News per Miccia corta

04 - 06 - 2006

Continuano gli attacchi a Sergio D'Elia



(dal Corriere della Sera, 4 giugno 2006)

Da Prima Linea alla nonviolenza. ┬źE ora la pena d'infamia┬╗


Quando lo chiama al microfono, il presidente dell'assemblea prova a scherzare: ┬źAdesso Sergio D'Elia, l'uomo copertina di oggi┬╗. Lui prende la parola, ma si sente che la tensione non s'├Ę sciolta con quella battuta: ┬źSpero di essere breve, compagni, anche se credo che non lo sar├│┬╗. Applauso di solidariet├í┬á del comitato dei radicali italiani riunito nella sede del partito. D'Elia comincia affrontando i nodi politici che riguardano la Rosa nel Pugno e il suo programma. Ai compagni di oggi dice che ┬źi pacs fanno bene all'economia e l'economia liberale fa bene ai pacs┬╗. E ancora s'intrattiene sull'┬źamore per il diritto e la legalit├í┬á┬╗, sulla necessit├í┬á di ┬źgovernare con laicit├í┬á, prudenza, ragionevolezza, senza fondamentalismi┬╗. Tutt'altre parole rispetto a quelle di trent'anni fa, ┬źquando ero un terrorista di Prima Linea┬╗, ricorda senza infingimenti, e la sua organizzazione teorizzava, ad esempio, che ┬źl'eliminazione di un nemico non ├Ę un atto isolato di rappresaglia, ma un'azione precisa contro i centri di comando dell'attacco antiproletario┬╗. Allora Sergio d'Elia era ┬źun combattente┬╗, oggi ├Ę un deputato al Parlamento italiano dopo vent'anni di militanza nel partito della nonviolenza per antonomasia e pi├║ di dieci nell'associazione ┬źNessuno tocchi Caino┬╗ contro la pena di morte nel mondo. E con i ┬źcompagni┬╗ del presente, terminata l'analisi della situazione politica, si sofferma sulla polemica che lo coinvolge: ┬ź├í╦ć una questione che non riguarda solo me. In gioco non ├Ę la mia storia, ma la storia di questo Paese, lo Stato di diritto, il senso del carcere e della pena, l'articolo 27 della Costituzione┬╗. Quello dov'├Ę scritto che ┬źle pene devono tendere alla rieducazione del condannato┬╗.
In fondo l'ex terrorista Sergio D'Elia - gi├í┬á dissociato e per questo con la pena dimezzata e interamente scontata, ┬źriabilitato┬╗ da una corte d'appello su parere conforme della Procura generale - pu├│ essere portato a esempio vivente di applicazione di quell'articolo. Rieducazione alla democrazia. E quasi lo rivendica, quando all'assemblea radicale dice: ┬źNell'Italia che dovrebbe essere uno Stato di diritto vige ancora una pena che esisteva solo nel Medio Evo: ├Ę la pena d'infamia, per cui vieni marchiato a vita e della quale non ti puoi pi├║ liberare. Beh...┬╗, pausa dovuta a un groppo di emozione, ┬źio credo di aver subito┬╗, applauso di incoraggiamento, voce tremante, ┬źe di stare subendo questa pena. Vi ringrazio┬╗. Fine dell'intervento e applauso convinto di sostegno all'onorevole che nel suo discorso ha solo accennato al ┬źdolore dei parenti delle vittime che non vorrei offendere neanche con il solo parlarne┬╗, ma ritiene di avere il diritto ┬źdi non essere condannato a guardare solo al mio passato e al male che ho lasciato alle spalle┬╗.
Per ottenere la ┬źriabilitazione┬╗ che gli ha permesso di essere eletto alla Camera, D'Elia ha raccolto 15 lettere di persone offese in cui le vittime o i parenti delle vittime dei reati commessi dichiarano di considerare chiusi i conti con il condannato. Tra queste non c'├Ę quella dei familiari dell'agente di polizia ucciso a Firenze il 20 gennaio 1978, omicidio per il quale D'Elia ├Ę stato condannato per ┬źconcorso morale┬╗. Quel giorno lui era a Roma, agli atti del processo c'era la ricevuta di un albergo a provarlo, ma come dirigente di Prima Linea in Toscana gli fu attribuito anche quel delitto. Del resto lo stesso d'Elia si assunse, davanti ai giudici, la responsabilit├í┬á di tutte le azioni del gruppo. Ci sono invece le lettere dei dirigenti di alcune banche rapinate, e quelle di un gruppo di agenti di custodia sequestrati e feriti durante una rivolta carceraria. I quali hanno dato il loro assenso alla riconquista dei diritti civili da parte di chi, un tempo, li considerava nemici da annientare, se necessario.
Chiusi i conti con la giustizia D'Elia ha voluto riaprire quelli con la politica attraverso tutt'altri metodi, fino ad approdare alla Camera. Un tempo al suo fianco in Prima Linea c'era Sergio Segio, anche lui dissociato, che a differenza di d'Elia ha scelto il sociale come terreno d'impegno. ┬źSimbolicamente - dice - la vicenda di Sergio conferma la forza della democrazia e la sua vittoria sulle armi e sull'intera nostra esperienza┬╗. Chi invece negli anni di piombo impugn├│ le armi e uccise sul fronte opposto del terrorismo nero ├Ę Valerio Fioravanti, che si ritrova oggi al fianco di d'Elia in ┬źNessuno tocchi Caino┬╗. Lui per decisione autonoma s'├Ę dato la ┬źpena aggiuntiva┬╗ di non fare politica attiva e pubblica, ┬źma penso che Sergio ne abbia tutto il diritto - commenta -. Lui non s'├Ę presentato come reduce di una stagione, del '68 o del '77, bens├ş in tutt'altra veste. E poi se nel centrodestra la sua elezione fa scandalo forse ├Ę anche colpa di come in quello schieramento hanno trattato le vittime del terrorismo: in nome del rispetto e della memoria potevano farsi carico di candidare dei familiari di persone colpite, come hanno fatto a sinistra, e forse oggi avremmo situazioni e reazioni diverse┬╗.

Giovanni Bianconi





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