News per Miccia corta

27 - 05 - 2006

Un libro di Federica Sciarelli sulla strage del Circeo

(dal "Corriere della Sera", 27 maggio 2006)

I nomi di Izzo, Guido e Ghira compaiono giá  in rapporti giudiziari del '73 e '74.
La ricostruzione in un libro di Federica Sciarelli


«L'orrore del Circeo cominció due anni prima»


I mostri del Circeo erano un branco e avevano giá  violentato e terrorizzato altre ragazze prima di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Avevano fatto rapine. Erano armati. I nomi di quei pariolini, cosí chiamavano i figli-di-papá  nella Roma bene degli anni Settanta, compaiono giá  in rapporti giudiziari datati '73 e '74. C'era tutto il tempo di fermarli. Angelo Izzo, l'orco che dopo il Circeo ha violentato e ucciso ancora, adesso ride in aula durante il processo per l'ultimo duplice omicidio. Come rideva nel '74, quando finí alla sbarra per la prima volta: violenza carnale, lei aveva sedici anni e si sottopose al doppio martirio del processo, andó a dimostrare che era stata violentata, visita ginecologica compresa, come si usava ai tempi in cui lo stupro non era un reato contro la persona e sembrava fossero le vittime a dover dare spiegazioni. Sacrificio inutile, come quello di un'altra ragazza, sevizie di gruppo anche per lei, dagli stessi pariolini. Che furono lasciati tutti liberi, liberi di scrivere una pagina di cronaca che fa ancora rabbrividire. Primo ottobre 1975, due del mattino, quartiere Parioli: dal portabagagli di una Fiat 127 viene estratta seminuda e ferita Donatella Colasanti, accanto a lei avvolto in una coperta c'è il corpo senza vita della sua amica Rosaria Lopez. Sono le ragazze sequestrate, violentate e uccise (Donatella si salvó fingendo di essere morta) dal branco del Circeo: Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira. ሠla storia che la giornalista Federica Sciarelli racconta in Tre bravi ragazzi (Rizzoli, in libreria). Sottotitolo: «I retroscena di un'inchiesta lunga 30 anni». Trent'anni dopo è ancora un pugno nello stomaco. E all'orrore si aggiunge la rabbia e lo sdegno. Sciarelli, conduttrice della trasmissione Chi l'ha visto? , parla di «corto circuito della giustizia»: soltanto cosí si spiega il massacro del Circeo, compiuto da chi doveva essere dietro le sbarre, e il doppio massacro di Angelo Izzo che il 30 aprile 2005, in stato di semilibertá , è tornato a seviziare e uccidere e la latitanza di Ghira, conclusa con la morte, scoperta l'autunno scorso. Ghira non era scappato all'estero - rivela oggi il libro scritto da Sciarelli con il collega Giuseppe Rinaldi - tre mesi dopo il Circeo abitava indisturbato a pochi chilometri da Roma, ospite di amici. Leggere gli atti del sequestro Matacchioni - o il libro della Sciarelli - per credere. Bastava mettersi sulle tracce della compagnia dei pariolini per trovare il campione italiano di latitanza, secondo soltanto a Provenzano. Curioso il dettaglio raccontato nel penultimo capitolo del libro: a svolgere gli esami del Dna, che hanno permesso di identificare come Andrea Ghira il legionario Maximo Testa morto e sepolto in Spagna dal '94, è stata una genetista allieva della professoressa Matilde Angelini Rota, ovvero la zia di Andrea Ghira.
Orrore, rabbia e sdegno. Sciarelli e Rinaldi hanno masticato per mesi verbali, interrogatori, referti di autopsie, documenti che mettono i brividi oggi come allora. Compreso il libro del mostro-Izzo, intitolato The mob , nell'agghiacciante autobiografia c'è il resoconto dello stupro a una studentessa americana ai Parioli: «Finzione o realtá ? Speriamo che non sia vero. Ma certo è che non tutte le vittime hanno denunciato», dice l'autrice. Vero, purtroppo, è il massacro di Maria e di sua figlia Valentina, cosí come lo ha raccontato Izzo ai giudici: il verbale dell'interrogatorio è in cinque pagine, pochi minuti per leggerle, molto di piú per dimenticarle. Come il racconto di Donatella. Donatella Colasanti, «la riccia» per il branco, «la sopravvissuta» per noi. ሠmorta quattro mesi fa, uccisa un po' dai quei tre bravi ragazzi e un po' dal cancro. Ha avuto il coraggio di ricordare e chiedere giustizia per tutti questi trent'anni. Il libro è dedicato anche a lei.

Federica Cavadini

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