News per Miccia corta

29 - 04 - 2010

Jean Paul Sartre. Sulle orme di un pensiero aperto

(il manifesto)

 


Rimossa dalla scena pubblica la figura dell'intellettuale impegnato, la sua riflessione attorno al rapporto tra l'universale e il particolare puó tuttavia costituire una bussola per orientare la prassi teorica fuori dalle secche di un disimpegnato specialismo

Claudio Tognonato


¬ęC'era una folla immensa: circa cinquantamila persone, soprattutto giovani. Qualcuno batteva contro i vetri del furgone: erano per la maggior parte fotografi che appoggiavano gli obiettivi contro i finestrini per sorprendermi. Alcuni amici di Les Temps Modernes formarono una barriera dietro la vettura, e tutto intorno, spontaneamente, degli sconosciuti fecero catena dandosi la mano. Nel complesso, lungo tutto il tragitto, la folla fu disciplinata e calorosa: √°ňÜ l'ultima manifestazione del '68, disse Claude Lanzmann¬Ľ. Cos√≠ ha ricordato Simone de Beauvoir il funerale di Jean-Paul Sartre nel suo libro La cerimonia degli addii. Un'altra voce, Olivier Revault d'Allonnes, racconta che suo figlio, tornando sfinito dal cimitero di Montparnasse, gli disse: ¬ęVengo dalla manifestazione contro la morte di Sartre¬Ľ.
Restare vivo, per Sartre era non accettare n√© onorificenze n√© premi, perch√© non voleva essere istituzionalizzato. Nel 1964, dopo il clamoroso rifiuto del Premio Nobel per la Letteratura afferm√≥, in un'intervista a Le Nouvel Observateur, che ¬ęse avessi accettato il Nobel - anche se a Stoccolma avessi fatto un discorso insolente, il che sarebbe assurdo - sarei stato recuperato¬Ľ. Oggi, nell'apogeo della societ√°¬† dello spettacolo, la sua rinuncia appare ancora scandalosa.
Provinciali e frammentati
La morte di un filosofo mette fine al suo pensiero, ma le pagine da lui scritte hanno la possibilit√°¬† di sopravvivere. Sartre diceva che per essere immortale si deve morire. Ed ecco che il 15 aprile di 30 anni fa, a 75 anni, Sartre moriva. Era la morte del principale rappresentante della rive gauche parigina, simbolo del filosofo engag√©, nonch√© autore prolifico. ¬ęMai un giorno senza una riga¬Ľ, dichiarava in una pagina di Les Mots, la sua autobiografia, anche se dal 1972, quasi cieco, era stato costretto a esprimere il suo pensiero solo attraverso interviste.
Alcuni studiosi hanno considerato Sartre ¬ęl'ultimo filosofo totale¬Ľ (Alain Renaut, Sartre, le dernier philosophe). Con Sartre, sostiene infatti Renaut, finisce una epoca, finisce la prassi teorica che vuole integrare l'universale nel singolare. Dopo Sartre comincia a prevalere l'intellettuale specifico che preferisce intervenire sulle tematiche che √® in grado di conoscere con autorevolezza. Dopo Sartre, l'intellettuale rinuncia cio√® al suo carattere universale per limitarsi a intervenire su materie circoscritte. Si passa dalla concezione dell'intellettuale totale a quella, sulla scia di Michel Foucault e Pierre Bourdieu, dell'intellettuale specifico. Per Bourdieu, la figura dell'intellettuale collettivo, quella del normalien che ha la risposta pronta su tutto, arrogante e piccolo borghese, √® proprio incarnata da Sartre. Dir√°¬† addirittura che: ¬ęSenza dubbio √® a proposito del ruolo dell'intellettuale che ho cominciato a costruire me, esplicitamente contro l'immagine di Sartre¬Ľ.
Difficile pronunciarsi su questo mutamento della concezione della figura dell'intellettuale, perch√© √® difficile capire quanto l'¬ęintellettuale specifico¬Ľ sia responsabile della frammentazione del pensiero. E difficile √® stabilire se la valanga di studi circoscritti, puntuali su un singolo tema, originati da quella frammentazione, abbia finito o meno di alimentare un generalizzato disimpegno degli intellettuali.
√°ňÜ per√≥ certo che, dagli anni Ottanta, la filosofia e la sociologia si sono atomizzate in una miriade di studi, rinunciando cos√≠ a proporre una visione ¬ęglobale¬Ľ del vivere in societ√°¬†. E cos√≠ accade che nel presente l'¬ęintellettuale specifico¬Ľ conosce bene la produzione teorica della propria disciplina e nulla pi√ļ. L'orizzonte diviene cos√≠ limitato a un ¬ęprovincialismo globale¬Ľ del sapere. Per Sartre, invece, l'intellettuale, e il filosofo in particolare, doveva essere in grado di passare dalla conoscenza specifica all'universo che la contiene e di cui √® parte, perch√© l'universale non √® un orizzonte, ma una meta raggiungibile. Introducendo il suo lavoro su Gustave Flaubert scriver√°¬† che ¬ęogni informazione situata al proprio luogo diventa la porzione d'un tutto in continuo divenire e, in pari tempo, rivela la sua omogeneit√°¬† profonda con tutte le altre¬Ľ. Sar√°¬† necessaria una dialettica esistenziale che proceda attraverso un metodo che riesca ad articolare il temporalizzarsi dell'assoluto universale nel singolare.
Una costellazione in divenire
Riguardo alla produzione filosofica di Sartre si √® spesso parlato di due momenti distinti: il primo gira intorno a L'essere e il nulla, scritta nel 1943, mentre il secondo ha come riferimento la Critica della ragione dialettica I, scritta nel 1960. Gli interpreti della sua produzione teorica si dividono cos√≠ tra chi vede una discontinuit√°¬† tra il primo ed il secondo Sartre e quanti rintracciano una sostanziale continuit√°¬† nella sua opera. Al di l√°¬† delle diverse interpretazioni, la lettura delle opere di Sartre evidenzia un frequente cambiamento di posizioni. Ma pi√ļ che di diversi periodi, per restare nel lessico sartriano, si dovrebbe parlare di un d√©passer, di un movimento dialettico che supera conservando e conserva superando.
