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News per Miccia corta

01 - 05 - 2010

``Bastava un po' di zucchero per salvare Stefano Cucchi``

(la Repubblica)

 

CARLO PICOZZA


ROMA - Bastava un cucchiaio di zucchero sciolto in un bicchiere d'acqua per salvare Stefano Cucchi, il trentunenne arrestato sano alle 23.30 del 15 ottobre scorso e morto sei giorni dopo disidratato, denutrito, con il corpo segnato da fratture e altre lesioni, nel padiglione carcerario dell'ospedale Sandro Pertini. In tredici finiranno sotto processo. Per i tre agenti penitenziari sospettati di aver pestato Cucchi nel sotterraneo del tribunale le accuse sono di lesioni e abuso di autoritá . Sono di omissioni, negligenze, abbandono di incapace con l'aggravante di averne causato la morte per i sei medici e i tre infermieri del padiglione carcerario del Pertini. Si tratta di favoreggiamento, abuso d'ufficio e falsitá  ideologica, infine, per Claudio Marchiandi, direttore dell'ufficio Trattamento del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, e per uno dei sei medici, Rosita Caponetti, che si sarebbe prestata, «istigata» dal primo, «a indicare falsamente nell'esame obiettivo della cartella clinica di ingresso del paziente che le sue condizioni generali erano buone».
L'atto di fine indagine depositato dai pm Francesca Loi e Vincenzo Barba, riconosce di fatto che all'origine del decesso di Stefano Cucchi c'è stata l'aggressione (o piú di una?) con le conseguenti lesioni che hanno portato il giovane prima in una corsia ospedaliera, poi alla morte. Di fatto l'accusa di omicidio preterintenzionale, formulata all'inizio delle indagini, cacciata dalla finestra potrebbe rientrare dalla porta della richiesta di rinvio a giudizio. Dalla descrizione che i pm fanno del pestaggio emergono particolari inquietanti e, forse, l'ipotesi che un'aggressione si fosse giá  consumata: «In concorso tra loro gli agenti carcerari Nicola Minichini, Corrado Santantonio, Antonio Domenici, abusando dell'autoritá , spingendo e colpendo con calci Stefano Cucchi, lo facevano cadere in terra causandogli politraumatismo, lesioni e frattura alla IV vertebra sacrale». Ma perché si sono accaniti cosí contro il detenuto? Per «farlo desistere dalla richiesta di farmaci e dalle continue lamentele». In altre parole, Cucchi soffriva, voleva essere curato, chiedeva medicine. Forse era giá  stato aggredito? Quando? Da chi? E perché? Il processo dirá . Intanto, Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, commenta: «La condotta degli agenti, cosí come esce dall'avviso di fine indagine, segna l'inizio della fine di Stefano».
Anche per i medici (Aldo Fierro, Stefania Corbi, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite, Silvia Di Carlo) e gli infermieri (Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe) è caduta l'originaria accusa di omicidio colposo. Ma a ben vedere, la morte viene addebitata non piú solo alla negligenza, ma all'abbandono totale del malato che, immobilizzato dai diversi traumi, era incapace di provvedere a se stesso. Ora i sei medici rischiano otto anni di carcere. Piú grave la posizione di uno di loro che, su «istigazione» di Marchiandi, si sarebbe prestato ad "aggiustare" la pratica Cucchi. Il dirigente carcerario, alle 18 del 17 ottobre, il giorno dopo il pestaggio, si è recato al Pertini, pur essendo fuori servizio, con l'intenzione di orientare la destinazione del giovane: piuttosto che in un reparto ospedaliero idoneo, in una corsia carceraria dove a farla da padrona sull'assistenza è la pena. Dopo «l'istigazione», la compiacenza del medico di turno, con la certificazione che Stefano Cucchi fosse in «buone condizioni» di salute: «I due - scrivono i pm - intenzionalmente gli procuravano un danno ingiusto, di rilevante gravitá  nel ricoverarlo in un centro inidoneo». «La realtá  - dice Ilaria Cucchi - è peggiore dell'immaginazione: Stefano è stato picchiato in modo brutale e, per coprire l'aggressione, è stato lasciato morire in un luogo e con personale non adatti, come non si dovrebbe fare neanche con gli animali».