News per Miccia corta

05 - 06 - 2006

Buongiorno notte di Bellocchio va in TV. E suscita polemiche

(da La Repubblica, LUNEDáŒ, 05 GIUGNO 2006, Pagina 40 - Spettacoli)

Va in tv ``Buongiorno, notte`` sul sequestro Moro, il regista risponde alle accuse di Giuseppe Ferrara

Bellocchio: ``Il mio film ha aperto gli occhi alla sinistra``


``I fatti sono quelli, c'è da capire la miscela tra fanatismo religioso e razionalitá  delirante``
``Tenero con i Br? Ma è vero che nacque un sentimento di umanitá  verso la vittima``


PAOLO D'AGOSTINI
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ROMA - Dopodomani Buongiorno, notte, il film dedicato tre anni fa da Marco Bellocchio al sequestro di Aldo Moro, viene trasmesso in televisione (RaiTre, ore 21). Neanche a farlo apposta in un'intervista uscita su Repubblica di venerdí il regista Giuseppe Ferrara, parlando del suo nuovo film sull'assassinio del sindacalista Guido Rossa da parte delle Br a Genova nel '79, ed evocando quella stagione ma anche il racconto che il cinema ne ha fatto, polemizza di brutto e attacca violentemente il film di Bellocchio. Accusandolo di essere «reazionario, ingiusto, antistorico, falso, omertoso». Bello, sí, ma come erano belli anche i film di propaganda nazista di Leni Riefenstahl. In sostanza troppo tenero con i carcerieri, con le Brigate Rosse.
Buongiorno, notte traeva (libero) spunto dal libro ``Il prigioniero`` di Anna Laura Braghetti. La brigatista che condivise con Mario Moretti, Prospero Gallinari e Germano Maccari i 55 giorni di via Montalcini: era stata lei ad affittare la casa che sarebbe diventata la prigione del presidente della Dc e per metá  giornata era una regolare impiegata. Bellocchio ci aspetta a casa sua, sul piede di guerra e con sul tavolo (accanto a una copia del libro di Aldo Grandi ``La generazione degli anni perduti`` sulla storia di Potere Operaio) un foglio fittamente appuntato, di risposte punto su punto al collega.
«Un intervento vecchio e sconclusionato», dice Bellocchio dell'intervista. E comincia con il cogliere in contraddizione l'accusatore. «Dice che le intenzioni di partenza dei brigatisti erano buone. Quali? Quelle di instaurare la dittatura del proletariato?». Poi si riferisce all'insofferenza di Ferrara verso chi vuole farla finita con la dietrologia, perché secondo Ferrara ``dietro`` continuano ad esserci veritá  scomode e non rivelate: «Invece io sono d'accordo con chi vuole chiudere con il dietrismo. I fatti sono quelli. Ma è l'interpretazione dei fatti che è ancora povera. Sul perché uomini normali uccidevano in nome di un'idea e di un principio. Sulla loro combinazione di fanatismo religioso e razionalitá  delirante».
Terza questione che a Bellocchio non va giú. Il suo detrattore si scandalizza perché davanti a Buongiorno, notte tutta la sinistra sarebbe scattata in piedi: «non è vero, sono stato apprezzato ma anche attaccato. Da chi ha visto i ``miei`` terroristi come troppo buoni, da chi viceversa ha visto il ``mio`` Moro troppo buono, da chi ha considerato il mio film dalla parte della trattativa». Quarto punto: «Ferrara mi rimprovera di aver ignorato la strage della scorta ed è falso perché vi è dedicata un'intera sequenza del film». L'indignazione di Ferrara si soffermava poi sul fatto che i brigatisti rappresentati da Bellocchio sembravano quasi pentiti di quello che avevano fatto, dice che nel film sembra quasi che si domandino ``che cosa l'abbiamo rapito a fare?``. Bellocchio: «áˆ la veritá  che in quelle settimane nacque tra di loro un sentimento di umanitá  verso la vittima. Mi riferisco al racconto di Germano Maccari riferito da Lanfranco Pace sulle reazioni e i comportamenti, in particolare finali cioè al momento della ``esecuzione``».
E sul passaggio in cui Ferrara accusa il film di soffermarsi sull'episodio dei canarini fuggiti dalla gabbia, Bellocchio risponde: «Lo testimonia Anna Laura Braghetti che Prospero Gallinari era affezionato a quei canarini. Una semplice veritá , un elemento del panorama umano che avevo scelto di raccontare decidendo di impostare il film sul punto di vista dei carcerieri nella loro chiusa quotidianitá ». Bellocchio liquida come pittoreschi sia il coinvolgerlo tra i colpevoli del tradimento del Neorealismo («è finito con Miracolo a Milano, Cronaca di un amore di Antonioni, La dolce vita»), sia il paragone con il ``bello ma non buono`` di Leni Riefenstahl: «concezione rozza e scolastica, lei faceva documentari io faccio il contrario, una libera e legittima interpretazione di un fatto storico. ሠil momento di interpretare, non solo documentare, le tragedie della sinistra». Dulcis in fundo quella sfilza di improperi. Dice solo: «Non mi pare che abbia le prove, ma rispetto la libertá  di giudizio». Ferrara, chiude Bellocchio, «ricorda con Sciascia la ``micidiale imbecillitá `` delle Br, io aggiungo con Lussu la loro ``mediocritá  senza scampo``. Forse non è un problema di imbecillitá  né di mediocritá . Ma di una tale miseria affettiva che li ha portati a perdere il piú elementare senso della realtá ».

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