News per Miccia corta

15 - 04 - 2010

Cartolina dalla Spagna

(il manifesto)


Dalle imponenti celebrazioni per il centenario del poeta Miguel Hernandez, morto giovanissimo nelle carceri franchiste, ai molti libri che rivisitano gli anni della guerra civile, la Spagna non cessa di fare i conti con la sua storia. Come dimostra proprio in questi giorni il processo intentato al giudice Garzón per la sua inchiesta sui centomila repubblicani scomparsi nelle fosse comuni


Francesca Lazzarato


Di cosa si parla in Spagna, in questi giorni? Oltre all'ormai leggendario Messi, della difficoltá  di arrivare alla fine del mese, dell'ulteriore aumento della disoccupazione, della graziosa tredicenne spietatamente uccisa da una coetanea in provincia di Toledo e della «red Gurtel», il piú radicato sistema di corruzione mai creato nella Spagna post franchista, a occupare le prime pagine è un incredibile caso nato in seno a una magistratura ancora molto conservatrice e assai vicina al Partido Popular (Berlusconi la adorerebbe), e a volte attraversata da fremiti di nostalgia per un'epoca che la maggior parte degli spagnoli ha ripudiato .
Non solo, infatti, il principale motore della «rete Gurtel», Francisco Correa, è riuscito a trascinare il giudice Garzón sul banco degli imputati per via delle intercettazioni telefoniche che hanno permesso di portare alla luce la stretta connessione tra i corrotti e il partito di Mariano Rajoy, ma il medesimo giudice sta per essere processato dal Tribunal Supremo (ovvero il massimo organo giudiziario spagnolo, le cui decisioni sono inappellabili: solo il re puó modificarne alcune) su istanza della destra piú estrema - il partito della Falange Spagnola, Manos Limpias e Libertad y Identidad - per la sua inchiesta sugli oltre centomila repubblicani scomparsi nelle fosse comuni, partita dalla denuncia di familiari che vorrebbero dare finalmente sepoltura ai loro morti e delle associazioni per il recupero della memoria storica.
Giustizia alla rovescia
Con una decisione senza precedenti, domani il Supremo incontrerá  la stampa nella sua sede madrilena di Plaza de la Villa de Pará­s, per meglio informarla su un processo che sta suscitando furibonde polemiche, vistose manifestazioni di appoggio all' imputato (l'ultima è quella di martedí all'Universitá  Complutense, dove giuristi, scrittori come Almudena Grandes, registi come Almodovar, studenti e professori hanno creato una sorta di presidio permanente) e forti critiche sui giornali non solo spagnoli, a cominciare dal «New York Times» e da «Le Monde», sui quali sono apparsi feroci critiche all'operato del giudice Varela. Senza contare la denuncia, presentata ieri a Buenos Aires da Dará­o Rivas e Inés Garcá­a Holgado, familiari delle vittime della dittatura, e da una decina di organizzazioni spagnole e argentine per i diritti umani, per genocidio e crimini contro l'umanitá  commessi in Spagna fra il '36 e il '77 .
L'enorme difficoltá  di fare i conti con il passato, che solo in anni relativamente recenti ha portato la Spagna a confrontarsi davvero con la sua storia recente si riflette dunque in questo allarmante episodio di «giustizia alla rovescia» che potrebbe costare a Garzón l'espulsione dalla magistratura. Tutto questo accade, curiosamente, proprio nell'anno in cui gli spagnoli celebrano il centenario della nascita di un grande poeta repubblicano morto nelle carceri franchiste: Miguel Hernandez, la cui breve vita fu una ininterrotta testimonianza a favore dei poveri e dei diseredati (lui stesso, nato in un piccolo paese non lontano da Alicante, era di famiglia poverissima e a quindici anni dovette lasciare la scuola per fare il pastore), prima espressa attraverso una poesia forte e musicale, e poi attraverso la militanza, l'arruolamento nel famoso Quinto Regimiento, gli infuocati discorsi alle truppe della Repubblica. Arrestato dalla polizia franchista dopo la fine della guerra e condannato prima a morte e poi a trent'anni di prigione, morí di tubercolosi nel carcere di Alicante per la mancanza di cure. Lasciava una moglie amatissima, la giovane sarta Josefina Manresa, e un bambino, Manuel (il primo figlio era morto di stenti nel '38), che insieme agli amici piú cari ne terranno viva la memoria.
