News per Miccia corta

14 - 05 - 2010

Un impegno collettivo contro il neoautoritarismo

 (il manifesto)




Salvatore Palidda



Un'analisi pur approssimativa della cronaca di questi ultimi dieci anni mostra senza equivoci che le violenze praticate da dirigenti e agenti delle polizie si riproducono continuamente e con sempre maggiore frequenza e gravitá . Dalle botte ai manifestanti contro il Global forum di Napoli nel 2001 alle violenze al G8 di Genova tre mesi dopo, fino ai pestaggi nelle carceri, per strada, nelle caserme, nei commissariati di Ps, nelle stazioni dei carabinieri, nelle postazioni delle polizie locali, e perfino in alcuni ospedali e infermerie. E ancora, alle violenze contro No Tav, No Dal Molin, No discariche, No Ponte e quanti dimostrano in piazza per lotte sindacali o per la casa.
Non si corre il rischio di fare un unico calderone. Al contrario l'errore, se non l'imbroglio politico piú grave, sta appunto nel nascondere il fatto che le pratiche violente e la tortura sono un continuum che lega i comportamenti ormai abituali di una parte del personale delle polizie a quelli di caporali, capiufficio, cittadini "zelanti", giovinastri neofascisti e persino di qualche insegnante e operatore sociale convertito al compito di ausiliario dei rambisti delle polizie. Non si tratta di strani rigurgiti autoritari di un'effimera congiuntura, ma siamo di fronte all'esito prevedibile del successo del dominio liberista. Un dominio che non puó e non vuole lasciare spazio a mediazioni e che deve imporre con la violenza le sue scelte: dalla iper-produttivitá  per la massimizzazione ad oltranza dei profitti alla neo-schiavizzazione. Si pensi alla condizione delle donne, degli immigrati e anche dei bambini nelle economie sommerse o semi-sommerse (call center, laboratori clandestini). Questo tipo di subalternitá  puó essere imposta solo con la forza e non certo con il "patto sociale" o il contratto di lavoro. ሠil livello microsociologico del frame della guerra che prevale sulla diplomazia, cioè sulla politica. ሠvero che oggi nelle polizie la componente liberista ubriaca di frenesia securitaria sembra dominante e che i democratici sono isolati e spesso anche perseguitati. Ma questo è possibile perché lo stesso avviene nei diversi segmenti della societá  e nelle diverse istituzioni. Non deve stupire che la maggioranza degli omicidi avviene in ambito familiare o di vicinato: la violenza è la cifra della gestione liberista di tutte le componenti della societá . E non è affatto un caso che l'abuso della discrezionalitá  insita in tutti i poteri si possa trasformare facilmente in discriminazione e libero arbitrio, che spesso sconfinano nella corruzione.
Ma perché tanta impotenza? In quali rappresentanze dovrebbero sperare le vittime delle continue violenze e torture? Quanti sono i politici disposti a impegnarsi a un monitoraggio delle violenze e a mobilitarsi? E quanti gli intellettuali, i giornalisti, gli avvocati, i magistrati, gli insegnanti e altri operatori sociali e delle forze di polizia? Tutti sanno che i casi svelati sono solo una piccola parte di quanto avviene e che chi riesce a renderli noti fa molta fatica e spesso rischia in prima persona perché i carnefici si sentono impunibili e le vittime assolutamente prive di qualsiasi protezione. Qualche fatto emblematico: i cosiddetti sondaggi di vittimizzazione che l'Istat realizza periodicamente non prevedono domande sulle violenze delle polizie e di altri attori sociali forti. Peggio: il campione dei "sondati" è composto soltanto da persone che hanno il telefono fisso. Sono quindi escluse proprio quelle persone che sono piú suscettibili di subire violenze (rom, immigrati, marginali e persino studenti fuorisede). E, mentre si producono statistiche sulla criminalitá  degli immigrati, non ne esiste alcuna sui reati degli operatori delle polizie, che spesso la fanno franca o addirittura vengono premiati e promossi.
Un'altra perla del delirio securitari è che in Italia si spende sempre piú per i cosiddetti controlli "postmoderni" (video-sorveglianza, braccialetti per "rassicurare i turisti, gli anziani, le donne") senza mai valutarne "costi e benefici" e senza discuterne neanche nelle giunte. Invece non si fa quasi nulla contro gli incidenti sul lavoro (quasi un milione all'anno). Le polizie locali sono distratte dai loro compiti istituzionali per raddoppiare la persecuzione dei rom, degli immigrati e dei marginali e ció si traduce nell'assenza di qualsiasi contrasto alla proliferazione delle economie sommerse e dei loro effetti collaterali.
Negli anni '70 Camilla Cederna pubblicó Sparare a vista: come la polizia del regime DC mantiene l'ordine pubblico, e un forte impegno collettivo contro le violenze riuscí a contrastare l'ascesa del neo-autoritarismo. Le pratiche violente dei poteri di oggi sono forse piú gravi proprio perché sembrano annichilire le capacitá  di resistenza. Eppure la ricetta liberista mostra palesi segni di esaurimento e fallimenti a ripetizione. Per ora i soliti noti sembrano addirittura approfittare dello sfascio finanziario; allo stesso modo, i vati della tolleranza zero non demordono nonostante il fatto che i moderati stessi siano allarmati per la criminalizzazione diffusa dei giovani, per reati spesso solo presunti o ridicoli (come i graffiti o lo spinello). Ma gli operatori delle carceri e delle polizie dotati di un minimo di buon senso si rendono conto che si è "tirata troppo la corda", che chi crede di dominare con la violenza è destinato al peggio. ሠpossibile che tutto ció rischi di trascinare la societá  intera verso una crisi drammatica. E saranno sempre i soliti a pagarne i costi, cioè chi oggi resiste ma spera si possa riuscire a ridurre il danno.

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