo (il divieto di accedere alle manifestazioni sportive) legato ad una denuncia per violenze e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la versione ufficiale, infatti, Ilario avrebbe aggredito a calci pugni e spintoni ben sette carabinieri, mandandone addirittura quattro in ospedale. "Una cosa assurda – ricorda oggi – prima mi hanno picchiato, poi mi hanno denunciato".

Il 25 maggio, a due anni dagli eventi, si aprirá  il processo a suo carico (la prima udienza era prevista per novembre ma fu aggiornata) e i sette carabinieri si sono costituiti parte civile. "Vogliono che sia io a pagargli i danni", sorride amaro Ilario. Nel frattempo la sua vicenda è diventata molto popolare, anche grazie ad un gruppo aperto su Facebook che conta piú di due mila iscritti. "Perché la cosa che mi fa piú male – prosegue – non sono le manganellate. Per assurdo me le sarei tenute se soltanto qualcuno mi avesse chiesto scusa lí, quel giorno. E invece niente. Anzi mi hanno persino denunciato, e questa è sicuramente la parte piú dolorosa di questa vicenda".

Oggi Ilario non scrive piú di calcio e cerca di laurearsi nonostante il tempo (e i soldi per le spese legali) che questa vicenda gli ha rubato. Ha fatto ricorso al Tar contro il Daspo ma la sua richiesta di sospensiva è stata bocciata. "Dicono che ho picchiato sette carabinieri – trova la forza di scherzarci su – Io che sono alto 1.70, che non sono mai stato violento e ho fatto persino volontariato con i disabili. Si vede che quel giorno a Praia devo essere completamente partito di testa".

 

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