News per Miccia corta

25 - 05 - 2006

LIBRI. Vietato parlare dei «leoncavallini neri»

(Corriere della Sera, 25 maggio 2006)

IL CASO

Un'inchiesta «scandalosa» scatena la reazione di gruppi dell'antagonismo radicale

Vietato parlare dei «leoncavallini neri»

L'editore Castelvecchi contestato dall'estrema sinistra per un libro sui centri sociali di destra

La new generation dei «fasci», o i leoncavallini di destra, per dirla con un'immagine rubata al piú famoso fronte opposto, si disvela in un lungo e documentato racconto. Si presenta, nel suo evolversi, con luoghi, persone, raduni, pubblicistica, arte, musica rock, concerti, occupazione, resistenza. E altro: tatuaggi ultrá , thaiboxe, look. I «fasci capelloni», ovvero il nuovo ribellismo che ha messo radici nella seconda metá  degli anni Settanta (con il rifiuto della sindrome del ghetto e l'abbandono dei dogmi atlantisti e reazionari del Movimento sociale italiano) per continuare il suo percorso (a volte carsico) nelle varie mutazioni ed azioni, viene descritto e analizzato per la prima volta senza pregiudizi e ipocrisie (semmai con equilibrata simpatia) da Domenico Di Tullio, avvocato ultraquarantenne di Roma, che ha difeso in alcuni processi gli irregolari di destra. Sono loro, con bagaglio culturale annesso che spazia da Ernst Jünger («Meglio delinquente che borghese») a Ezra Pound, a Ray Bradbury autore di Fahrenheit 451 , con il suo eroe letterario Guy Montag in lotta contro la globalizzazione mediatica, i protagonisti del saggio Centri sociali di Destra. Occupazioni e politiche non conformi (Castelvecchi, pagine 222, 14) che ha suscitato una dura reazione contro l'editore. Scorrendo le pagine del libro-inchiesta, appare subito chiaro che i nuovi ribelli sono una spina nel fianco per i postfascisti sdoganati (ormai da quel dí, a Fiuggi) e ben inseriti nelle istituzioni. Di sicuro, i politici di An restano spiazzati di fronte a tipi che, guarda un po', si sono messi a scimmiottare le gesta dei no global, emuli di Luca Casarini e Francesco Caruso. Il secondo, per la veritá , assieme ad altri pirotecnici Disobbedienti è rientrato a suo modo nei ranghi, occupando perfino uno scranno della Camera dei deputati, in quota Rifondazione. Ma per Caruso e soci occupare ha un significato preciso. Tradizione da compagni, pratica collaudata. Il fatto è che, un giorno, hanno cominciato anche gli altri. Dunque, i politici di destra, col maldipancia, tuonavano, allarmati: «Le occupazioni le fanno le zecche!». Ma come? Quei ragazzi avevano assimilato i vizi degli ultrá  di sinistra (detti appunto «zecche» nel gergo di destra)? Prendevano possesso di edifici dismessi, sfidando la legalitá  e proclamando il diritto alla casa. Aprivano centri sociali come si era visto fare a Milano con la lunga e tormentata storia del Leonka; o a Marghera (Venezia) dove c'era la roccaforte di Casarini (tuta bianca numero uno del famigerato G8 di Genova), tollerata e addirittura finanziata dalle amministrazioni di sinistra.
Proprio cosí: è la «destra non conforme» degli anni Duemila che vive, lotta, e va per conto proprio. «In queste acque nuota un po' di tutto, anche ragazzi che si qualificano di destra perché non hanno etichette a cui attaccarsi», rileva Massimo Fini, giornalista, saggista, polemista anticonformista. Aggiunge: «Mi sembra che loro siano gli emergenti, in prospettiva, non il popolo dei centri sociali di sinistra, palesemente in crisi». Provocazione? Fini (citato nel saggio e nella bibliografia), del resto, è visto con una certa simpatia dal movimento nei nuovi «fasci», che si riconoscono in alcuni spezzoni del suo pensiero antimodernista. «La destra prima della sinistra - spiega Fini - ha parlato di antimondialismo, elemento di pensiero presente in questa variegata galassia giovanile. Nessuno stupore, dunque. Anzi. La primogenitura rispetto a certi valori non appartiene ai no global». Sentite le dichiarazioni che Sinevox di Zetazeroalfa , gruppo musicale organico alla destra non conforme, rilascia a Di Tullio: «Quindi, in noi c'è questa visione antimondialista testarda, ma anche una grossa fascinazione per movimenti autenticamente popolari, tipo i Sem Terra brasiliani, o il movimento di José Bové in Francia. Bové viene da una cultura soreliana, e ha quindi un background molto simile al nostro. I Sem Terra, invece, si svegliano tutte le mattine al sorgere del sole e pregano. Cosa che non è certo marxista-leninista, credo». Bové e i Sem Terra - è noto - sono stati gli idoli dei leggendari Forum di Porto Alegre, luogo di incontro e di elaborazione cultural-politica dei «non conformi» di sinistra.
Parole e fatti. I nuovi fasci che aprono centri sociali e fanno occupazioni (per inciso, una avvenne ai Parioli, in un edificio di Stefano Ricucci, e i romani snob del quartiere pensarono a un'azione dei «rossi») , di sicuro, sono meno tollerati dei compagni. Ingiunzioni e sgomberi con l'intervento della polizia, minuziosamente raccontati dall'autore del libro, si svolgono sotto la regía di amministratori locali di sinistra. E fin qui, nulla di rilevante. Il fatto è che la destra istituzionale non va in loro soccorso. O quanto meno è tiepida, non abbastanza incisiva. Le mosse, a sorpresa, talvolta arrivano dall'altro fronte. ሠil caso di Walter Veltroni, sindaco di Roma. Che, nel giugno del 2005, dopo aver fatto sgomberare il centro sociale Foro 753 (a due passi dal Colosseo), promette una nuova sistemazione. «Veltroni ha dimostrato una capacitá  ed esperienza nell'amministrare che supera di gran lunga quella di molti dei nostri politici - osserva Giacomo Mondini, portavoce del Foro -. Poter dire che a Roma un centro sociale di destra esiste, significa garantirsi un ruolo super partes e dimostrare preparazione e lungimiranza politica».
Conclusa la lettura, la fotografia dei nuovi ribelli di destra appare nitida. Prendendo per buono quel che racconta l'autore, molti luoghi comuni cadono. Sulla violenza, per esempio. «Per come li ho conosciuti io, frequentandoli un po' - conferma Massimo Fini - si tratta di giovani normali, mediamente non violenti. Meno aggressivi, rispetto a quelli che si trovano nei centri sociali di sinistra. Alcune loro teorie di destra, è vero, arrivano fino all'estremizzazione concettuale. Ma solo di concetti si tratta. Non di pratica. Di sicuro, sono penalizzati dalla legge Mancino, che persegue i reati di pensiero».

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