Mosca - Due colpi di pistola nell'androne di un palazzo del centro hanno riaperto ieri mattina una delle tante vicende di sangue e violenza che gravano sulle cittá  russe. Il giudice Eduard Chuvashov, investigatore di fama, specializzato in inchieste contro i gruppi neonazisti, è stato ucciso con una tecnica che ricorda l'esecuzione della giornalista Anna Politovskaja, dell'avvocato dei diritti umani Stanislav Markelov, e della collega di Politovskaja, Anastasia Baburova, anche lei inviata della Novaja Gazeta. Tutti impegnati nella denuncia dei movimenti xenofobi che si sono dati il compito di ripulire con ogni mezzo il paese dall'ondata di immigrazione.
Un killer solitario ha aspettato la sua vittima sotto le scale, ha sparato con un'arma munita di silenziatore, e si è dileguato per le vie del centro molto prima che qualcuno si accorgesse di quello che era accaduto. Come per gli altri delitti, il movente è chiaro, le possibilitá  di risolvere il caso molto meno. A poco servono le dichiarazioni della polizia, secondo cui una telecamera avrebbe registrato le immagini dell'omicidio. Né le dichiarazioni del presidente Medvedev che ha ordinato solennemente agli agenti: «Catturatelo». La veritá  è che, dopo qualche mese di tregua, è ripresa la catena di sangue scatenata da quell'arcipelago di gruppi e movimenti inneggianti al nazismo o a un delirante nazionalismo slavo che sono ben piú violenti e organizzati dei naziskin occidentali. Movimenti che al grido «La Russia ai russi» predicano l'eliminazione fisica degli immigrati tagiki, uzbeki, e degli altri cittadini delle ex Repubbliche sovietiche che arrivano in cerca di lavoro. Il giudice Chuvashov aveva stabilito mappe e collegamenti di questi gruppi sottovalutati dal governo e dalla polizia e spesso colpevolmente derubricati al rango di hooligan da stadio. Proprio due giorni fa aveva assistito alla sentenza d'appello per tre giovani da lui fatti condannare in primo grado. I tre componenti del gruppo dei "Lupi bianchi", erano accusati di raid con spranghe e coltelli ai danni di non slavi. I blitz venivano filmati e mandati in Rete evocandone l'emulazione da parte di un vastissimo pubblico di deliranti sostenitori. Grazie alle testimonianze di Chuvashov i tre hanno visto aumentare in appello le loro pene e la prima ipotesi è dunque quella della vendetta. Ma sono tante le inchieste del magistrato su omicidi e pestaggi, tra Mosca e San Pietroburgo. Da tempo sui soliti siti internet mai controllati, giravano minacce precise e inviti a eliminare «il nemico della Russia». Chuvashov, che aveva una visione romantica della giustizia, aveva rifiutato una scorta armata. Nessuno ha insistito.

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News per Miccia corta

13 - 04 - 2010

Mosca, ucciso il giudice anti-nazi

(la Repubblica)

 

 

NICOLA LOMBARDOZZI