A questo straordinario, vitalissimo poeta (un'antologia delle sue poesie è uscita nel 1962 presso Feltrinelli, curata da Dario Puccini) vengono oggi e per tutto il 2010 dedicati eventi di ogni genere: mostre, spettacoli teatrali, concerti, convegni, perfino visite guidate lungo quello che viene chiamato il Camino Hernandiano, settanta chilometri che uniscono la la casa natale a Orihuela alla tomba nel cimitero di Alicante. E, naturalmente, le librerie sono piene di nuove edizioni delle sue opere, da Perito en lunas (1933) a El rayo que no cesa (1936) da Viento del pueblo,Poesia en la guerra (1949) a Cancionero y Romance de Ausencias (1958), cui si aggiungono antologie dei suoi versi destinate all'infanzia e biografie e studi critici su di lui, come El oficio de poeta di Eutimio Martá­n (Augilar), o Miguel Herná¡ndez. Pasiones, cá¡rcel y muerte de un poeta di José Luis Ferris (Temas de Hoy), riedizione di una delle sue biografie piú note.
L'anno hernandiano è anche stato al centro di polemiche per la decisione della famiglia (in particolare della nuora Lucia Izquierdo) di affidarsi a una societá  che, prima di fare bancarotta dieci giorni fa, aveva intenzione di sfruttare il nome del poeta come un marchio commerciale, e anche per i tentativi di alcuni sindaci del Partido Popular di mettere le mani sul centenario. L'episodio piú importante e significativo di una celebrazione insieme politica e letteraria è stata peró la «riabilitazione» compiuta dal governo spagnolo che ha cancellato la condanna e consegnato alla sua famiglia e a quelle di altre 567 vittime del franchismo la Declaración de Reparación y Reconocimiento Personal concessa in base alla Legge della memoria storica (la medesima memoria che dá  tanto fastidio agli accusatori di Garzón) promulgata nel 2007.
Manoscritti persi e ritrovati
Ai giorni della guerra e della posguerra la letteratura e la saggistica spagnola tornano quasi ossessivamente, anche se alcuni (ma solo alcuni) degli autori piú giovani affermano di non trovarli interessanti: la guerra civile non li riguarda, non l'hanno vissuta, non la considerano «esteticamente attraente». Il fiume di carta stampata, tuttavia, non si ferma: esce in questi giorni, per esempio, Los viejos camaradas di Santiago Carrillo (Planeta), in cui l'anziano ex segretario del Partito Comunista spagnolo traccia i ritratti dei vecchi compagni che lottarono in difesa della Repubblica e contro Franco. Esce, inoltre, La guerra es bella, Diario de un brigadista americano en la guerra civil española di James Neugass(Papel de Liar), il magnifico diario dal fronte di un giovane poeta americano che nel 1937 si uní alla brigata Lincoln dell' esercito repubblicano, formata da 2.500 suoi connazionali. Ogni attimo libero era dedicato alla scrittura di una cronaca fedele, a volte quasi lirica e sempre affascinante per il lettore di oggi: un manoscritto andato perduto dopo la morte dell'autore nel 1949 e riapparso quasi per miracolo in tempi recenti, che viene ora pubblicato in inglese e in spagnolo.
Alla guerra civile si rifá  anche El tiempo entre costuras (Temas de Hoy), uno dei piú fortunati bestseller spagnoli capace di fare concorrenza a Falcones e Zafón: l'opera prima di una sconosciuta professoressa universitaria, Maria Dueñas, che in oltre seicento pagine ha stipato franchismo e antifranchismo, ritratti di militari e politici realmente esistiti, fondali esotici (il libro si svolge in Marocco, ai tempi del protettorato spagnolo), grandi alberghi, amori fortunati e non, misteri e spionaggio, visto che la protagonista è una sartina capace di trasmettere informazioni agli inglesi con cuciture i cui punti sono altrettanti segni dell'alfabeto morse. Raggiunte in pochi mesi le duecentomila copie, osannato da critici come Sanchez Dragó (un nume della cultura di massa e delle alte vendite), El tiempo entre costuras verrá  presto tradotto in dodici paesi, inclusa l'Italia, e si presenta come un curatissimo «romanzo per signore», di quelli che permettono di godersi un'avvincente soap opera a sfondo storico senza sentirsi un lettore di bocca esageratamente buona.
Tra dittatura e democrazia
Ancora non si vedono all'orizzonte acquirenti italiani, invece, per un altro romanzo al femminile ben venduto e un po' piú letterario, ovvero Lo que esconde tu nombre di Clara Sá¡nchez (Destino), brava scrittrice dal passo lento e regolare, che in vent'anni ha prodotto nove romanzi di buona reputazione e buon successo, caratterizzati da protagoniste femminili, acute indagini psicologiche e una scrittura semplice ma non sciatta. L'argomento, non troppo scontato, è la presenza in Spagna di ex nazisti accolti e nascosti dal franchismo, inseguiti da una organizzazione che cerca di consegnarli alla giustizia: una storia complessa e avvolgente raccontata da due distinte voci narranti, quella di una ragazza incinta e solitaria e di un ex deportato ormai anziano.
