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News per Miccia corta

15 - 04 - 2010

Rissa tra Casa Pound e centri sociali gli scontri a Roma, dieci all'ospedale

(la Repubblica)

 

 

MASSIMO LUGLI


ROMA - Una zuffa selvaggia in piena notte, a calci, pugni, bastonate, getti di spray urticante. Bilancio finale: dieci ragazzi all'ospedale, molti altri, feriti o contusi, che si sono fatti sicuramente curare da medici privati per evitare di essere identificati, diciotto denunce per rissa aggravata. Esplode, ancora una volta, la violenza politica a Roma, in un clima sempre piú incandescente che ricorda quello degli inizi degli anni 70: agguati, scontri, imboscate, ordigni incendiari davanti alle sedi dei movimenti e dei partiti. Ad affrontarsi in uno squarcio di guerriglia urbana nella zona popolare dell'Ostiense, una quindicina di militanti del "Blocco studentesco" e "Casapound", due formazioni di estrema destra, e una quarantina di giovani di sinistra, molti dei quali del centro sociale Acrobax. Durissime le polemiche che, come sempre, hanno seguíto la zuffa. Le versioni, ovviamente sono contrastanti: i giovani di destra parlano di un'aggressione di almeno un centinaio di persone armate di caschi, martelli e spray al peperoncino mentre i militanti di sinistra raccontano un incontro casuale tra due gruppi che stavano attaccando i manifesti per le elezioni universitarie del 13 e 14 maggio, uno scambio reciproco di insulti e minacce e una zuffa nata lí per lí. La ricostruzione della polizia sembra dar credito a quella dei ragazzi del "Blocco" e di "Casapound" anche se il numero degli assalitori è drasticamente ridimensionato: non piú di una quarantina. Tra i diciotto denunciati, tutti accusati di rissa aggravata, nove sono di sinistra e altrettanti di destra. L'etá  va dai 22 ai 35 anni, segno che molti dei partecipanti allo scontro non erano studenti. Ma le universitá  romane restano una polveriera sempre pronta ad esplodere.
በpassata da poco la mezzanotte quando in via Valco di San Paolo, davanti alla Facoltá  di Lettere della Terza Universitá , i due gruppi entrano in contatto. I ragazzi di destra, nonostante l'inferioritá  numerica, non scappano e arretrano di circa 600 metri continuando a sferrare colpi. La zona, anche di notte, è ancora abbastanza frequentata e qualcuno avvisa subito la polizia. Sul posto, nel giro di pochi minuti, piombano sei auto della questura. A terra, dieci ragazzi feriti che si lamentano debolmente. Il piú grave è Francesco Polacchi, presidente nazionale del blocco studentesco: dieci punti di sutura e la frattura scomposta dell'avambraccio destro, ancora ricoverato al Cto. Gli altri nove, che guariranno tutti in pochi giorni, sono stati smistati negli ospedali di zona dalle ambulanze intervenute sul posto.
«Si è trattato di un vero e proprio agguato, non di una rissa - sostiene Polacchi - eravamo una quindicina di persone e stavamo facendo affissione, come al solito nei periodi pre elettorali, quando abbiamo visto sbucare dal nulla un centinaio di persone armate di caschi, catene, spranghe, sassi e bastoni che ci sono venuti addosso confidando nel fatto di essere molti piú di noi». Sullo stesso tono il commento di Gianluca Iannone, presidente italiano di Casa Pound: «á‰ stata una vera e propria aggressione finita con dieci nostri militanti in ospedale... La polizia denuncia gli aggrediti al pari degli aggressori ipotizzando il reato di rissa di quindici persone "armate" di colla, manifesti e scope contro cento con caschi, mazze, martelli e catene... Ma a ogni tentativo di farci tacere saremo sempre piú presenti nelle strade, nelle scuole e nelle fabbriche». Molto diversa la versione di Fabio e Francesco, due giovani dei collettivi dell'XI municipio. «Anche noi stavamo attaccando manifesti elettorali quando ci siamo imbattuti in un gruppo di fascisti. Ne è nato uno scambio di insulti e loro hanno provato ad aggredirci col solito schieramento militare. Forse non si sono resi conto di avere davanti dei ragazzi pronti a reagire alle loro solite aggressioni e provocazioni. Per questo ci siamo difesi. Hanno arretrato fino alle loro auto e hanno tirato fuori spranghe, bastoni e un martello da fabbro. Sono sempre loro che si muovono in cittá  come squadristi».
«Torniamo a parlare di cose di cui pensavamo di non dover piú parlare - commenta il deputato del Pd Walter Veltroni - chi ricorda gli anni 70 sa che tutto è iniziato cosí: fermiamoci prima che sia troppo tardi». «Battiamoci affinché il confronto, anche il piú duro, sia sempre e solo di idee» gli fa eco il presidente della provincia Nicola Zingaretti. L'assessore alla cultura Umberto Croppi si augura che «la polizia chiarisca al piú presto la dinamica degli scontri» e parla di un «grave campanello di allarme».