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News per Miccia corta

18 - 04 - 2010

L`altro Che

 

Un uomo votato a una sola causa alla guida di un gruppo di operai in possesso della veritá  ribelle A metá  strada tra la tragedia byroniana e il realismo socialista
Sostiene Paco Ignacio Taibo II che i grandi rivoluzionari latino-americani del Novecento sono tre: Pancho Villa, Che Guevara e Tony Guiteras, protagonista della spallata popolare che nel 1933 rovesció il dittatore cubano Machado. Ora il grande romanziere completa il suo ciclo e racconta Guiteras in un libro che qui anticipa per "Repubblica"
 

 

 
PACO IGNACIO TAIBO II




il termine guapo a Cuba significa audace, come del resto in Venezuela. Mentre in Spagna e in Messico (meno e ormai in disuso) si riferisce alla bellezza maschile. Nella zona costiera della Colombia è sinonimo di buono, benevolo, bonaccione. In Argentina rispetto alla versione cubana si aggiunge la valenza di forte, resistente; e in posti come Salta, ponerse guapo significa riprendersi da una malattia. Ma usato per definire Tony Guiteras guapo recupera tutte queste accezioni.
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Alla fine degli anni Venti, si instauró a Cuba una dittatura capeggiata da Gerardo Machado. La tardiva indipendenza cubana (fu l'ultima dell'America Latina) e l'intervento nordamericano avevano imposto al Paese un'immensa dipendenza dai gringos, espressa dall'Emendamento Platt che permetteva l'ingerenza statunitense nella vita pubblica del Paese fino a prevedere invasioni militari. Machado rinforzó sempre piú questa relazione, unita a una potente dose di corruzione. Nel 1927 si sarebbe dichiarato ammiratore di Mussolini («L'opera di Benito Mussolini è di eccezionale importanza. Guida l'Italia sul cammino del progresso in ogni campo») e avrebbe sostenuto: «Gli unici a lamentarsi della situazione sono i biscazzieri e i vagabondi». Curiosa interpretazione della realtá  cubana, perché a Cuba i giocatori d'azzardo non si lamentavano di nulla, vivevano come al solito in quella combinazione di paradiso e inferno in cui sono soliti vivere. Comunque, una manifestazione di disoccupati avrebbe innalzato questo striscione: «Generale, i biscazzieri e i vagabondi ti salutano».
Fu un movimento studentesco, nel quale apparvero per la prima volta le donne, ad affrontarlo. Per cinque anni, prima nelle strade e poi rispondendo alla violenza crescente della polizia con la violenza. Anni terribili. Nel 1933 uno sciopero generale dei lavoratori lo rovesció. L'ambasciatore americano cercó di sostituire Machado con una figura fantoccio, ma il movimento prese la forma di un'insurrezione dei sottufficiali e portó al potere un medico e docente universitario, Grau San Martá­n, e come segretario al Governo uno studente della sinistra radicale, Tony Guiteras. Per cento giorni il Paese visse la rivoluzione. Ci fu poi un contro golpe e due anni di una nuova dittatura filostatunitense che uno sciopero generale nel 1935 tentó di rovesciare.
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In questo contesto, questa sará  la storia di molti personaggi straordinari.
Tony Guiteras, un adolescente che affrontava la malattia con la forza di volontá , uno studente di farmacia al quale piacevano le piante curative, un leader studentesco che si giocava la vita tutti i giorni, un rivoluzionario che, assunto l'incarico di ministro degli Interni, esproprió le imprese dell'energia elettrica statunitensi a colpi di decreti e in punta di pistola, promulgó la legge sul salario minimo, sulla giornata lavorativa di otto ore, che cercó di togliere i cimiteri dal controllo della Chiesa e che nominó le prime donne sindaco dell'America Latina; uno a cui piaceva farsi fotografare accanto a due donne bellissime, ma che raramente sorrideva; che si sedeva sul pavimento come un Budda e fumava sigarette accendendole con il mozzicone di quella precedente; uno cosí puro ideologicamente che suscitava l'amore incondizionato degli amici e un brivido nella schiena dei nemici. Un uomo che fece una lettura non bolscevica della Rivoluzione russa e mescoló le lezioni di Bakunin e di Durruti alla logica dei socialdemocratici adleriani e agli insegnamenti dello Stalin-Kamo espropriatore.
