News per Miccia corta

30 - 04 - 2010

VERONA. Il pm: «Picchiatori ultras legati all`estrema destra»

(il manifesto)

 


Paola Bonatelli



VERONA
Nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2008, a Porta Leoni, centro storico di Verona, tre ragazzi vengono aggrediti con uno stupido pretesto - una sigaretta rifiutata - da un gruppo di cinque persone, che, dopo la violenza, fuggono. Nicola Tommasoli, una delle tre vittime dell'aggressione, colpito alla testa, entra in coma e muore il 5 maggio. Dei cinque presunti aggressori - tutti piú o meno tifosi dell'Hellas Verona, tre dei quali legati a formazioni di estrema destra - uno si costituisce tre giorni dopo il fatto, gli altri vengono arrestati dalla polizia, due a distanza di qualche giorno, gli ultimi due al ritorno dalla loro fuga all'estero. Incarcerati per alcuni mesi, i cinque vengono processati in Corte d'Assise a Verona. Imputati di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi (la sigaretta non data) e di rapina (poi trasformata in violenza privata) ai danni di un giovane punk incontrato prima di Tommasoli e amici, costretto a consegnare alcune spillette, quattro vengono condannati a pene rilevanti (dai 10 ai 14 anni), uno viene assolto dal reato piú grave ma condannato a una pena lieve (sospesa) per la violenza privata ai danni del ragazzo punk. Attualmente i quattro condannati stanno scontando la pena presso il loro domicilio, mentre si attende il processo d'appello. Nel frattempo si sono consumate altre violenze di stampo squadrista, come quella a Francesca Ambrosi e ai suoi amici, conclusasi con altre condanne, e lo spintone che gettó a terra il procuratore Schinaia, "reo" di aver ordinato l'arresto, per il pestaggio dell'Ambrosi, del fratello dello "spintonatore".
Oggi la cittá , che pure nei giorni della morte di Nicola reagí con grande solidarietá  (ricordate la ringhiera di Porta Leoni piena di fiori, lettere e biglietti?), sembra immemore, in tutt'altre faccende affaccendata. Il Comune di Verona, che si costituí parte civile al processo per l'omicidio di Nicola per «tutelare l'immagine della cittá », è occupato a cambiare il tessuto urbanistico e la vita futura dei suoi amministrati. Tra progetti faraonici - il traforo delle Torricelle, in pratica un'autostrada che buca le colline, lo "sviluppo" dell'area delle ex Cartiere, con grattacieli da quaranta metri a ridosso del centro e strade attorno giá  molto intasate di traffico - e "ordinanze per il decoro", il sindaco leghista Flavio Tosi - giá  condannato con altri cinque del Carroccio per propaganda razzista - e la sua giunta sembrano aver dimenticato le pesantissime parole pronunciate dal primo cittadino all'indomani dell'omicidio di Tommasoli: «Non fa storia, capita una volta su un milione. La sinistra radicale dovrebbe smetterla di strumentalizzare quanto accaduto (...) e smetterla di criminalizzare la nostra cittá ».
Ora la memoria di Tosi e soci subirá  una bella rinfrescata, dato che il procuratore capo Mario Giulio Schinaia, lo "spintonato", ha dato notizia di aver concluso le indagini relative alle numerose violenze perpetrate soprattutto in centro storico a Verona, per cui nel 2007 - l'inchiesta era stata avviata dall'allora procuratore capo Guido Papalía, attualmente a Brescia - furono perquisite le abitazioni di 17 giovani veronesi, tutti indagati per associazione a delinquere finalizzata alle lesioni e violazione della legge Mancino (vedi il manifesto, 3 luglio 2007). Tra loro, anche due dei condannati per l'omicidio Tommasoli. Dalle "camerette" dei perquisiti emersero allora armi da taglio, manganelli, petardi, libri negazionisti, bandiere con svastiche e celtiche, berretti e sciarpe dell'Hellas Verona, insomma tutto l'armamentario dell'ultras della famigerata curva sud con simpatie neonaziste.
Sulla conclusione delle indagini abbiamo sentito il procuratore capo Schinaia: «áˆ stato un lavoro certosino, ho elencato e descritto tutti i fatti dello stesso tipo, gravi e sintomatici, rintracciando le responsabilitá  di ognuna delle persone coinvolte nell'indagine. Nei casi in cui ho trovato la prova della responsabilitá  nei fatti denunciati, ho provveduto al rinvio a giudizio, per i casi sospetti ma non comprovati all'archiviazione. Per ora non posso fare nomi, perché la notifica degli atti deve andare a buon fine. Posso dire che si tratta di almeno una quindicina di episodi di violenza, con tipologie e comportamenti analoghi, avvenuti soprattutto il sabato sera e in concomitanza con le partite dell'Hellas, dietro ai quali c'è la stessa matrice ideologica di estrema destra». Sta dicendo che risultano evidenti le connessioni tra gli ultras dell'Hellas e l'ideologia neofascista e/o neonazista. Una tesi della sinistra radicale cittadina sempre negata dall'amministrazione locale e non solo. «Esattamente. C'è un collegamento tra la fascia piú oltranzista della tifoseria del Verona e quella matrice ideologica. Tali connessioni evidenziano una caratteristica comune ai fatti di violenza, sempre piú frequenti, sempre analoghi, culminati con l'apice della morte di Tommasoli ma proseguiti con il pestaggio della Ambrosi e con la violenza al sottoscritto». Quindi l'ipotesi di reato comprenderá  la violazione della legge Mancino? «Certo, anche perché non ho ravvisato in questi comportamenti nessuna valida ragione. L'aggravante della Mancino emerge dalla lettura d'insieme di questi documenti ma ci tengo a dire che, anche se il fenomeno, visto l'andamento dei processi, è in calo, questi comportamenti non sono solo affari dei magistrati ma anche della scuola, della famiglia, delle istituzioni, della societá  insomma».

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