News per Miccia corta

28 - 05 - 2006

STRAGI. Quella bomba nera contro i lavoratori

(da ``il manifesto``, 28 Maggio 2006)


anniversari
Un mese dopo, l`analisi 32 anni dopo, il ricordo


Lo. C.

32 anni fa la strage di Brescia: una bomba esplode durante una manifestazione sindacale. Sette i morti, un`altra tappa dello stragismo di Stato. Pubblichiamo stralci dell`intervento fatto da Claudio Sabattini, allora segretario generale della Fiom di Brescia, all`assemblea organizzata il 14 giugno 1974 dalla Sezione universitaria comunista «J. Pintor» di Bologna. Ci siamo assunti la responsabilitá  di alcuni tagli redazionali e dell`adeguamento alla parola scritta dell`intervento sindacale di Sabattini. Oggi dalle 9 alle 12 si terrá  un presidio in piazza della Loggia, durante il quale prenderanno la parola Aldo Vincenzo Pecora del coordinamento antimafia «Ammazzateci tutti» di Locri e del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.


Quella bomba nera contro i lavoratori

Gli operai occuparono Brescia

Piazza della Loggia, 28 maggio 1974. Il clima politico intossicato dai fascisti, le provocazioni, la bomba, i morti. Nel racconto di Claudio Sabattini il ruolo dei consigli di fabbrica che prendono in mano le aziende e la cittá 


