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News per Miccia corta

25 - 04 - 2010

Le piazze insanguinate del ``sol dell'avvenir``. E adesso è musica per ragazzi e ragazze

(la Repubblica)

 

 

MIRIAM MAFAI


Soppressa, per volontá  di Vittorio Emanuele III e di Mussolini, con un decreto del 19 aprile 1923, la festa del primo maggio sopravviverá  per molti anni, durante il fascismo, nella memoria degli sconfitti. Era stata, una volta, una festa, e qualcuno continuava a celebrarla, infilandosi un garofano rosso all'occhiello della giacca, o disertando il luogo di lavoro per andare in qualche osteria con la famiglia e qualche amico. In quegli anni in occasione del primo maggio, secondo la polizia, si registrarono attorno ad alcune fabbriche di Milano, Torino, Genova, lanci di volantini e scritte sui muri: povere e pericolose manifestazioni di protesta che si intensificheranno negli anni di guerra.
Ufficialmente soppresso insomma ma mai dimenticato, il primo maggio, dopo aver vissuto timidamente, clandestinamente anche nei venti anni del fascismo, riesploderá  subito dopo la Liberazione, come una grande festa dei lavoratori, secondo la tradizione che prevedeva il corteo, canti popolari, un allegro sventolio di bandiere, distribuzione di garofani rossi e, a conclusione, il comizio dei dirigenti sindacali.

cosí lo vivemmo a Roma subito dopo la Liberazione: gli edili, i disoccupati, i dipendenti pubblici, le donne, i giovani arrivati a frotte, a piedi, in bicicletta, sulle camionette, occuparono sventolando cartelli e bandiere e cantando, tutta piazza del Popolo. L'unitá  sindacale era di freschissima data e furono tre gli oratori: Pastore per i democristiani, Buschi per i socialisti e Di Vittorio per i comunisti. E, a sorpresa, alla fine, venne data la parola anche a una donna, Maddalena Secco, responsabile, se non sbaglio, della Commissione femminile della Cgil.
La grande festa del primo maggio - questa folla di operai e contadini felici - ispiró in quegli anni anche poeti e pittori. Ricordo certi quadri pieni di bandiere rosse; uno, in particolare, intitolato proprio Primo Maggio che Armando Pizzinato espose alla prima Biennale di Venezia dopo la Liberazione e che venne acquistato, con nostro stupore, dall'americana Peggy Guggenheim, e che da allora fa parte della sua collezione.
La festa del lavoro ebbe, negli anni delle grandi lotte per la riforma agraria, anche le sue vittime. Il primo maggio del 1947 una folla di contadini, con le loro bandiere, le donne e i bambini, arrivarono a Portella della Ginestra per celebrare la festa e chiedere la riforma in Sicilia. All'improvviso fu la sparatoria, che lascerá  a terra quattordici vittime, di cui tre bambini. Tre anni dopo in Abruzzo, a Celano, una folla di braccianti era riunita in piazza il 30 aprile per festeggiare una prima vittoria contro il principe Torlonia e preparare la manifestazione del giorno dopo all'insegna della richiesta della riforma agraria per il territorio del Fucino. Ma qualcuno spara, e restano a terra due braccianti. Non sará  una festa, quel primo maggio a Celano, ma una celebrazione delle vittime.
Nel corso degli anni e delle generazioni il primo maggio conserverá  il suo carattere di festa e insieme di lotta: per l'occupazione, per il salario, per le riforme, segnando cosí le tappe della crescita, delle vittorie o delle sconfitte del movimento sindacale. Ricordo, sul finire degli anni Sessanta e poi nel corso degli anni Settanta le prime celebrazioni unitarie, l'emozione provata vedendo sul palco, insieme, i dirigenti delle tre organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl, Uil, e nella piazza sventolare, insieme, le loro bandiere. E dopo gli anni feroci del terrorismo, indimenticabile fu a Roma il primo maggio del 1981: una felice festa popolare, grazie alla fantasia e alla iniziativa di Renato Nicolini, assessore alla Cultura della giunta Petroselli. Per l'intera giornata la cittá  venne liberata dal traffico, mentre su Villa Borghese, occupata da una folla immensa di bambini e mamme, si alzarono per tutta la giornata le mongolfiere, e alla sera i fuochi d'artificio.
Poi, anche il primo maggio, o meglio la celebrazione del primo maggio è cambiata. Conobbe nuove divisioni, negli anni del cosiddetto "decreto di San Valentino", e poi di nuovo la faticosa ricerca dell'unitá . Oggi si celebra dovunque, in modo unitario, come una grande festa musicale che a Roma riempie di giovani e ragazze piazza San Giovanni. Quest'anno è affidata per la prima volta a una donna, Sabrina Impacciatore. Un segno, anche questo, di felice cambiamento.