I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori

News per Miccia corta

15 - 04 - 2010

Sartre. Cosí è tramontato il mito dell'intellettuale impegnato

(la Repubblica)

 

 

"La guerra mi ha insegnato l'importanza dell'impegno", afferma nel '45 durante la famosa conferenza "L'esistenzialismo è un umanismo", l'atto di nascita del movimento filosofico

 
Gli intellettuali devono contribuire a produrre determinati cambiamenti nella societá  che li circonda. "Le parole sono azione", scrive, e per lottare contro il "male" si deve agire 
 
 
 

 

MICHELA MARZANO

 


 

ሠstrano. Il trentesimo anniversario della scomparsa del grande filosofo Jean-Paul Sartre sta suscitando, in Francia, un entusiasmo piuttosto tiepido. Sorprendere soprattutto se si pensa al trionfo con cui sono stati invece festeggiati, lo scorso gennaio, i cinquant'anni della morte di Albert Camus. Radicale e anticonformista, il filosofo di Saint Germain resta il simbolo dell'impegno intellettuale, il maá®tre á  penser di tutta una generazione di filosofi. Resta colui che, avendo rifiutato prima la legion d'honneur, poi il premio Nobel, ha incarnato fino in fondo la volontá  di non lasciarsi strumentalizzare dal potere e quindi trasformarsi in un'istituzione. Eppure quale ereditá  ha lasciato il suo pensiero filosofico? Chi, oggi, puó ancora dirsi veramente sartriano?
All'indomani della Seconda Guerra Mondiale, e per piú di trent'anni, Sartre combatte tutte le battaglie ideologiche: dalla critica all'imperialismo occidentale, ai viaggi in Unione Sovietica, a Cuba e in Cina, passando per la rivolta degli studenti e degli operai nel 1968, il filosofo francese non smette mai di prendere posizione. Per lui, essere un intellettuale significa scendere in campo e impegnarsi in prima persona, senza mai rinchiudersi in una torre di avorio. «La guerra mi ha insegnato l'importanza dell'impegno», afferma nel 1945, durante la famosa conferenza L'esistenzialismo è un umanismo. Pubblicato l'anno seguente, il testo del suo intervento rappresenta l'atto di nascita dell'esistenzialismo francese. L'umanismo, deriso nella Nausea, viene definitivamente riabilitato, insieme alla necessitá , per ogni intellettuale, di assumersi la responsabilitá  delle proprie scelte. L'uomo non è piú soltanto "condannato ad essere libero" e ad essere consapevole che "l'esistenza precede l'essenza", ma è anche condannato all'engagément. L'impegno non è una scelta. ሠun dato di fatto. ሠparte essenziale della condizione umana. La neutralitá  assiologica non esiste. Il rifiuto di scegliere è, di per sé, una scelta.
Prendendo le distanze dal materialismo, secondo cui l'uomo è il mero frutto della realtá  socio-economica in cui vive, Sartre postula la necessitá  della scelta: una scelta assoluta e fragile al tempo stesso. Ognuno di noi deve costruire quotidianamente la propria esistenza, rifiutando le norme che vengono dall'esterno, per diventare attore della propria vita. Anche se la libertá  di scelta rimane nei limiti della "fattualitá ", cioè del mondo, siamo noi che decidiamo di noi stessi. Solo i vigliacchi o i mascalzoni possono negare la profonda responsabilitá  che li lega a tutti gli altri uomini: «Quelli che nasconderanno a sé stessi, seriamente o con scuse deterministe, la loro totale libertá , io li chiameró vigliacchi; gli altri che cercheranno di mostrare che la loro esistenza è necessaria, mentre essa è la contingenza stessa dell'apparizione dell'uomo sulla terra, io li chiameró mascalzoni».
Per lottare contro l'assurditá  della vita, si deve accettare che il destino umano sia fatto di libertá  e di responsabilitá  e che, per essere pienamente liberi e responsabili, ci si debba assumere il rischio dell'errore. Gli intellettuali non devono cedere alla "tentazione dell'irresponsabilitá " e devono invece contribuire a produrre determinati cambiamenti nella societá  che li circonda. "Le parole sono azione". E per lottare contro il "male" si deve agire. Poco importa se si sbaglia. Poco importa, al limite, il sacrifico individuale. L'uomo appartiene alla collettivitá . Nel nome del "gruppo" tutto è possibile: contro l'inerzia delle istituzioni, il gruppo "libera gli uomini dall'alteritá ". ሠper questo che, per Sartre, si deve uscire dall'incertezza piccolo-borghese di un moralismo tormentato á  la Camus, per assumere fino in fondo la "libertá  come necessitá ".
Cosa resta, tuttavia, dell'umanismo quando anche la presenza dell'altro diventa un ostacolo che si deve poter superare? Cosa resta, piú generalmente, dell'engagément intellettuale quando la realtá  contraddice le ideologie? Anche se, per anni, gli intellettuali francesi hanno preferito "aver torto" con Sartre piuttosto che "aver ragione" con Raymond Aron o Albert Camus, la storia ha sconfitto Sartre. La "fine delle ideologie", che Camus aveva preconizzato, ha seppellito il mito dell'intellettuale impegnato capace di incarnare l'universale per contrapporsi alle contingenze storiche. Nemmeno Camus, peró, aveva previsto il vuoto che riempie oggi la sfera dei dibattiti pubblici. Gli intellettuali hanno definitivamente abdicato: alcuni sono tornati ad abitare le torri d'avorio; altri sono scesi a patti con il potere o con il mondo dello spettacolo.
Anche se l'ereditá  di Sartre è scomoda, occorre evitare di seppellirla definitivamente. La necessitá , per ciascuno di noi, di trovare il proprio cammino verso la libertá  resta un monito valido ancora oggi. Esattamente come l'invito agli intellettuali a impegnarsi con coraggio nel mondo in cui vivono. La filosofia e la letteratura non sono un mero esercizio di stile. La scrittura e la parola devono coinvolgere tutta l'umanitá . Se ognuno è ontologicamente responsabile del mondo in cui vive, peró, è anche responsabile delle conseguenze contingenti delle proprie prese di posizione.
Camus diceva che, se fosse stato costretto a scegliere tra la "giustizia" e "sua madre", avrebbe scelto, senza esitare, sua madre. Nel suo caso, peró, non si trattava di abdicazione o di moralismo. Si trattava di una raccomandazione agli intellettuali almeno altrettanto importante quanto i moniti di Sartre: impegnarsi non vuol dire solo difendere l'universale, ma anche occuparsi della sorte dei singoli individui; l'engagément non è solo attivismo ideologico, ma consiste anche nel prendere sul serio l'estrema fragilitá  della condizione umana. L'umanismo esistenziale non è forse anche questo?