Claudio Sabattini

Il giudice Arcai, che dovrebbe investigare sulle piste nere che partono e che passano per Brescia, è considerato di estrema destra e suo figlio - si dice - è implicato direttamente negli avvenimenti che precedono la strage. Il figlio del giudice Arcai pare facesse parte di quel gruppo di fascisti che si erano riuniti una settimana prima della strage e avevano tirato a sorte - era un gruppo di cinque aderenti al Fronte della Gioventú - chi dovesse prendere il tritolo per fare saltare un monumento, si dice a Brescia: toccó a quel giovanotto fascista che mentre stava venendo sulla Lambretta verso il centro di Brescia gli esplose il tritolo che trasportava.
Venendo al quadro istituzionale, il sindaco della cittá  è un democristiano fanfaniano, il presidente della provincia è un democristiano, e via di questo passo. Questo è uno degli aspetti che aiutano una meditazione sugli avvenimenti. C`è un passo molto importante nel discorso «fischiato» del sindaco di Brescia durante i funerali - forse è uno dei discorsi piú fischiati di tutta la storia della Dc: dopo avere richiamato i meriti storici della cittá  di Brescia (a partire dal fatto che, come è noto, Brescia è anche la Leonessa d`Italia), il sindaco dichiarava in tono angoscioso: «Noi non ce la meritavamo, una cosa di questo genere», dichiarava, io penso volesse dire che a Brescia, ordinata e democristiana, non doveva succedere una cosa del genere.
Sta di fatto che gli avvenimenti che hanno preceduto la strage di Brescia si seguono ininterrottamente, sembrano preludere a un`iniziativa molto grossa e drammatica. A margine, ma all`interno di questa atmosfera che si era determinata, vi era stato qualche giorno prima non solo lo scoppio della bomba che aveva provocato la morte del fascista che la trasportava ma anche l`arresto di venticinque fascisti che, dirá  il giudice Araci, tentavano forse di fare un colpo di Stato.
Le premesse della strage
Ancora prima dell`arresto di questi fascisti vi erano stati avvenimenti nella provincia, di cui uno clamoroso, quando il noto picchiatore, e molti dicono assassino, Kim Borromeo e gli altri che avevano messo una bomba nella Federazione del Psi, erano stati messi in libertá  provvisoria sulla base della dichiarazione del giudice che motivava la scarcerazione dicendo che si erano «pentiti» di ció che avevano fatto. E questa non è una battuta, è scritto letteralmente cosí: essendosi pentiti e avendo riconosciuto di aver fatto un grave attentato alla libertá  democratica, il giudice riconosceva in essi la sufficienza di questo pentimento per poterli mettere in libertá  provvisoria.
Come è noto, un mese dopo, lo stesso Kim Borrorneo veniva bloccato alla frontiera con la macchina piena di tritolo e di armi che evidentemente riportava o trasportava da qualche parte, e altro non è dato sapere, né dai verbali di polizia, né dalle interrogazioni e iniziative giudiziarie.
Lo stesso Kim Borromeo e altri sono stati per sei mesi dipendenti della Idra, una grossa fabbrica di Brescia di proprietá  dell`industriale Pasotti, all`interno della quale si organizzavano a tal punto che in questi giorni è stato licenziato un fascista che vi lavorava perché gli è stata trovata nel grembiule di lavoro una pistola. I legami con i padroni, non solo Pasotti, ma con padroni del tondino a Nave, Comini e altri, sono legami largamente conosciuti. Non bisogna dimenticare che di proprietá  di uno di questi è la tipografia che pubblicava il giornale fascista La Fenice.
Tutto questo, peró, non è ancora sufficiente a spiegare il clima della cittá  di Brescia, in apparenza molto ordinato e tranquillo.
Per tutto il periodo che precede le bombe di Brescia, vi è una fase di iniziativa sindacale abbastanza importante e una serie di tentativi di attentati alle sedi sindacali. La Camera del Lavoro riceveva quasi quotidianamente telefonate in cui si diceva che c`era una bomba e nei giorni che immediatamente precedono la strage, davanti alla sede della Cisl era stato trovato un pacchetto con dentro tritolo e una miccia che per fortuna non era stata fatta esplodere. Queste erano le motivazioni che avevano portato le organizzazioni sindacali di Brescia, assieme alle forze antifasciste, a proclamare uno sciopero generale di quattro ore e a decidere una grossa manifestazione di massa in risposta a queste provocazioni.
Per ultimo, come corollario del quadro complessivo, il giorno della manifestazione in piazza della Loggia non c`era la polizia in forza. La bomba era stata messa dentro un cestino di carta attaccato a una colonna ed era stata fatta esplodere, almeno dalle versioni piú accreditate, accendendone la miccia qualche minuto prima. Il che significa che chi aveva preparato l`attentato cercava la strage.
L`occupazione delle fabbriche
Le organizzazioni sindacal, qualche ora dopo lo scoppio, decidono di fronte a un clima di difficoltá  e confusione, anche per reggere la situazione, di proclamare non solo lo scioperó generale per tutta la giornata e per il giorno dopo, ma di proclamare le occupazioni delle fabbriche. Non è stata una decisione, per cosí dire, offensiva; è stata una decisione determinata dal fatto che occorreva riconvergere e riorganizzare il movimento in difficoltá  nella sua direzione politica. Dunque, era abbastanza difficile pensare di determinare immediatamente una linea di condotta molto precisa, senza avere il tempo di una riflessione approfondita e anche di un confronto di massa con l`insieme del movimento.
Confusione e terrore erano stati determinati dalla situazione che in piazza della Loggia si vedeva dopo l`esplosione, una situazione difficilmente descrivibile, tanto che in mezzo a morti e feriti ammucchiati vi era anche una difficoltá  concreta di riuscire a discernere esattamente che cosa fosse successo, quale fosse l`entitá  complessiva della strage che si era verificata. E debbo dire che nella sera che precede l`occupazione delle fabbriche, tutto il quadro dirigente sindacale di Brescia si chiedeva come avrebbe risposto la classe operaia il giorno dopo; se avessero prevalso difficoltá  e terrore, oppure una risposta in grado di reagire immediatamente alla situazione di difficoltá  che avevamo verificato la mattina.
Il giorno dopo, quando si aprono le assemblee di fabbrica in fase di occupazione che proseguono per tutta la giornata, si puó verificare che vi è una sensibilitá  e una risposta molto decisa e molto dura della classe operaia; non nel senso di proposte o iniziative particolarmente esasperate, che pure potevano trovare una base nel clima di emotivitá , di violenza e di rabbia che si era determinata nel giorno precedente. Io ricordo che ero all`Om, che è uno dei punti piú delicati e decisivi dell`iniziativa sindacale a Brescia, dove, in tre assemblee ininterrotte con la partecipazione di dirigenti sindacali e rappresentanti delle forze politiche antifasciste, si riesce a determinare un orientamento preciso: bisogna tenere occupata piazza della Loggia per tutta la settimana: cioè uscire dalle fabbriche e collegarsi alla cittá .
L`occupazione operaia della cittá 
Le iniziative vengono quindi decise mercoledí, partendo da una decisione politica che io considero molto importante, che è quella di considerare ormai superata la fase di riconversione all`interno della fabbrica come terreno piú squisitamente organizzativo, per determinare orientamenti e forme di decisione politica maturate assieme al movimento e su questa base puntare ad un`iniziativa esterna. Immediatamente, sulla base di una decisione di delegazioni operaie, ecco formarsi lunghissimi cortei che accoglieranno l`insieme della classe operaia di Brescia, non solo della cittá  ma anche delle valli industrializzate. E le caratteristiche politiche del movimento di Brescia in questa fase sono determinate da un grande autocontrollo dell`iniziativa operaia e dei lavoratori, dal coinvolgimento dell`insieme della popolazione di Brescia e da una serie di decisioni e di prese di posizione politiche di tutte le forze politiche del cosiddetto arco costituzionale, che premono anche verso una iniziativa istituzionale. Il giovedí pomeriggio verrá  lanciato un appello da parte di tutti i gruppi antifascisti dei consiglii comunale e provinciale, che unificherá  gli orientamenti politici di tutto il quadro istituzionale a Brescia.
Certo, le decisioni di rientrare nelle fabbriche e occuparle, quindi di uscire dalla fabbrica e «occupare» la cittá , presidiandola e determinando un diretto controllo operaio sulla cittá , non sono frutto di sistematiche decisioni che vengono prese una dietro all`altra, come se ci fosse giá  un disegno precostituito. Sono decisioni che nascono da un dibattito abbastanza approfondito all`interno della direzione del movimento, non sempre immediatamente comprese negli elementi tattici di fondo dell`iniziativa che si sta prendendo, e che peró diventano abbastanza chiare nel momento in cui la risposta della classe operaia è prorompente.
Non poliziotti, operai
Le decisioni politiche del movimento sindacale sono facilitate da una relativa possibilitá  di unificazione delle risposte nella direzione di un controllo complessivo - questa sará  la parola d`ordine di fondo - da parte della classe operaia e dei lavoratori della cittá , cosí come delle fabbriche. In definitiva, si punta alla «sostituzione» dell`apparato dello Stato in tutte le funzioni, nel momento in cui si inizia conquista vera e propria della cittá . Gli operai sostituiscono anche la polizia: per esempio, in tutte le vie di accesso che portano a piazza Loggia, che è presidiata, ci sono membri dei Consigli di fabbrica che controllano tutte le persone che entrano nella piazza, verificano punto per punto se coloro che si dirigono verso la piazza possono entrarvi.
La polizia, che reclama per se stessa queste funzioni, viene respinta e continuano i picchetti, controllando e selezionando tutti coloro che entrano nella cittá  e in piazza Loggia. Partono le delegazioni da tutte le fabbriche, presidiano la cittá  e leggono i documenti che le assemblee di fabbrica hanno stilato durante l`occupazione e quindi informano la popolazione sulle decisioni politiche che le fabbriche prendono ora per ora: è un continuo e ininterrotto corteo che entra ed esce dalla cittá , mantenendo occupata piazza Loggia.
La decisione delle organizzazioni sindacali è di permettere che la gestione dell`ordine pubblico, in questa fase, venga assunta direttamente dai Consigli di fabbrica. La parola d`ordine è quella che i Consigli di fabbrica indicano, giorno per giorno, ora per ora. Partecipano al controllo complessivo e al mantenimento dell`ordine in cittá  attraverso un servizio d`ordine molto rigido, e rigido per tutti, compresi i dirigenti sindacali che devono entrare in piazza della Loggia. L`ordine è diretto dai gruppi dirigenti di fabbrica.
La discussione nelle assemblee, aperte a tutte le forze politiche antifasciste, credo che sia stata la decisione fondamentale, politicamente piú rilevante, e anche la piú difficile da prendersi. Ma vorrei sottolineare il fatto che in questa decisione, come in quella dell`occupazione, nessuno ha mai pensato che facesse parte di una strategia offensiva; al contrario, faceva parte di una iniziativa di verifica. Questo per dire con molta franchezza che eroismi non ce ne sono stati da parte di nessuno: è stata solamente una maturazione di decisioni politiche in una situazione abbastanza delicata, di cui nessuno sapeva quale potesse essere esattamente l`evoluzione.
Attraverso questa via si arriverá , dopo la risposta dello sciopero generale di quattro ore in tutt`Italia, al giorno dei funerali che sará  il momento di verifica della situazione politica complessiva determinatasi nei giorni di preparazione. Era cioè molto importante valutare, al momento dei funerali solenni, quale fosse il clima politico che si era determinato realmente, anche perché siccome sapevamo che sarebbero venuti moltissimi lavoratori, operai, studenti e intellettuali dalle varie cittá  d`Italia, occorreva anche prevedere la necessit di impedire provocazioni. Occorreva comunque prendere una decisione: se chiedere il contributo delle cosiddette forze dell`ordine per mantenere ordinata la cittá , o se decidere il contrario.
Forse questa è stata la discussione piú difficile. Infine, ha prevalso la decisione che le forze dell`ordine non dovevano essere utilizzate, cosa che tra l`altro è stata comunicata dal Comitato antifascista direttamente al Prefetto che ha dovuto accettare, in questo clima, le decisioni prese dalle organizzazioni sindacali. Quando dico organizzazioni sindacali intendo una vastitá  enorme di quadri dirigenti, di membri di Consigli di fabbrica, cioè dell`insieme del movimento sindacale. E` stato deciso quindi che la cittá , sia pure nel momento in cui vi sarebbe stata una grandissima manifestazione, doveva essere presieduta, diretta e organizzata dai membri dei Consigli di Fabbrica che avevano l`ordine preciso, dettagliato, esclusivo e tassativo di mantenere a tutti i costi le direttive prese precedentemente per mantenere una situazione di normalitá  durante lo svolgimento della manifestazione.
E questo lo dico perché le decisioni politiche prese non erano piú discutibili; non c`è stato nessuno in quel momento il quale, dopo che erano state decise le iniziative, si sia preso la briga, per esempio, di venire a ridiscuterle. Vi è stato il massimo di disciplina in tutte le decisioni: anzi, se un rilievo si puó fare è che questa disciplina era portata ai livelli assoluti. Nel complesso tutti, e quindi la struttura fondamentale del gruppo dirigente del movimento, hanno preso le decisioni in modo assoluto e preciso e le hanno rispettate fino in fondo senza sostanziali smagliature. Tutti, anche i gruppi extraparlamentari, si sono assoggettati alle decisioni politiche prese e quindi non si è resa necessaria alcuna particolare discussione.
E` paradossale, ma il giorno del funerale c`erano le piú alte autoritá  dello Stato, dal Presidente della Repubblica al primo ministro e non c`era la polizia a presidiare la situazione: sembrava che l`apparato dello Stato fosse stato in una certa misura sciolto e lo stesso servizio d`ordine che doveva tutelare il Presidente della Repubblica era formato da operai. Operai particolarmente selezionati, ma comunque di operai.
Una contestazione di massa
Il Corriere della Sera, e non solo Il Corriere della Sera, che è diventato improvvisamente violentemente antifascista, ha scritto, rispetto agli avvenimenti di Brescia e ai funerali, che i fischi sarebbero stati determinati da gruppi ristretti ed estremisti. Debbo dire che non è vero, è stato un fatto di massa che ha coinvolto sia coloro che partecipavano alla manifestazione, sia coloro che avevano responsabilitá , per cosí dire, di mantenere l`ordine. Vi è stata una sollevazione complessiva per il fatto che il presidente della Repubblica non parlava (forse perché le notizie che venivano dalla Prefettura non erano per cosí dire incoraggianti). Penso comunque che la manifestazione piú importante non sia stata nemmeno quella del giorno dei funerali.
Malauguratamente, tre giorni dopo muore un altro insegnante gravemente ferito allo scoppio della bomba e tra la vita e la morte fino alla domenica. Vi è un`ulteriore discussione del movimento su come determinare la risposta al funerale che si terrá  il lunedí mattina - la discussione avveniva la domenica sera. Prevale ancora l`impostazione che la continuitá  politica, rispetto ai giorni precedenti, dev`essere mantenuta attraverso una dichiarazione di sciopero anche per lunedí.
Lo sciopero generale riesce in modo imponente anche il lunedí , con un corteo lunghissimo e la partecipazione di tutta la classe operaia e di gran parte della popolazione della cittá  di Brescia. E` la dimostrazione della maturazione del processo politico. Gli elementi complessivi che avevano determinato questa situazione si erano a tal punto consolidati che è stato possibile proclamare uno sciopero generale in poche ore, senza smagliature nel movimento e nelle decisioni politiche che il movimento andava prendendo.
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