News per Miccia corta

13 - 05 - 2010

Le lettere dal carcere dell`anarchico che voleva uccidere Mussolini

(il manifesto)

 





Michele Fumagallo



Sabato 15 maggio (ore 17) nel Ridotto del Teatro Animosi di Carrara, sará  un'occasione speciale per commemorare Gino Lucetti, una delle figure piú tipiche della storia politica della cittá  (era nato ad Avenza, frazione della cittá , il 31 agosto del 1900) che ha legato il suo destino a un episodio importante nella storia d'Italia: l'attentato a Mussolini dell' 11 settembre 1926. L'occasione è data dalla pubblicazione del suo corpus inedito di lettere dal carcere, operazione meritoria dell'editore Giuseppe Galzerano che, con la sua piccola omonima casa editrice in quel di Casalvelino Scalo in Cilento, compie un'opera di scavo nella realtá  piú emarginata del movimento operaio, dagli anarchici alle memorie piú disparate del popolo in lotta. «Gino Lucetti - Lettere dal carcere dell'attentatore di Mussolini (1930-1943)» è un volume di 400 pagine curato con competenza da Marina Marini.
Le 109 lettere contenute nel libro, inedite nella loro integralitá , furono trovate dalla curatrice nel 2002 ad Amsterdam all'International Istituut voor Sociale Gheschiedenis e all'archivio Berneri-Chessa di Reggio Emilia, e raccontano una parte fondamentale della vita e del pensiero dell'anarchico toscano. Riparato in Francia (dove era giá  stato dopo la marcia su Roma di Mussolini) perché ricercato dopo uno scontro a fuoco con i fascisti ad Avenza il 26 settembre del 1925, Lucetti ritorna in Italia nel maggio del 1926. Fa la spola tra Roma ed altre cittá , finché, dal 2 settembre, si trasferisce nella capitale. La mattina dell'11 settembre 1926 mette in atto il suo piano per uccidere Mussolini. C'erano giá  stati prima due falliti attentati: quello dell'ex deputato socialista Tito Zaniboni che venne scoperto prima e arrestato, e quello dell'irlandese Violet Gibson che spara a Mussolini il 7 aprile del 1926 mancandolo di poco. Quella mattina dell'11 settembre, alle ore 10, Lucetti, in cravatta rossa, lancia una bomba sulla macchina dove si trova il Duce che, peró, rimane illeso. Datosi alla fuga, viene inseguito dai poliziotti in borghese contro cui scaglia una seconda bomba che non esplode. Fermato, nello spazio di mezzora il regime inizia la caccia ad anarchici e oppositori: vengono arrestate ben 500 persone, tra cui Errico Malatesta e la moglie. Gino Lucetti viene processato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato l'11 giugno 1927. ሠcondannato al massimo della pena, 30 anni (piú il pagamento di varie, salate, multe) che sconta nei carceri di Portolongone, Fossombrone e Santo Stefano. ሠin questi penitenziari che maturano le lettere alla madre e ai familiari, scritte con la vitalitá  e l'orgoglio di chi non cessa di sognare una societá  piú giusta e l'intelligenza di chi sa sviare l'ostacolo censura. La pena, per effetto di decreti di clemenza, viene ridotta a 19 anni, ma viene liberato prima dagli americani l'11 settembre del 1943 e trasferito nell'isola d'Ischia dove, sotto l'effetto dei bombardamenti tedeschi, muore colpito da una scheggia 6 giorni dopo. Le lettere abbracciano gli aspetti piú intimi del protagonista, dagli affetti umani alla vita quotidiana, al lavoro, alla sofferenza. Con un senso dell'umorismo che colpisce: «Cara madre, ma non c'è piú fuori porta, a Carrara, quel pizzicagnolo che, tra tante saporite derrate, vendeva anche il coraggio, al minuto e all'ingrosso?». Sono documenti che ci consegnano tutto uno spaccato dell'anarchismo di Carrara, «radicato e popolare, orgoglioso e determinato a trasformare i sentimenti e gli ideali in azioni concrete» come scrive acutamente nella prefazione Claudio Venza. Che cita il vecchio Errico Malatesta, padre dell'anarchismo italiano, nella definizione profetica dopo la vittoria del fascismo: «Siamo stati sconfitti, è vero. Ma a forza di essere sconfitti e sconfitti riusciremo a vincere».

 

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