Ma questa è anche la storia di un ambasciatore statunitense che voleva dominare un Paese che non era il suo. Da buon democratico liberale newyorchese non poté evitare di salvare la pelle a un dittatore sanguinario, di allearsi con terroristi, filofascisti, latifondisti della canna da zucchero, generali conservatori e sergenti golpisti; perché era un uomo dell'impero e governato dalla logica imperiale. Che spostava trenta navi da guerra con duecento cannoni mentre si dannava l'anima; uno che per la smania di dimostrare la propria intelligenza, posseduto dalla brama di controllare e cospirare, finí per diventare machiavellico.
Fanno parte di questa storia anche un sergente stenografo, buon lettore di libri non molto buoni e accanito compratore di biglietti della lotteria, che nel giro di poche ore diventó colonnello; al quale una volta avevano negato l'accesso nello Yachting Club de L'Avana perché si diceva avesse nelle vene sangue cinese, indio e africano; che senza quasi rendersene conto scaló le vette del potere assoluto in nome di una rivoluzione che non era piú tale finendo per macchiarsi le mani con il sangue.
In primo piano, c'è senza dubbio un giovane avvocato dirigente comunista. Pur essendo pervaso dal settarismo stalinista, in fondo all'anima e a fior di pelle era un grande poeta e sarebbe morto precocemente di tubercolosi. Un uomo votato con fedeltá  assoluta a una sola causa e ai suoi principi, alla guida di un gruppo di eroici e generosi operai pericolosamente in possesso della veritá  rivoluzionaria. Personaggi a metá  strada fra la tragedia byroniana e il realismo socialista.
E ci sono altri personaggi singolari, come uno scrittore di nome Pablo, forse uno dei migliori giornalisti dell'America Latina, preso dalla passione di vivere la storia per raccontare storie, e che passó buona parte della giovinezza in carcere e in esilio e che era talmente cubano da farsi scendere le lacrime nella nebbia di New York.
E con loro c'è un presidente che avrebbe potuto perdere tutto a causa di uno scherzo, ma che neppure rinunciava a farne; un paio di avvocati aristocratici che inventarono un movimento civico terrorista di destra; un dittatore butterato dal vaiolo che chiamavano "l'asino con gli artigli"; un torturatore che trasformó la polizia di Santiago de Cuba nel suo strumento privato di lucro e di terrore; un venezuelano che partecipó a tutte le rivoluzioni; una cubano-irlandese dai capelli rossi che sequestrava milionari con un mitra in mano.
Una storia che si svolse a Cuba. Con il 1933 come asse portante, l'anno della Revolución: suffragiste, studenti bombaroli, scioperi generali, allusioni a Lindbergh, Mussolini e King Kong, orchestre femminili, locali a luci rosse incendiati, torturatori impazziti, masse insorte alla maniera di Fuenteovejuna, marines statunitensi nel porto de L'Avana.
Con tanto materiale c'era da scrivere un romanzo, ma ne è venuta fuori una storia narrata.
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Il miglior prologo a questa storia lo avrebbe scritto Pablo de la Torrente Brau a New York qualche mese dopo la morte di Guiteras; e lo avrebbe fatto nonostante le differenze di scelte politiche e l'involontaria distanza.
