News per Miccia corta

17 - 03 - 2010

Cronache degli assalti al cielo del potere in nome del desiderio

(il manifesto)

 

MASSIMO ILARDI IL POTERE DELLE MINORANZE. IMMAGINARI, CULTURE, MENTALITဠALL'ASSALTO DEL MONDO, MIMESIS, PP. 118, EURO 14

Rino Genovese




Una delle ragioni per cui l'idea di rivoluzione non è piú declinabile - mentre lo è, e sembra diventarlo sempre di piú, quella di rivolta - sta nel fatto che il movimento sociale che avrebbe dovuto esserne il motore non appare piú per nulla raffigurabile con i tratti di un'identitá  evidente. E questo sia che lo si pensi nei termini di classe o di popolo, sia che lo si pensi come variegata moltitudine. Tutti e tre questi concetti, infatti, affondano le radici in una visione del mondo incentrata sulle nozioni di produzione e di lavoro - anche quando l'obiettivo dichiarato non è quello, tipico del movimento operaio otto-novecentesco, di liberare i «produttori» ma quello di liberarsi dal lavoro inteso come moderna forma di schiavitú. Per Massimo Ilardi, sociologo che non da oggi attira la nostra attenzione su questo nodo, è al contrario la sfera del consumo a diventare centrale e decisiva (in sintonia, si potrebbe dire, con le analisi della Scuola di Francoforte); ed è all'interno di questa sfera che si accende e riaccende di continuo il conflitto sociale (diversamente, quindi, dai francofortesi che, nella diffusione dei consumi, vedevano la semplice spinta del dominio capitalistico all'integrazione e alla pace sociale).
Ecco allora il «potere delle minoranze» messo a tema dal volume collettivo curato da Ilardi nella collana delle edizioni Mimesis diretta da Antonio Caronia. Questo potere, o per meglio dire contropotere, rivaluta il presente della rivolta a scapito di qualsiasi movimento organizzato di lunga durata. Sorge anzitutto dal volgersi immediato di gruppi d'individui, piú o meno numerosi, all'acquisizione di beni di consumo dentro il flusso dell'immaginario globale. Cosí la «contraddizione principale» non è piú tra capitale e lavoro ma è ormai dislocata - scrive Ilardi - «tra desiderio e regole di mercato». ሠin sostanza la questione della jacquerie urbana contemporanea. Dalla rivolta del 1992 a Los Angeles, a quella delle banlieues francesi del 2005, fino al sollevamento «anarchico» di Atene del 2008, ció che conta è il «qui e ora» della libertá , non certo il progetto di una societá  alternativa.
Seguendo questa traccia i saggi compresi nella raccolta si provano a osservare, soprattutto riguardo all'Italia, alcune delle nuove forme del conflitto urbano. Colpisce la ricostruzione degli scontri napoletani, nella recente contesa intorno allo smaltimento dei rifiuti, compiuta da Angelo Petrella, scrittore e sociologo. A partire da analisi consolidate della realtá  partenopea (del tipo di quelle operanti nel datato ma sempre importante film di Francesco Rosi, Le mani sulla cittá ), Petrella sviluppa una descrizione della frammentazione urbana, dello sfilacciamento del tessuto sociale, che a Napoli è ormai un fatto compiuto. Gli interessi piú o meno truffaldini della societá  Fibe-Impregilo, o l'insipienza di Bassolino nella sua attivitá  di controllo in qualitá  di presidente della regione, sono messi a fuoco come presupposti di quanto è accaduto in seguito, quando, per alcuni giorni, le aree di stoccaggio dei rifiuti nei pressi di Napoli sono state il teatro di scontri con le forze dell'ordine che hanno visto in campo una strana alleanza formata da abitanti dei quartieri, disoccupati organizzati, militanti dei centri sociali e ultras del Calcio Napoli. L'inedito «blocco sociale» (chiamarlo cosí è ironico) appare come una somma di minoranze prive d'identitá  - e per questo impossibilitate a trasformarsi in un movimento propriamente politico -, che, pur presentando aspetti retrivi e finanche tinte criminali, rompe con il vecchio mito della «napoletanitá » come cultura antropologica onnicomprensiva, sostanzialmente immobilizzante. Quegli scontri sono un prisma attraverso cui è possibile scomporre e osservare la socialitá  urbana contemporanea sul territorio.
Tutto ció rimanda forse alla figura di un nuovo «riformismo» (la parola non sorprenda!) che metta nel conto la rivolta come fisiologica forma di espressione del sociale, senza alcuna pretesa di orientarla, preventivamente o successivamente, verso l'antico sbocco unificante delle lotte. In fondo, se le periferie italiane sono rimaste tranquille (a parte il caso di Napoli, che affondava peró le radici nella sua spazzatura), ció è il segno di una stasi che non giova nemmeno a chi voglia provarsi a fare, per dirla alla vecchia maniera, una politica di progresso. L'autonomia reciproca di sociale e politico dovrebbe essere il punto di partenza per qualsiasi raggruppamento che voglia provarsi oggi a rifondare l'idea di sinistra.
Il libro offre notevoli spunti in questa direzione di ricerca prendendo in esame il caso di Bologna e della sua piazza «minoritaria» per eccellenza, piazza Verdi (con il contributo di Giuseppe Scandurra); le micropolitiche libertarie delle controculture odierne, in particolare a Roma (con Francesco Macarone Palmieri); le insorgenze hacker nella rete, che in Svezia sono arrivate a dare luogo perfino a una lista elettorale (con Antonio Tursi); e infine, con Emiliano Ilardi e Fabio Tarzia, il ruolo delle minoranze e delle sette religiose soprattutto protestanti, tra America e Italia.

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