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News per Miccia corta

28 - 03 - 2010

Anarchici tentati dal grande salto minacce a un ispettore di polizia

(la Repubblica)

 

 

 

 
PIERO COLAPRICO


MILANO - Il «pulviscolo» ha mandato un nuovo messaggio. L'ha fatto con la lettera bomba, esplosa ieri mattina. E con un minaccioso testo di venti righe a stampatello, che annuncia, da un momento all'altro, chiaro e tondo, nuovi botti. «Abbiamo colpito - si legge a riga nove - e colpiremo di nuovo nelle prossime ore - ci auguriamo con piú fortuna rispetto alla prima alla Bocconi».
Il riferimento è al pacco bomba (non esploso) piazzato, a metá  dicembre scorso, nell'ateneo accusato di essere una «culla dei ricchi». Ieri invece lo scoppio c'è stato, alle 5.52, ha colpito un postino, ma la busta aveva come destinatario la Lega, sede di via Bellerio. I servizi segreti (Aisi) attribuiscono l'attentato a «monadi dell'eversione»: non a un'estesa e ramificata galassia, ma «piú o meno sessanta, settanta individui dislocati a Bologna, Genova, Torino, Milano e Sardegna».
Se per i risultati della Scientifica sul solito innesco con batteria e molletta c'è da aspettare, emerge un particolare molto curioso. Sul retro della busta-bomba c'è un mittente: «Associazione pensionati L. N., via Mecenate 74». A quell'indirizzo non si trova alcuna sede di pensionati leghisti. C'è un centro sportivo, e una lapide. በdedicata alle «Vittime del nazifascismo 1943-1945». Coincidenza? Non pare, anzi scorrendo i sessantuno cognomi incisi nella pietra, «si nota», dicono i detective, che uno di questi corrisponde a quello di uno dei leader piú in vista del «comitato antirazzista» milanese. Forse quel mittente puó essere un messaggio sottinteso: «Voi parlate e manifestate e non combinate niente, noi invece...».
L'antirazzismo militante è infatti il territorio d'azione del «pulviscolo», come Digos e carabinieri hanno ribattezzato questa sarabanda di sigle e intenzioni. Terreno caldissimo, tanto che tra gli investigatori non manca chi teme il salto di qualitá : «Un attacco alle persone, non piú attraverso lettere». La fosca impressione nasce dal fatto che ieri, per la prima volta, il comunicato cita con nome e cognome (seconda riga) non un politico, ma un ispettore di polizia milanese.
Si chiama Vittorio A. e si trova al centro di una vicenda oscura, con i magistrati milanesi che ancora non riescono a separare bugie da veritá . ሠstato accusato da una ragazza nigeriana, Joy, detenuta nel Cie, il centro di identificazione ed espulsione di via Corelli, di un tentativo di stupro. Era agosto e lei, dice, si sarebbe salvata grazie a una compagna di prigionia; ma Joy è stata messa sotto inchiesta per calunnia.
Anche la firma della rivendicazione - viene fatto notare - è femminile, sono le «Sorelle in armi, nucleo Maurizio Morales, Fai». Netta la loro richiesta: «Chiudere i nuovi campi di concentramento». E come viene citato il ministro leghista Roberto Maroni? Per dirgli: «Ti riteniamo responsabile quanto lui (cioè l'ispettore A., ndr) di quello stupro. Le tua mani sono sporche del sangue di centinaia di nostre sorelle prima sfruttate e poi rispedite al mittente a morire ammazzate». Tema delicatissimo, anche sul piano internazionale: è lecito, come l'Italia di centrodestra rivendica, rimandare gli immigrati in posti dove la polizia locale sembra composta da squadrette di maniaci?
Ora va detto (e stradetto) che tra i movimenti extraparlamentari possono anche esserci - la storia d'Italia non si dimentica - infiltrati e agenti provocatori. Peró, tutti gli investigatori attendibili ascoltati da Repubblica raccontano che la serie di bombe - le prime vennero inviate a casa di Romano Prodi nel 2003 - sono firmate da giovani che pensano con la propria testa e, ovviamente, «se ne fregano delle elezioni. Diciamo - ironizza un esperto dell'antiterrorismo - che fanno un po' come la magistratura. Quando c'è da colpire colpiscono, non stanno a pensare alle percentuali di voto».
Sono anni che questi anarcoidi amano «sfottere» la Federazione anarchica italiana, storica e «seria», chiamandosi ugualmente Fai (ma sta per Federazione anarchica informale). Hanno cominciato a piazzare ordigni nei libri e nelle buste. Nei pacchi mandati a commissariati, caserme, vigili, Ris di Parma, Eurojust. Alla societá  di lavoro interinale Manpower e all'ex sindaco di Bologna Cofferati. Dal 2005 colpiscono i Cpt (ora Cie) e mandano comunicati scritti a volte al computer, a volte perfino a penna.
Alle 16.30, alla sede milanese di questo giornale, ha anche telefonato un uomo, rivendicando il botto a nome di «Anna Maria Mantini». Era una ragazza cattolica, entrata nella lotta armata con i Nap, nuclei proletari armati, e uccisa da un poliziotto nel 1975. Citata mesi fa in alcuni volantini diffusi al Nord. Come dire: ci siamo e non dimentichiamo. Anche se, con tutta probabilitá , loro, negli anni di piombo, quando gli anarchici erano i capri espiatori di varie inchieste, manco erano nati.