News per Miccia corta

06 - 05 - 2010

Palandri da Venezia a Londra

(il manifesto)


Orsola Casagrande


VENEZIA
√°ňÜ uscito in questi giorni per Bompiani I fratelli minori, il nuovo romanzo di Enrico Palandri. Veneziano, Palandri ha lasciato l'Italia nel 1980 e dopo il successo di Boccalone (romanzo di una generazione, quella del '77 ma anche di quella successiva e un po' precursore come sostiene qualcuno del concetto di moltitudine negriana). Nei suoi libri come nella sua biografia personale si incrociano ricerca e un lavoro intenso sul s√©, sulle relazioni fra persone, sull'andare e venire, sullo stare abbastanza bene ovunque ma mai benissimo in alcun posto. I fratelli minori √® un po' la conclusione di questo percorso di ricerca. Una fine dove trionfano le persone, e soprattutto le persone implicate le une nelle altre. La storia √® su due livelli temporali, gli anni '70 e gli anni 2000. I due fratelli Martha e Julian (un po' inglesi e un po' italiani) figli di un famoso cantante d'opera veneziano, scelgono l'una di cambiare identit√°¬† per evitare il peso del padre (anche Martha vuole cantare opera) e l'altro - il fratello minore - cercher√°¬† tutta la vita di 'evitare' gli altri. Il '77 e l'Italia degli anni di piombo entrano nel personaggio di Giovanni (fidanzato di Martha). Ma √® il ragionare sull'identit√°¬†, sull'esilio, sugli altri il cuore del libro. Perch√© sono le questioni con cui si dibatte Palandri da anni.
¬ęHo iniziato questo libro - dice lo scrittore - diversi anni fa. Mi sono accorto che avevo scritto pi√ļ o meno con la stessa voce, rivolgendomi a un nucleo di temi abbastanza simili tra di loro fin da un altro mio libro, Le pietre e il sale. Voglio che il romanzo sia autonomo - aggiunge - per√≥ per me √® un po' la conclusione di un percorso cominciato quando sono andato in Inghilterra nel 1980¬Ľ.
Andare in un luogo diverso ha permesso anche di continuare a ragionare su quanto accaduto nel tuo passato, negli anni '70.
Sí. I miei sono libri che hanno a che fare con l'espatrio, il fallimento degli anni '70, il superamento di questo fallimento. Ma non come il superamento proposto in Italia, cioè sostanzialmente con la figura del pentimento e del ravvedimento. Io non mi sono né pentito né ravveduto, io mi sono continuato. Credo che il pentimento sia una brutta figura perché tende a nascondere il percorso che hai fatto, tenta di rinascere non sulla storia ma su un altro piano. E di questo non mi fido. Non che l'altro piano non esista, la metafisica è sempre qualcosa che accompagna ed è parallela. Ma non credo che si possa uscire dalla storia per andare nella metafisica. Per questo il pentimento come pura morale che si oppone a ció che hanno prodotto le circostanze, le classi sociali, i conflitti, non mi interessa. Purtroppo questa è stata la figura con cui si sono chiusi gli anni '70. Io penso che noi siamo stati sostanzialmente la prima generazione che usciva da Yalta, non solo in Italia, in Inghilterra e siamo stati bloccati dal compromesso storico, cioè dai custodi di Yalta, il Pci e la Democrazia cristiana che erano i custodi dell'accordo siglato nel secondo dopoguerra. Sia da destra che da sinistra hanno visto nei movimenti qualcosa di inaccettabile perché andava da un'altra parte, anche se era la stessa cosa che accadeva in Inghilterra, in Francia, in America. Ma qui è stato tutto legato alla storia del terrorismo che invece era un fatto minore, legato molto alla storia del comunismo e non dei movimenti, in cui si poteva passare dai movimenti ma per disperazione, per sfiducia nella societá , nella possibilitá  di cambiare, di essere nella societá . Nel terrorismo c'era proprio quell'atto disperato che ho cercato, nel libro, di rendere nel personaggio di Giovanni. Non voglio dire nulla in generale sul terrorismo, ma ho cercato di avvicinarmi alle motivazioni del fallimento personale, di esposizione alla differenza sociale che è un tema che ricorre un po' in tutto in libro. Mi è interessato molto analizzare come i personaggi che ho costruito sentono la propria condizione sociale e quella degli altri e come questi cambiamenti di status hanno un effetto profondo nella vita sentimentale, quando pensano di innamorarsi, nei revanscismi, in quello che si trascinano. C'è come una storia sociale privata che è una specie di biografia del singolo.
Essere inglesi e italiani era bello, pareva di non dover pagare debiti di appartenenza né a un paese né all'altro. Questa frase del libro sintetizza bene quello che si prova a stare un po' di qua e un po' di lá .
