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News per Miccia corta

11 - 04 - 2010

La Guerra fredda contro il rock'n'roll

(la Repubblica)

 

 

 
 
 
 
Informative e dossier segreti per calunniare i cantori del dissenso. Lo storico Mimmo Franzinelli ha scavato negli archivi americani e ricostruito in un libro Boringhieri quella storia nascosta E anche in Italia un tale Fabrizio De André...
 

 

PINO CORRIAS


Congelati dalla Guerra fredda, accerchiati dalle salme che tornavano dalla palude vietnamita, sgomberati dai casinó di Cuba sovietizzata, tutti gli sceriffi della bianca America, si misero sulle tracce del nemico interno che infiacchiva la Nazione: il Rock'n'roll. La perfida musica con la sua multipla coda di indecenze politiche - il comunismo, per l'appunto, il pacifismo, il nichilismo - e di sregolatezze esistenziali, l'alcol, il sesso e la droga. L'ingaggio prometteva medaglie, protezione, carriera, ma non gloria. Era una guerra segreta. Era una guerra sporca. Era l'apoteosi delle armi non convenzionali: il fango delle calunnie, le intercettazioni abusive, le lettere e le denunce anonime, gli agenti provocatori. Una guerra che ora racconta Mimmo Franzinelli nel libro Rock & servizi segreti. Musicisti sotto tiro: da Pete Seeger a Jimi Hendrix a Fabrizio De André (Bollati Boringhieri, 272 pagine, 16 euro).
Le trincee da presidiare le aveva scavate personalmente John Edgar Hoover, il mastino, il plenipotenziario dell'Fbi che regnó sulla reputazione americana (e sulla propria visto che la sua segretissima omosessualitá  non venne mai scoperta) per quarantotto anni, nove presidenti e un milione di scandali. Piú o meno dal buio del maccartismo, fino alla luce del Watergate, passando per il sangue dei Kennedy e di Martin Luther King, l'ascesa di Richard Nixon, la pioggia di Woodstock e il vento «dei tempi che stanno cambiando», evocato da Bob Dylan.
I suoi soldati vennero schierati da Beverly Hills, dove riverberano le luci di Hollywood, Babilonia, fino alle coltivazioni casalinghe di marijuana del Greenwich Village, New York. Dovevano spiare l'infiltrazione comunista tra le nuove star del palcoscenico elettrico. Accerchiare il disordine. Cauterizzare l'infezione del disfattismo. Sterilizzare il Movimento. Ripulire i campus universitari dai debosciati. E per farlo: sfornare dossier capaci di disarmare chi contesta - dai Fugs a Frank Zappa, passando per John Sinclair - dissuadere le case discografiche col ricatto, addomesticare le radio, censurare, disinformare i ragazzi, fornire alibi e armi ai genitori benpensanti.
Dossier su John Lennon il pacifista che canta Give Peace a Chance, si spoglia con Yoko Ono ai bed in contro la guerra e chiama Nixon «Tricky Dicky», l'imbroglione. Su Pete Seeger, «la quinta colonna interna dei vietcong», armato di banjo e di ironia. Su Phil Ochs, il comunista, che canta I Ain't Marchin'Anymore, l'inno degli obiettori che si rifiutano di partire per il Vietnam, bruciano la cartolina in piazza, espatriano in Canada. Su Arlo Guthrie, figlio del grande Woody, il cantastorie, anche lui renitente alla leva e fuggitivo. Su Jim Morrison, il ribelle, re scandaloso dei Doors che canta pericolosamente affacciato sulla soglia della fine. Sui Jefferson Airplaine, i Grateful Dead, i Byrds, tutti adepti dell'Lsd e degli happening sulla West Coast dove lampeggiano le notti freak di San Francisco. Su Joan Baez, l'ancella del libero amore. Su Jimi Hendrix, il meticcio, il disadattato, il tossicomane, che distorce l'inno americano fino all'indecenza e poi sparisce in una notte londinese, inghiottito da droga e psicofarmaci. Tutti indicati come schiuma sociale, ostacoli alla convivenza, veleno per le buone famiglie americane d'anni Sessanta e Settanta, nemici dell'ordine e della legge. Fiancheggiatori della rabbia nera che incendia i ghetti, arma i Watermen e le Black Panther, chiede i diritti e la fine della segregazione.
Il presidente Johnson e Hoover sono convinti che l'onda pacifista sia un complotto comunista. Che il rock faccia parte del complotto. Che i suoi maledetti sacerdoti, per quanto sgangherati, alimentino il Caos. E il Caos attenti alla sicurezza nazionale. Ci sono arresti per droga, oscenitá , turpiloquio. E processi. Ci sono commissioni di inchiesta che interrogano i musicisti, come capitó a Pete Seeger: «Lei è mai stato ingaggiato in iniziative collegate al partito comunista?». Risposta del cantautore: «Ho cantato per chiunque lo chiedesse, a prescindere dalla sua religione o dal colore della sua pelle. Ho suonato per i vagabondi come per Rockefeller, per i pacifisti come per i soldati e di ció sono fiero. ሠla sola risposta che posso dare alla vostra domanda».
