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News per Miccia corta

28 - 03 - 2010

Pacco bomba per la Lega a Milano ferito un dipendente delle Poste

(la Repubblica)

 

 

MASSIMO PISA


MILANO - Avrebbe dovuto scoppiare al piano terra di via Carlo Bellerio 41, segreteria nazionale della Lega Nord. Un plico esplosivo rudimentale, polvere e fili elettrici e un innesco a strappo, a basso potenziale. Capace di ferire, non di uccidere. Deflagra invece alle 5.43 di ieri mattina al Centro di distribuzione Milano Bovisa, in piazzale Lugano, geograficamente - ma è la piú classica delle coincidenze - vicinissimo al ponte della Ghisolfa, luogo che in cittá  evoca immediatamente la storia dell'anarchia. La busta deflagra mentre Pietro De Simone, 56 anni, impiegato a fine turno, sta smistando la posta per la zona nord di Milano. Un botto e una fiammata investono l'uomo alle braccia, sfiorano il volto e i capelli. L'uomo viene soccorso immediatamente dai colleghi che chiamano il 118 ma quando arriva l'ambulanza è chiaro che le sue condizioni non sono gravi. Medicato al Policlinico, De Simone verrá  dimesso nel primo pomeriggio e interrogato dalla Digos.
Nella busta gialla, formato A4 e imbottita di fogli di plastica a bolle d'aria, resta quasi intatto il messaggio di rivendicazione: è firmato «Sorelle in armi - Nucleo Mauricio Morales/FAI», la Federazione Anarchica Informale, la stessa sigla che aveva firmato il tubo-bomba alla Bocconi e il pacco esplosivo al Cie di Gradisca d'Isonzo del 15 e 16 dicembre scorso. Il pacco esploso in piazzale Lugano era arrivato poche ore prima dal Centro meccanizzazione postale di Peschiera Borromeo. Proprio lí, alle 20 di venerdí, un metal detector aveva invece segnalato un proiettile calibro 7,62 (in dotazione all'esercito) in busta, senza mittente, indirizzata alla villa di Arcore di Silvio Berlusconi: dentro, un disegnino infantile con Berlusconi attorniato da Gasparri, Cicchitto, Bonaiuti e La Russa e la scritta «Farai la fine del topo». ሠil quarto episodio simile negli ultimi tre mesi, tutti al vaglio dei carabinieri del Comando provinciale. Bassa l'attendibilitá  della minaccia.
Bomba anarchica e proiettile al premier, il giorno prima delle elezioni. «Non c'è, a quanto ci risulta, collegamento tra i due episodi - spiega il dirigente della Digos, Bruno Megale - e la data è stata scelta per avere maggiore visibilitá . Tutto lascia ritenere che sia lo stesso gruppo di dicembre. Altri attentati? Non possiamo escluderlo». La rivendicazione, dieci righe scritte a mano in stampatello come a Gradisca di tre mesi fa - e molto simili sono le due buste, anche se allora il plico conteneva un portafoglio e un innesco - si riallaccia alla campagna «Eat the rich» del Fai contro i Centri di identificazione ed espulsione: «Nei Cie si stupra», e si fa esplicito riferimento al processo a carico di V. A., ispettore di polizia del commissariato Lambrate, accusato da Joy E., lucciola nigeriana detenuta nel centro di via Corelli, di averla violentata e poi picchiata durante una rivolta degli immigrati, lo scorso 13 agosto. Poi le accuse al ministro degli Interni, Roberto Maroni, «complice di questi fatti e delle politiche di deportazione degli immigrati». Infine la minaccia («Ci faremo sentire ancora») e lo "smile" disegnato a mano come nelle precedenti rivendicazioni.
Un episodio «serio, attendibile e credibile», secondo gli analisti del ministero dell'Interno, che temono un bis nelle prossime ore: Maroni ha convocato al Viminale una riunione straordinaria del Comitato per l'ordine e la sicurezza per giovedí prossimo alle 10.30. Il procuratore aggiunto Armando Spataro ha affidato le indagini al pm del pool antiterrorismo Massimo Meroni, giá  titolare del fascicolo sulla Bocconi.