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News per Miccia corta

20 - 03 - 2010

E la scuola riaccoglie quell'ebreo cacciato settant'anni fa Torino, raduno dei ragazzi della III C del '38

(la Repubblica)

 

 

 

 
 

VERA SCHIAVAZZI


TORINO - All'appello hanno risposto in 7: Luigi Ghiglia, Giuseppe Bracco, Giovanni Villa, Gian Enrico Piolatto, Tommasino Prandi. E il festeggiato, Mario Treves, che nel 1938 fu cacciato dal Regio Istituto "Regina Margherita" di Torino perché era ebreo e che da ieri è di nuovo, ufficialmente, un allievo "˜ad honorem' di quella scuola. La cerimonia di "˜riammissione' alla scuola è nata da una ricerca sui vecchi registri e da mesi di lavoro di una volitiva insegnante di storia, Pina Mafodda, e della sua quinta di oggi, una classe che ora si è "˜gemellata' con l'altra di 71 anni fa. «L'espulsione dei ragazzi ebrei dalle scuole è stata una delle pagine piú buie del Novecento italiano - dice la professoressa - Non possiamo certo sanarla ora, ma è importante far capire ai ragazzi che non hanno conosciuto quell'epoca e che ormai spesso non hanno nessuno in famiglia a parlarne che anche nel peggiore dei regimi la volontá  e il coraggio dei singoli possono essere decisivi».
Quella di Treves e dei suoi compagni è, prima di tutto, una straordinaria storia di amicizia. Tutti ricordano ancora il giorno in cui l'insegnante di religione, il gesuita padre Durando, che era anche un centurione della milizia fascista e ne portava orgogliosamente le insegne, venne a dare la notizia: «Treves, devi andare dal preside, dovrai lasciare la scuola». Ma anche lui aveva una coscienza, e considerava quell'espulsione una grande ingiustizia: «Lui non potrá  piú venire, ma voi potrete andare a casa sua anche tutti i giorni. Portategli i compiti, stategli vicino». Pochi mesi dopo, Treves, che nel frattempo era entrato alla Scuola ebraica della cittá , riuscí a sostenere la maturitá  nel suo vecchio istituto: «Per fargli dare l'esame lo chiusero in una classe da solo, con una commissione apposta per lui - ricostruisce Pina Mafodda, la professoressa che per un anno, insieme a una quinta di settant'anni dopo che si sente l'erede morale di quella classe del "˜38 - Ma alla fine ottenne il diploma. Poco dopo, era giá  partigiano».
Emozionato, accompagnato sulla sedia a rotelle dal personale della Casa di Riposo ebraica, ieri mattina Treves ha ricordato, anche attraverso un'intervista filmata realizzata dagli studenti di oggi, gli anni terribili delle persecuzioni e ha accettato con orgoglio il suo nuovo status di allievo "˜ad honorem' nella vecchia scuola. «Le leggi razziali - ha detto - erano nell'aria, ma quando arrivarono davvero è stato molto duro. Giá  prima a scuola me lo dicevano, insegnanti e compagni, in dialetto torinese: "˜Tu Treves faresti meglio a andartene in America, qui marca male per voi'. Qualcuno tra i nostri insegnanti era apertamente antifascista, altri non si pronunciavano. A quelli come me, che erano un po' comunisteggianti, piaceva farsi chiamare "˜il Terzo Stato', era una specie di gruppo. Avevamo le idee ancora confuse, quello che volevamo era la giustizia sociale, pane e lavoro per tutti... Parlare apertamente peró era difficile: tra le tante colpe del fascismo, c'è stata quella di seminare diffidenza tra gli amici: qualcuno aveva coraggio, qualcuno no. Si arrivava in classe il giorno dopo un discorso di Mussolini, si provava a criticarlo, ma subito qualcuno di zittiva, "˜lascia perdere che è meglio', perché a quell'epoca per molto meno si perdeva il posto e la pensione. E' successo anche ai miei familiari, tutti insegnanti, impiegati, funzionari dello Stato». Tornato in cittá , dopo la Liberazione, Mario Treves sogna di fare il medico, poi ripiega su una ditta che distribuisce gasolio. A lungo consigliere della Comunitá  ebraica, solo negli ultimi anni, dopo la vedovanza, si è ritirato dalla vita pubblica. Ma i ragazzi della III C non si sono mai lasciati, neppure ora che sono rimasti in dodic