Sono andato a vivere in Inghilterra per la prima volta nel 1980. Allora avevamo una sorta di permesso di soggiorno, mentre ora basta un passaporto e abbiamo una moneta unica. Voglio dire, le cose sono davvero molto cambiate. Per questo penso sarebbe interessante vedere quali sono davvero i rapporti reali nel leghismo nostrano. Quali sono i rapporti della lega con le badanti, con i migranti. C'√® un tessuto sotto il razzismo che √® molto pi√ļ complicato. Soprattutto nel Veneto, non pu√≥ essere una reazione di un paese isolato che improvvisamente vede spuntare dei neri. Si tratta di una reazione alla societ√°¬† in cui stai vivendo e con cui hai molti rapporti e che non vedi, a cui non vuoi dare cittadinanza, e allora il razzismo diventa la giustificazione morale della schiavit√ļ, del fatto che tu a queste persone non riconosci alcun diritto e le tieni in una condizione di fragilit√°¬† anche di permanenza, dipendesse da te non gli daresti il permesso di soggiorno, per√≥ ne hai un bisogno disperato e sono i nuovi schiavi e in realt√°¬† reintroduce un progetto terribile. Il multiculturalismo √® stato un tentativo di rispondere a questa nuova realt√°¬†, con molti limiti, ma tentativo di articolare (viene dagli Usa) le diversit√°¬† in una compresenza in cui i diritti civili sono consentiti a tutti quelli che ci stanno e non dipendono dall'identit√°¬†. l'identit√°¬† deve diventare qualcosa di diverso.
Qui si inserisce il tuo lavoro sull'identitá .
Ho lavorato molto su me stesso, per la mia biografia. In fondo il concetto di identit√°¬† nazionale √® abbastanza recente, basta leggere le memorie di Casanova, Goldoni, Russeau, autori settecenteschi che non avevano questa idea di stato nazione. L'Europa era un territorio pi√ļ poroso. Il passaporto non era qualcosa per entrare ma era qualcosa per uscire dal tuo signore. L'identit√°¬† nazionale che oggi si sta disfacendo √® consistita nell'identificazione di 3 elementi fondamentali: identit√°¬† territoriale, identit√°¬† tra territorio e lingua e identit√°¬† tra territorio, lingua e cultura. Ma di fatto questi tre elementi non vanno mai insieme, perch√© la lingua cambia, la cultura cambia. perch√© a meno che tu non faccia il tentativo dei fascismi di tenere fuori le influenze straniere, per forza la gente cresce leggendo culture altre... quindi i contenuti culturali non si identificano con la lingua e neanche con i territori. L'identit√°¬† √® quella familiare per prima cosa. E per Martha nel libro questa √® quella di cui liberarsi anche per le scelte di vita che fa. Pi√ļ profondamente c'√® il rapporto con il padre che √® terribile. Emanciparsi dal padre √® un grande lavoro, per gli uomini come le donne, in maniera diversa.
E poi ci sono i fratelli minori.
C'√® nei fratelli minori l'attrazione per un pezzo di vita che √® stata vissuta da qualcuno pi√ļ grande di te che non √® il padre. C'√® un fondo che √® il fatto che noi siamo implicati gli uni negli altri. L√≠ c'√® quello che in un'altra epoca per me sarebbe stato il socialismo, e forse ancora lo √®. La fiducia nell'altro. √°ňÜ sempre un equilibrio difficile... Per√≥ sono questi due elementi, l'individuo, quello che la persona √® e deve cercare di essere fino in fondo e la societ√°¬†, il rapporto con gli altri ma non gli altri in astratto. Ma le persone che amiamo. E quello √® gi√°¬† il socialismo e non √® vero che si pu√≥ chiudere in una famiglia, in una identit√°¬† territoriale. Gli altri √® un termine universale in cui noi biograficamente siamo coinvolti in maniera diversa. Ma il fatto che queste cose contino e ti costruiscano fin da piccolo. E quello che √® pi√ļ doloroso per i fratelli minori √® che non √® una cosa felice. √°ňÜ dolorosa ma necessaria. Perch√© ci sono conflitti. Il rapporto con i nostri fratelli, siamo i primi, i secondi, gli ultimi. √°ňÜ un conflitto che va portato. Nel mondo noi saremo sempre strutturati da questa posizione nella famiglia. C'√® chi cerca di eliminare i fratelli minori, chi cerca di costruirsi spazio perch√© non ne aveva in casa. Vorrei che questo libro venisse inteso come un libro sulla fraternit√°¬†. Essere implicati gli uni negli altri √® il reale che ha questo aspetto non felice ma cos√≠ profondamente necessario. Che noi siamo al mondo perch√© siamo tra gli altri. Al contrario il modello che ti illude che in fondo attraverso il lavoro e la ricchezza ci si pu√≥ sottrarre agli altri, in realt√°¬† non √® vero. √°ňÜ illusorio.
Quello che si è cercato di dire anche negli anni '70.
A un certo punto negli anni '70 mentre un gruppo di persone si erano incatenati in piazza per protesta contro degli arresti e io ero a Radio Alice con Julian Beckett e Judith Malina che avevano appena fatto uno spettacolo e c'era stata una carica. Ho fatto nella notte una intervista lunghissima... parlavamo della violenza e loro erano molto pacifisti. Judith Malina ha detto, ¬ęsai, un movimento non √® solo manifestazioni, organizzazioni, pu√≥ anche essere un libro, uno spettacolo di teatro e tu puoi essere anche molto solo in una citt√°¬† di provincia ma capisci che c'√® un mondo intorno a te, che ti assomiglia, con cui puoi avere un contatto¬Ľ.

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