Benché sia lo stesso Sartre a confessare che è stata l'esperienza della guerra che lo ha condotto ad aderire al marxismo, il filosofo francese non ha peró mai rinnegato le posizioni assunte ne L'essere e il nulla. Se le prime opere hanno un carattere metafisico, ció è dovuto ad un diverso approccio. Nei primi testi è interessato al pensare teoretico; negli studi successivi è invece interessato alla prassi. Ma come ha scritto Raymond Aron nella Histoire et dialectique de la violence, la filosofia sartriana è rimasta essenzialmente ancorata alle stesse proposizioni iniziali. Dal primo periodo nascono cioè opere come L'immaginazione, Idee per una teoria delle emozioni, L'essere e il nulla o gli stessi Quaderni per una morale; nel secondo periodo prendono forma la Critica della ragione dialettica e i diversi studi su Baudelaire, Genet, Freud, Mallarmé, Tintoretto, Flaubert.
In altri termini, le tematiche sociali prendono posto nei suoi libri a partire proprio dalla Critica della ragione dialettica, sebbene negli ultimi anni Sartre abbia confermato molte posizioni sostenute ne L'essere e il nulla, dato che le basi fondamentali del suo esistenzialismo sono da rintracciare proprio nella costellazione dei lavori che ruotano intorno a questo testo. La stessa Critica della ragione dialettica √® infatti costruita sui principii della prima ontologia fenomenologica. Secondo il filosofo e antropologo italiano Sergio Moravia, ¬ęal di l√°¬† dei mutamenti anche notevoli intervenuti a livello concettuale e categoriale, resta infatti una concezione della filosofia come libera riflessione sintetico-totalizzante sulla realt√°¬†, rivolta a cogliere la verit√°¬† delle sue leggi onde trarne un'immediata indicazione per l'azione pratico-morale. Resta una profonda fiducia nell'Uomo e nella sua sempre rinascente capacit√°¬† di progettare il proprio destino contro ogni sorta di cose e di situazioni alienanti o pratico inerti¬Ľ.
Un pacato ateismo
Sartre vuole cio√® fondare un nuovo umanismo basato sull'accettazione della contingenza, proponendo una filosofia in grado di ¬ęrendere conto delle cose di tutti i giorni¬Ľ. Questo mondo si rivela nell'indiscussa evidenza dell'apparire delle cose e nella prepotente preminenza del presente. Sartre vuole cos√≠ partire da questa contingenza per contrastare il mondo disincantato della scienza e quello evanescente degli idealisti di ogni tempo, perch√© se l'essere umano √® la pietra miliare dell'esistenzialismo, √® altres√≠ il fondamento antropologico e morale di una realt√°¬† in cui non vi √® spazio per l'¬ęoltre umano¬Ľ. L'ateismo di Sartre √® tutto qui: si tratta della ricerca di un'esistenza piena e consapevole, senza false maschere o travestimenti che possano illuderlo, un'esistenza che non si oppone all'essere. L'essere cio√® non ha un'altra forma di esprimersi che tramite l'esistenza. L'accettazione dell'esistente, cos√≠ come si √® costituito, rappresenta l'umanesimo dell'antiumanesimo di Sartre. Senza Dio, senza un modello da
Da questo punto di vista, quando il filosofo francese afferma che l'esistenzialismo è un umanesimo vuole indicare, in realtá , il superamento della tradizione filosofica dell'umanesimo. Da questo punto di vista, quando il filosofo francese afferma che l'esistenzialismo è un umanesimo vuole indicare, in realtá , il superamento della tradizione filosofica dell'umanesimo. L'essere umano, centro della filosofia esistenzialista, non deve nulla alle convenzioni sociali e alle morali dominanti. Semmai, ha il compito di accettare la propria libertá .
Abbandonato e senza una morale che lo possa guidare, questo nuovo progetto di uomo √® una sfida quotidiana che attende di essere realizzata. L'esistenza per√≥, √® concepita come una forma di resistenza ai molteplici condizionamenti sociali che bersagliano l'individuo. L'esistenzialismo vuole recuperare un essere umano il quale non si riconosce pi√ļ nella propria scelta, ha ceduto le proprie aspirazioni, pi√ļ che agente si sente agito ed incapace di individuare s√© in ci√≥ che realizza. Non √® per√≥ questa una sfida privata e isolata, √® sociale perch√© riguarda tutti. Ma dare voce e azione al gruppo √® una scommessa che pu√≥ rivelarsi falsa. ¬ęIl gruppo - dir√°¬† Sartre nella Critica della ragione dialettica - non ha n√© potr√°¬† mai avere il tipo di esistenza metafisica che si cerca di attribuirgli (...) il supporto degli oggetti collettivi va ricercato nell'attivit√°¬† concreta degli individui¬Ľ. Gli oggetti collettivi sono dunque parassiti, esistono solo se sono agiti: altrimenti decadono e tornano nell'inerzia della materia.
Al di l√°¬† dei punti di vista sulla sua opera, l'obiettivo di Sartre √® stato sempre uno: abbattere i muri, portare sempre pi√ļ in l√°¬† il limite di ci√≥ che √® umano, un compito inderogabile per chi crede che la libert√°¬† √® una conquista plurale.

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