E ancora storia, personale e collettiva, è quella che José Mará­a Guelbenzu (critico raffinato e autore che negli ultimi anni ha avuto notevole successo con una serie di amabili gialli dedicati al personaggio del giudice Mariana Demarco) affronta in El amor verdadero, romanzo in uscita da Siruela, in cui si parla delle vicende di una generazione sospesa tra dittatura e democrazia ma anche del lungo amore di una coppia che non vuole venir meno al sodalizio stretto tanto tempo prima. Un'opera ambiziosa che chiude un ciclo cominciato nel '68 con El Mercurio, l'opera piú famosa di Guelbenzu, che ha indiscutibilmente avuto un ruolo nel rinnovamento della narrativa spagnola del dopoguerra.
L'ultimo, grande omaggio alla storia e alla memoria che ha riempito in questi giorni le librerie spagnole è peró la Biografia de la Gran Vía. Los primeros cien años de una calle universal di Ignacio Merino (Ediciones B), uscito in occasione del centenario della piú celebre strada madrilena, festeggiato con innumerevoli iniziative e con una passeggiata dei reali di Spagna cui la stampa ha dato enorme risalto. Dagli inizi del secolo alla movida degli anni '80, dalla guerra civile all'estetica franchista, dai primi gay pride alle feste popolari per le vittorie calcistiche, la grande arteria ci appare adesso non soltanto come il simbolo di Madrid, ma anche come una sorta di «dizionario» di un secolo di storia spagnola.
Ma la Spagna non è solo Madrid: è anche la provincia profonda e remota, quella che da cinquant'anni va raccontando il prodigioso Ramiro Pinilla, scrittore basco diverso da tutti gli altri, vero monumento delle lettere spagnole troppo a lungo trascurato dall'industria editoriale che, a ottantasette anni, ha limato e rivisto il romanzo del suo debutto, Las ciegas hormigas, ripubblicato da Tusquets a cinquant'anni dalla prima edizione, che a suo tempo aveva meritato il Premio dela Crítica e il Nadal.
Una lezione per i giovani autori
Un romanzo tragico e potente su una famiglia incalzata dalla miseria, che come sempre si svolge a Getxo, cittá  basca da cui l'autore si è allontanato di rado, nella vita come nelle opere, e che rappresenta una lezione per tutti i giovani autori di opere fragili, autoreferenziali, ansiose di stupire e cosí simili fra loro, di cui le librerie spagnole (come quelle di tutta Europa) sono piene.
Autore straordinario, ancora oggi inedito in Italia se si esclude una remota traduzione di La ciegas hormigas apparsa negli anni '60, Pinilla è uno dei grandi scrittori europei attivi a cavallo tra lo scorso secolo e il nuovo millennio. Pare impossibile che il pubblico italiano non abbia la possibilitá  di conoscerlo, e che identifichi la letteratura spagnola di oggi con fabbricanti di bestseller come Zafón o Falcones. Scrittori rispettabili, per chi legittimamente considera la lettura puro intrattenimento da ombrellone.Ma ci sono anche altri tipi di lettura e di lettori, che avrebbero diritto al piacere di di conoscere quanto le altre letterature offrono di meglio. O no?

NARRATIVA

Da Marta Sanz «Black black black»,
giallo audace e sofisticato

Laureata in filologia, Marta Sanz è un'autrice brillante, capace di affrontare generi diversi con identica abilitá . Il suo ultimo libro, «Black, Black, Black» (Anagrama) è un giallo-nero capace di soddisfare il piú sofisticato lettore di polizieschi e di ritrarre una societá  che fa fatica ad accettare la presenza di chi viene da lontano in cerca di lavoro e di futuro. Quando i genitori della geriatra Cristina Esquivel assumono un bizzarro investigatore, Arturo Zarco, perché trovi l'assassino della figlia, lo fanno sperando di incastrare quello che secondo loro è il colpevole: il fidanzato della vittima, che ha la colpa di essere marocchino e muratore, quindi di appartenere a una classe sociale troppo modesta per una ragazza di buona famiglia. Scritto con brio e astuzia, il romanzo è piaciuto molto ai critici del suo paese, e probabilmente incontrerá  altrettanto gradimento presso i lettori. Soprattutto quelli che apprezzano i romanzi polizieschi audaci e scritti in modo impeccabile, che testimoniano una volta di piú la bravura crescente di «fabbricanti di delitti» al femminile.

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