«Nella sua appassionante carriera politica ci sono pagine allettanti per uno storico coraggioso disposto a raccontare la veritá  e insieme l'angoscia di un uomo onesto giunto al crocevia di tremendi dilemmi [...] Antonio Guiteras, come uno che sopravvive a un'imboscata, attraversó quei momenti, sentendosene oppresso, ma fermo nella propria fede, in preda alla febbre della rivoluzione. Perché la rivoluzione fu come una febbre nell'immaginazione di quest'uomo. E per questo visse terribili deliri, potenti allucinazioni, affascinanti fantasie e sogni meravigliosi e per lui irrealizzabili. Era come un uomo che, al risveglio, voglia realizzare ció che ha concepito in sogno. Spesso non seppe riconoscere gli uomini, dando fiducia a chi non la meritava e chiamando amico chi si sarebbe rivelato un traditore, ma intuí il talento in qualche idiota. Trascinato dalla febbre, ebbe l'impulso di fare tutto. E fece piú lui che migliaia di altri. E serbava il segreto della fede nella vittoria finale. Irradiava calore. Era come una calamita che attirava gli uomini e gli uomini si sentivano attratti da lui. Per loro era misteriosa, ma irresistibile, quella silenziosa determinazione, quell'immaginazione fissa su un solo punto: la rivoluzione. Ebbe anche difetti. Nel giorno del castigo non avrebbe concepito il perdono. Era un uomo della rivoluzione. E anche lui non aveva nulla di perfetto».
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Questo è un libro complesso, troppi personaggi, troppe storie, troppe forze sociali in azione; ma la complessitá  non solo è attraente e affascinante, è anche molto piú vicina alla realtá  di quei materiali semplificati che ci hanno spacciato per storia. La complessitá  induce ad amori contrastanti, a riflessioni piú lucide e meno facili.
Raccontare di uomini d'azione è essenzialmente un compito di ricerca sugli eventi, il contesto, le interazioni e, solo a quel punto, le riflessioni che si facevano al riguardo e il modo in cui si pensava di loro. Come dice Martá­nez Heredia: «La storia che si limita a osservare le organizzazioni politiche attraverso gli atti e le dichiarazioni è cieca e viene a patti con i fantasmi».
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Ho cercato di situare i personaggi nel loro presente, gli eventi accaduti tra il 1930 e il 1935, e in parte gli antecedenti. Quello che poi sarebbe stato della storia di Cuba fu fatto dopo, e guardare il passato dal futuro provoca nel migliore dei casi una distorsione a discapito della genuinitá . Su questo aspetto particolare, la rivoluzione cubana del gennaio 1959 con le sue conseguenze impone senza volerlo sfumature che deformano la storia della rivoluzione del 1933. I personaggi sopravvissuti verrebbero giudicati per come si sono comportati di fronte alla grande spaccatura sociale del "˜59, e non solo per le azioni compiute nel "˜33. Da L'Avana e da Miami la storia della rivoluzione del "˜33 è stata letta come un prolungamento della polemica tra castrismo e dissidenti reazionari, liberali filoimperialisti, anarchici, socialdemocratici. Accadrá  lo stesso con le figure dei morti. Quasi tutti subiranno aggiustamenti storici in funzione di un'altra polemica.
Ho cercato di raccontare le storie della rivoluzione del "˜33 all'interno della loro prospettiva, con i miei amori e le mie simpatie, ma senza alcuna autocensura e calandole nel contesto degli anni Trenta; che gli uni e gli altri mi perdonino, compresi i guardiani delle ortodossie, coloro che vigilano sulle dottrine del passato, ai quali questo libro non piacerá .
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Il dio del politicamente corretto mi scampi dal far parte del suo club, ma nel tracciare i personaggi le questioni legate alla loro vita sessuale sono essenziali, e mi è sembrato giusto invaderla; tra l'altro perché la forzata clandestinitá  dell'omosessualitá , ancor piú nella Cuba machista degli anni Trenta, e peggio ancora se eri un diplomatico o un presidente, creava una particolare tensione nei personaggi e nella storia. Nel tentativo di raccontare questo assunto spinoso, mi sono imbattuto in denigrazioni ingiuriose, disinformazione, voci che possono ricondursi a calunnie e a fervente puritanesimo, figlio piú di una doppia morale che di una presunta rettitudine.
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Un libro di storia è, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, una versione assolutamente non definitiva degli avvenimenti. Un'altra tessera del grande mosaico.

Traduzione di Pino Cacucci
© Paco Ignacio Taibo I