Ma siccome anche l'America degli spioni (e della paranoia) è pur sempre l'America delle molte libertá , il segreto che seppelliva quei dossier, di anno in anno si è alzato come fa la nebbia quando il sole preme. Il calendario degli svelamenti è fissato dal Freedom of Information Act che obbliga dopo trent'anni le agenzie investigative a declassificare i file, scoprire le carte, offrire un po' di luce agli storici e molti insegnamenti sui meccanismi (spesso illegali) che le democrazie attivano quando agiscono fuori da ogni controllo.
Da quelle nebbie compaiono storie ridicole e storie drammatiche. Suicidi e inquisizioni farsesche. Ossessioni. Labirinti investigativi come il Counter Intelligence Program che organizza le operazioni di infiltrazione, lo spionaggio sistematico. E il Security Index, l'elenco delle persone che in caso di allarme per la sicurezza nazionale sarebbero state prelevate e concentrate nei campi di detenzione.
Compare il giovane attore Ronald Reagan, futuro presidente, nei panni dell'agente infiltrato T 10, patriota, appoggiato da Hoover per la conquista della California, «paradiso dei comunisti e dei maniaci sessuali». Vincerá  la poltrona di governatore promettendo di disinfestare lo Stato dai «professionisti della contestazione». Dai nemici dell'ordine. Dagli hippie che per lui sono «gente che indossa i vestiti di Tarzan, ha i capelli di Jane e puzza come Cheeta».
Nei dossier si scopre che durante i tre giorni di scontri alla convention democratica di Chicago, anno 1968, agirono agenti provocatori, infiltrati e spie zelanti al punto da redigere rapporti serissimi anche sul famoso «maiale-presidente»: «Alle 10,20 si è notato che un maiale vivo è stato condotto in piazza dal gruppo Yip che lo presentava come candidato alle presidenza degli Stati Uniti. Quando la polizia ha cercato di catturare il maiale sono intervenuti sette hippie subito arrestati. Tra di loro vi era Phil Ochs, maschio bianco nato il 19 dicembre 1940, musicista». Accusato di cospirazione, insieme a Jerry Rubin, leader della contestazione, si difenderá  al processo: «Stavamo leggendo la formula: "Io Pigasus, annuncio la mia candidatura per la presidenza degli Stati Uniti", e a quel punto ci hanno arrestato». Chiede la Corte: «Cosa faceva il maiale durante questo annuncio?» Ochs: «Grugniva». «Ha rivisto il maiale?» «No, dopo essere stato arrestato si è ritirato dalla campagna presidenziale».
Sembrano sceneggiature di John Landis, quello dei Blues Brothers. Come la storia di Louie Louie, inoffensiva canzoncina dei Kingsmen, che scala le classifiche del 1964, ma è incisa talmente male da risultare incomprensibile a tutti salvo a un gruppo di genitori dell'Indiana che denuncia l'oscenitá  del testo proprio all'Fbi. Il quale mette al lavoro tre agenti che ne trascrivono tre versioni diverse, ma tutte e tre pornografiche. Ragion per cui, anziché arrestare le loro immaginazioni, chiedono il sequestro della canzone, per poi fare retromarcia quando l'equivoco si sgonfia.
Equivoci, ma anche strategia. Perché poi i controlli servono comunque allo scopo: moltiplicano il potere delle agenzie, rafforzano l'allarme, indeboliscono i nemici. ሠun modello di deterrenza strisciante che non arriverá  mai alla pervasivitá  dei lager sociali d'oltre cortina, Germania Orientale in testa. Ma che finirá  per contagiare, in forma piú blanda, persino l'Italia democristiana, dove l'inchiostro dei servizi di sicurezza non si occuperá  solo dei leader operai, studenteschi o politici, ma finirá  per intercettare pure le stravaganze di un tale Fabrizio De André, cantautore genovese, in odore di sovversione. Lo spierá  per una decina di anni la Squadra 50. Annotando abitudini, frequentazioni, testi poetici, amicizie. Dossier saltato fuori per caso dagli schedari opachi della opaca Italia. Residuo anche lui di quella sotterranea guerra d'Occidente che fu anche guerra di generazioni. Con le sue molte vite distrutte per debolezza, persecuzione, male di vivere, come capitó a Lenny Bruce, Hendrix, Janis Joplin, Abbie Hoffman. O per semplice celebritá , come accadde a Lennon, che aveva immaginato quasi tutto in vita, tranne la circostanza di morire senza una ragione.