I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori

News per Miccia corta

20 - 04 - 2010

Le milizie di destra sulle rive del Potomac: ``Dio, patria e fucile

(la Repubblica)

 

 

 

FEDERICO RAMPINI



NEW YORK - Con i kalashnikov a tracolla bene in vista, le tute mimetiche, il cranio rasato. Giovani atletici e muscolosi o uomini di mezza etá  col fisico da palestra. Non erano marines schierati per proteggere la capitale federale: c'era anche qualche pancione gonfio di birra, e un plotone di casalinghe. Erano i "cittadini in armi", venuti ad assediare Washington. Con un arsenale di guerra caricato sui pullman e i Suv. Le milizie dell'estrema destra hanno marciato sulla capitale in difesa di un diritto ad armarsi – quello sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione – che nessuno osa negargli. Lo hanno fatto a due passi dalla Casa Bianca.
«Siamo in guerra», ha urlato nel comizio Larry Pratt, presidente dei Gun Owners of America (associazione di proprietari d'armi). E indicava quelli lá : Barack Obama, il Congresso, i democratici. «Siamo in guerra e il campo avversario lo sa di essere in guerra, perché l'hanno cominciata loro. Stanno per venire a prenderci la nostra libertá , i nostri soldi, i nostri figli, i nostri beni. Vogliono tutto, sono una banda di socialisti».
Hanno scelto ieri perché era l'anniversario dei primi scontri armati nella guerra d'indipendenza. L'epopea della liberazione degli Stati Uniti dal giogo coloniale inglese. ሠin quegli eventi che ha radici la Costituzione americana. Compreso il diritto dei cittadini ad armarsi, retaggio di un'epoca in cui le "milizie" erano tutt'altra cosa: guerriglieri contro un'occupazione straniera. ሠil mito tenuto in vita nell'immaginario dell'estrema destra americana, l'allucinazione che vede nel governo federale di Washington un oppressore totalitario. Contro il quale la legittima difesa consente tutto. «Venite a prendercele se avete il coraggio», era la sfida su alcuni cartelli dei manifestanti.
Questa è la leggenda metropolitana che infiamma gli animi: da quando Obama è alla Casa Bianca il tam-tam della destra ha sparso la voce che stiano per passare leggi restrittive sulle armi. Falso, ma intanto le vendite di fucili a canne mozze sono in aumento esponenziale da un anno e mezzo. E gli esaltati del Secondo Emendamento non perdono un'occasione per sottolineare il loro diritto. Hanno cominciato ad apparire ai dibattiti pubblici sulla riforma sanitaria, in qualche occasione l'Fbi li avvistó a poche centinaia di metri dal presidente. Hanno invaso in California i bar-caffè Starbucks, con pistoloni nelle cinture da cowboy piene di pallottole. Ieri hanno marciato su Washington per protestare contro le regole della capitale federale: una delle cittá  che "osa" limitare non il possesso, ma solo l'esibizione di armi in pubblico. Un pezzo del corteo armato fino ai denti si è fermato sulle rive del fiume Potomac, in quell'area della capitale che fa parte dello Stato della Virginia, molto piú permissivo. Gli altri si sono alleggeriti per qualche ora dell'arsenale militare e hanno proseguito fino al Washington Monument, a poca distanza dalla Casa Bianca e dal Congresso. «I miei diritti vengono da Dio non dal governo», scandinavo nelle vicinanze del Potere.
«Abbiamo diritto a sparare – ha detto ai manifestanti Mike Vanderboegh, leader delle milizie dell'Alabama – se vengono ad arrestarci perché rifiutiamo l'assicurazione sanitaria obbligatoria». Tutto si mescola: il rifiuto del "socialismo sanitario", la protesta anti-tasse, la ribellione anti-Stato, la convinzione che Obama è un finto americano, l'africano che "usurpa" la Casa Bianca. ሠla galassia della destra radicale, fondamentalista, le cui rabbie sono tornate in ebollizione da quando un nero è presidente. Il linguaggio della violenza perde ogni inibizione. James Everett, 71enne del Michigan, sceso dal pullman della sua comitiva: «I parlamentari sappiano che non tolleriamo limiti al nostro diritto di armarci. C'è tanta gente disposta a morire per difendere questo diritto».
C'è un pezzo della destra ufficiale, a cavalcare queste proteste. Ieri nel corteo si è mescolato il deputato Paul Broun, repubblicano della Georgia. Ha avuto diritto ai suoi cinque minuti di comizio: «Dobbiamo fare la rivoluzione, la rivoluzione elettorale a novembre. Quando voterete ci riprenderemo questo governo e lo toglieremo ai socialisti di Obama. Voi sarete l'avanguardia della rivoluzione».
Altrove, l'America ieri si è fermata per qualche minuto di silenzio a commemorare la strage di Oklahoma City. Era 15 anni fa: un fanatico del diritto a possedere armi, Timothy McVeigh, anche lui convinto di dover difendere la libertá  contro le ingerenze del governo. Fece saltare un ufficio federale. Sotto le macerie, 168 morti.