News per Miccia corta

06 - 05 - 2010

Grecia, esplode la protesta. Tre morti negli scontri: «Paese sull`orlo dell`abisso»

(Unita.it)

 

Grande manifestazione civile, poi i "kukuloforoi", gli incappucciati, fanno precipitare la situazione. Ordigno contro una banca: asfissiati dal fumo, muoiono un uomo e due donne, una era incinta. Sciopero in tutto il Paese. Il presidente Papoulias: siamo sull'olrlo dell'abisso. L'Euro ai minimi nella Ue.| VIDEO Gli scontri in diretta | DIARIO DA ATENE: il pericolo di manifestare 

 

 

 

di Teodoro Andreadis


Alla fine quel che molti temevano è successo: la crisi economica greca, da ieri, conta tre morti. Lavoratori della banca Egnatia-Marfin rimasti bloccati tra le fiamme e morti per asfissia. Quando la grande manifestazione dei sindacati Adedy Gsee e Pame, si era quasi conclusa, un piccolo gruppo di incappucciati, che usano autodefinirsi anarchici, hanno rotto le vetrine e la porta di ingresso della Marfin. Dopo aver cosparso il pavimento del piano terra di benzina, i «kukuloforoi»- gli incappucciati- hanno gettato una serie di molotov, facendo scoppiare un incendio che si è propagato molto velocemente ai piani superiori. Gran parte degli impiegati è riuscita ad arrivare alle finestre ad ai balconi, a chiedere aiuto e a respirare. In tre peró, due donne e un uomo, hanno cercato di arrivare al terrazzo, sperando in un elicottero.

Prima di poter uscire all'aria, il fumo li ha storditi. Si sono accasciati per terra e hanno smesso di respirare. Morti assurde, una tragedia che sprofonda il paese nel lutto e complica una situazione giá  di per sè molto difficile. Un paese sotto pressione, che adotta misure economiche uniche nel loro genere. Centinaia di migliaia di lavoratori in marcia, nelle vie centrali di Atene - Tritis Septembriou, Panepistimiou, Stadiou, piazza Syntagma - per chiedere che chi ha rubato paghi, che chi lavora abbia un trattamento dignitoso. E negli uffici della Marfin, tre impiegati morti. Trentadue, trentacinque e trentasette anni. Una della due donne era incinta. Si poteva evitare la folle incursione, e come? Perché la polizia non ha saputo controllare le «code» impazzite del corteo? E ora, come proseguiranno le proteste dei lavoratori? Quindici persone sono rimaste ferite in altri, violenti scontri con la polizia - anche davanti al parlamento di Atene - sei persone sono state arrestate. Spranghe di ferro e legno da una parte, lacrimogeni e manganelli dall'altra. Scene da guerriglia urbana che hanno messo in ombra la protesta pacifica della stragrande maggioranza dei manifestanti.

Anche a Salonicco da decenni che non c'era un uso di lacrimogeni cosí massiccio. Gli «incappucciati» hanno anche cercato di dare alle fiamme un palazzo del ministero dell'economia ed una sede della Provincia di Atene. Dopo che la notizia della morte dei tre lavoratori della Marfin si è diffusa tra giornalisti e manifestanti, i canali televisivi e le radio hanno deciso di interrompere lo sciopero e di informare gli ascoltatori. «Siamo tutti scossi dalla morte di nostri tre concittadini che sono rimasti vittime della cruda violenza omicida» ha dichiarato Papandreou in parlamento. Il leader socialista greco ha fatto appello allo spirito di responsabilitá  per la difesa della democrazia e della coesione sociale ed ha lasciato intendere, che se avesse potuto, non avrebbe firmato i tagli di pensioni e salari.

La Grecia, è divisa, tra chi spera e chi, alla fine del tunnel, intravede giá  lo spettro del fallimento. Nuove mobilitazioni dei lavoratori sono state indette per dopodomani. Ieri, ad Atene, c'era una situazione surreale. Un enorme corteo ha percorso tutte le vie del centro. Si ingrossava sempre piú a ogni incrocio, al grido di «kleftes, ferte piso ta leftá  » (ladri, ridateci indietro i soldi). Appena, si è diffusa la notizia della morte dei tre bancari, la folla sterminata è piombata in un silenzio di lutto e smarrimento. L' Europa, ora, parla di nuovi aiuti - anche dopo il limite giá  fissato al 2013. Ma molti commentatori, in Grecia, insistono sul fatto che sarebbe bastato intervenire due mesi fa per limitare la speculazione, i tagli agli stipendi e evitare queste tre morti assurde. Gran parte dei partecipanti alla mobilitazione di ieri, non erano mai scesi in piazza. Molti giovani temono di non poter studiare, di non trovare lavoro e di vedere scomparire la pensione dei loro genitori.

E non solo. C'è una paura ancora piú forte: dover accettare tre anni di «lacrime e sangue» senza alcun vantaggio. Le banche creditrici riavranno i loro soldi, ma il rischio è che l'economia greca potrebbe non ripartire, essere ridotta al fallimento. Quando il paese sará  giá  stremato, e avrá  giá  esaurito ogni energia. Forse non sará  cosí. Forse in Europa peseranno anche le ragioni della politica e non solo quelle dei contabili. Ma nessuno, oggi, ne ha certezza. ሠmolto probabile che entro la fine della settimana vengano annunciate nuove misure che andranno a completare il pacchetto anticrisi. Papandreou ha chiesto il sostegno di tutte le forze politiche e lascia intendere che l'alternativa sarebbe un governo di unitá  nazionale. Si naviga a vista, si aspetta di capire se la cancelliera Merkel smetterá  di porre condizioni sempre piú rigide. Ma la stragrande maggioranza dei greci, prima di ogni altra cosa, ha una richiesta semplice e chiara: punire i politici che hanno portato il paese sull'orlo del baratro, imporgli il costo morale e penale di questo disastro.

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