News per Miccia corta

04 - 06 - 2006

Olga D`antona sulla vicenda D`Elia



(da La Repubblica, DOMENICA, 04 GIUGNO 2006, Pagina 4 - Interni)

L'INTERVISTA

Olga D'Antona: ``Chiedo il rispetto delle sensibilitá , è doverosa un'autocensura ``

``L'infamia a vita è ingiusta ma no agli ex br in cattedra``

``Apprezzo il suo percorso di pacificazione``

Intollerabile l'arroganza di chi va in tv, scrive saggi e ci dice che il terrorismo ha torto perché ha perso
Se una persona non rappresenta pi√ļ un pericolo, se si √® ravveduta, non ha senso farla soffrire in carcere



CLAUDIA FUSANI

ROMA - ¬ęIl marchio dell'infamia a vita non lo metterei a nessuno, specie se ha compiuto un percorso di ravvedimento e di pacificazione. Dall'altra parte, per√≥, dico a chi condiviso gli anni del terrorismo e ne √® stato protagonista, basta con certi protagonismi, attenzione a voler salire in cattedra per dare lezioni su cosa √® stato giusto e sbagliato allora e su cosa √® opportuno adesso: ci sono vite che sono state cambiate per sempre, ferite insanabili, danni irreversibili e non collaterali¬Ľ. Con fatica e anche molta delicatezza Olga D'Antona, vedova del giuslavorista ucciso dalle Br nel maggio 1999 e ora parlamentare ds, ragiona sul caso del parlamentare radicale Sergio D'Elia, ex di Prima Linea, ora un seggio alla Camera con la Rosa nel pugno e l'incarico di segretario di presidenza della Camera. E pi√ļ in generale sul fenomeno di tanti ex della lotta armata che spesso tengono conferenze, scrivono libri e sono ospiti nei talk-show televisivi.
Onorevole D'Antona, esiste un ``caso``D'Elia?
¬ęDirei di no. Anzi, la sua storia, il suo percorso ``dopo`` la lotta armata, l'impegno contro la pena di morte e per i diritti civili, parlano di speranza e di riscatto. Anni fa mi era capitato di incontrarlo al partito. Non sapevo nulla di lui e nulla rinviava a un simile passato. Una persona diversa, in tutto, e di cui va apprezzato il modo di fare di chi sa camminare tra gli altri in punta di piedi senza arroganza n√© l'aria del professore¬Ľ. E' giusto dare possibilit√°¬† di riabilitazione agli ex della lotta armata?¬ęIl marchio dell'infamia a vita non ha senso per chi ha iniziato e compiuto un percorso di ravvedimento. Se una persona non rappresenta pi√ļ un pericolo che senso ha farla soffrire in carcere? Quel marchio se lo portano dentro per sempre. Il terrorismo degli anni settanta e ottanta √® stato qualcosa di molto particolare, un'esaltazione ideologica collettiva, il confine tra il bene e il male era fragilissimo e per molti √® stata probabilmente una banale questione di fortuna non esserci caduti dentro. Riabilitazione s√≠, quindi. Ma a precise condizioni¬Ľ.Quali?¬ęSe da parte delle vittime non ci devono essere censure preventive ed eterne, da parte loro, di chi stava dall'altra parte e ha provocato drammi che non si potranno mai rimarginare, sarebbe auspicabile l'autocensura¬Ľ.Cosa intende?¬ęC'√® chi va in televisione, scrive libri e saggi, rilascia interviste, cerca e trova pulpiti e cattedre. E' intollerabile l'arroganza di chi, dopo tutto quello che ha fatto, ci viene a dire che il terrorismo ha sbagliato perch√© ha perso. La verit√°¬†, che molti ancora non dicono, √® che il terrorismo ha perso perch√© era sbagliato...¬Ľ.Circa duecento morti in meno di quindici anni, migliaia di feriti. ¬ę...per questo non si possono accettare colpi di spugna ma tutti, noi e loro, dobbiamo accettare tutto il dolore che c'√®. Quello che chiedo a queste persone √® uno sforzo di equilibrio tra la possibilit√°¬† di tornare ad una vita riabilitata e il rispetto nei confronti di sensibilit√°¬† ancora aperte¬Ľ.Ha conosciuto qualcuno che ha saputo trovare l'equilibrio di cui parla?¬ęPi√ļ di quello che si creda. Pi√ļ di uno, ex della lotta armata, √® venuto a cercarmi identificando in me le vittime a cui chiedere perdono e riscatto. Avevano voglia di spiegarmi perch√© ci hanno creduto, mi hanno raccontato di quel clima, di quella generazione ``persa`` per colpa della lotta armata. L'hanno rinnegata, oggi. Allora era la causa per cui si sono spesi. Non faccio i nomi di queste persone perch√© li rispetto e ho apprezzato la loro umilt√°¬†. Il danno sub√≠to da me e da altri come me resta irreversibile ma accetto il loro pentimento¬Ľ.Forse in questa ricerca di ascolto e di visibilit√°¬†, nei libri e nelle interviste, c'√® la richiesta implicita di un riscatto intellettuale e politico? ¬ęE' mia convinzione che lo Stato italiano abbia saputo dare prova di autorevolezza e democrazia: ora molti di loro sono in libert√°¬†, lavorano, scrivono e partecipano a dibattiti. Ma da parte loro ci si aspetterebbe una maggiore consapevolezza che c'√® tanto dolore che non pu√≥ essere cancellato neppure dal loro pentimento. E che una riconciliazione √® possibile solo camminando in punta di piedi¬Ľ.
I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori