News per Miccia corta

20 - 04 - 2010

E` ora di ricordare

(il manifesto)

 

Marco Lupo


Marzo del 1944: una pattuglia nazista che sta cercando i resti di un caccia tedesco abbattuto dagli inglesi nella zona di San Sebastiano trova una camionetta con il corpo di un maresciallo tedesco ucciso dai partigiani. Siamo nella Bassa Sabina, dove a partire dal giorno dell'armistizio i nazifascisti rastrellano tutte le piccole frazioni e i borghi in cerca di uomini e giovani da arruolare nella Repubblica di Saló. Intanto le file dei partigiani si ingrossano di renitenti alla leva, e spesso anche di giovani repubblichini.
A fine marzo i nazifascisti danno inizio alla rappresaglia: nella frazione di Gallo, otto civili vengono prelevati e condotti al carcere di Santa Scolastica di Rieti. Il parroco di Monte San Giovanni in Sabina, Giulio Ballarin, scrive subito una lettera al vescovo di Rieti Benigno Luciano Migliorini, informandolo dei fatti, e chiedendogli di intervenire. Inaspettatamente, gli uomini arrestati a Gallo vengono liberati.
7 aprile 1944
All'alba i camion tedeschi salgono sulle mulattiere che portano alle frazioni di Gallo e Sant'Angelo del Monte Tancia, due frazioni di Monte di San Giovanni in Sabina (Rieti). Gli uomini, nel timore del solito rastrellamento, si sono nascosti nei boschi, mentre le donne, i vecchi e i bambini restano nelle loro case. A Gallo, nelle prime ore del mattino, vengono uccisi tre anziani: hanno 73, 70 e 76 anni.
Intanto tedeschi e fascisti hanno accerchiato l'intera zona. Tre bambini vengono svegliati dalla madre per portare il bestiame al pascolo. Mentre sono occupati a condurre gli animali su un prato, sentono gli spari, e subito dopo le pallottole sibilanti. La piú piccola dei tre bambini, undicenne, viene ferita ad una gamba ma si salva perché riesce a fuggire con gli altri due nel bosco. La bambina ferita si chiama Adriana Bonacasata, e ricorda perfettamente di aver sentito voci in italiano, mentre le sparavano. Infatti il prefetto di Rieti, Ermanno di Marsciano, ha invocato piú volte l'aiuto dei tedeschi per rastrellare i ribelli e ora guida lui stesso i nazisti verso le case dei contadini, come testimoniato da Padre Gaetano Villa in una relazione al vescovo di Rieti.
I nazifascisti, arrivati alla frazione di Sant'Angelo, strappano le donne e i bambini dalle case e li spingono con forza nella cappella, sparano agli animali e li decapitano, mentre danno fuoco alle case. Per alcune ore le donne e i bambini pregano davanti all'altare della chiesa di San Michele Arcangelo. Verso le 16:30 vengono spinti fuori, alla luce del sole, e costretti a camminare per un centinaio di metri. Arrivati a una piccola siepe, sono costretti a saltarci sopra per cercare di scavalcarla. Un ragazzino tenta la fuga, fa trenta metri, e una fucilata lo abbatte. Gli altri vengono mitragliati sul posto: quattro madri (una incinta di sette mesi), una bambina di due anni, due bambini di quattro e due di sei, un bambino di nove anni e una bambina di undici, una ragazza di diciotto e la zia, piú un vecchio di ottantaquattro anni.
Era Venerdí Santo, il 7 aprile del 1944. Oltre ai morti ci sono stati dei superstiti. Per esempio una bimba di tre mesi e una di sette anni. La madre, che qualche ora dopo sarebbe stata assassinata, stava stendendo le lenzuola, quando capí che erano arrivati i nazifascisti. Non poteva immaginare cosa sarebbe successo, ma per sicurezza avvolse la piú piccola nel cappotto del marito, che era andato a rifugiarsi nei boschi. Alla sorellina piú grande raccomandó di badare a quel fagotto che conteneva la piccola di pochi mesi, e lo depose tra i sassi. Poi, con l'intenzione di prendere degli abiti piú pesanti, la madre andó a casa sua, e lí i tedeschi la fermarono. Non ci fu il tempo per tornare indietro. La bambina di sette anni, che doveva badare alla sorellina, sentí le grida e scappó. Il fagotto che conteneva la bambina di tre mesi fu ritrovato il giorno dopo dal padre. Giuseppe Bonacasata, tornato a Sant'Angelo, cercava la moglie e i suoi otto figli. Trovó tre dei suoi bambini morti accanto al corpo di sua moglie. Disperato, inizió a cercare il corpicino della piú piccola. Finché non vide il suo cappotto arrotolato tra i sassi. Lo prese per un lembo e vide sua figlia. La piccola era sopravvissuta; aveva la bava alla bocca, ma era viva.
Quindi il 7 aprile del 1944 furono uccisi tre uomini anziani a Gallo e quindici tra bambini, donne e un anziano a Sant'Angelo del Tancia.
Il libro
Bruna Antonelli, la ricercatrice che ha scritto di questo eccidio dimenticato nel libro «La strage nazifascista a Monte San Giovanni in Sabina», edito da Crace, Perugia, ricorda che alla strage parteciparono reparti tedeschi del 1° battaglione del 20° Reggimento SS, il cui comandante era il maggiore Wilcke, e militi fascisti italiani appartenenti alle formazioni della 116a legione della Guardia Nazionale Repubblicana di Rieti.
La partecipazione diretta dei fascisti a queste azioni sanguinarie è avvalorata da un documento a firma del ten. col. Arturo Bornoroni comandante dell'Ufficio Politico Investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana, 116a Legione di Rieti che la Antonelli riproduce interamente nel testo.
Il lavoro storico di Bruna Antonelli dimostra, in questa come in altre sue pubblicazioni, che i rastrellamenti, gli eccidi e le stragi di civili inermi e di partigiani avvennero «a seguito di delazioni fasciste o con la partecipazione diretta di fascisti repubblichini».
Inoltre, per quanto riguarda le responsabilitá  politiche, la Antonelli riporta il documento-denuncia inviato all'Alto Commissariato per le Sanzioni contro il fascismo (Roma) il 30 ottobre 1944 al procuratore del Regno di Rieti, in cui si attestano le malefatte del podestá  del paese e del maestro Pietro Galassetti.
Ricordiamo che all'alba del medesimo 7 aprile 1944 un nucleo di circa trenta partigiani della «Brigata Stalin» e del fronte militare clandestino di Roma, fu attaccato all'Arcucciola del Monte Tancia. Dopo 9 ore di combattimento sette di loro vi lasciarono la vita. Altri tre furono uccisi a Castel San Pietro all'osteria di Salivano.
ሠora di ricordare.

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