News per Miccia corta

14 - 03 - 2010

Grecia. Gruppi nuovi pronti «alla guerra» Cresce la strategia della tensione

(il manifesto)

 


Pavlos Nerantzis



ATENE
«Ma chi sono questi gruppi di giovani incappucciati che in ogni manifestazione di protesta rompono vetrine, lanciano molotov e mettono a ferro e fuoco il centro di Atene, protestando contro il capitalismo?». Meravigliati del loro livello di organizzazione nel «campo di battaglia», gli stranieri occasionalmente presenti agli scontri con gli agenti in assetto anti-sommossa fanno sovente questa domanda.
Alcuni osservatori hanno notato che nel giorno dello sciopero generale, giovedi scorso, durante le manifestazioni di protesta la violenza da parte degli incapucciati era di intensitá¡ superiore al previsto, forse perché, come sostengono, «un giorno prima la polizia aveva ucciso un sospetto membro di un gruppo armato durante uno scontro a fuoco» avvenuto nel quartiere di Dafni.
Caratterizzati dai media internazionali come anarchici, insurrezionalisti, black bloc, questi gruppi di giovani, in realtá¡ hanno pochi rapporti con la sinistra extra-parlamentare e anche con gli anarchici. Qui ad Atene lo affermano esponenti non solo della sinistra radicale (Syriza), ma anche di vari gruppi, compresi quelli che si richiamano all'anarchia, che pur denunciando gli abusi della polizia non nascondono la loro preoccupazione per la violenza cieca che ha cominciato ad allargarsi a macchia d'olio dopo l'assassinio del 15enne Alexis Grigoropoulos per mano di un poliziotto nel 2008.
La domanda che ci si pone é se c'é una connessione tra questi gruppi dei giovani e la nuova generazione che pratica lotta armata e che non perde occasione per farsi sentire anche dopo la nuova stangata del governo socialista di Papandreou.
Per la sinistra radicale, accusata nel passato recente di coprire atti violenti, la risposta non é facile. Per i socialisti, come per i conservatori e l'estrema destra invece c'è un chiaro link fra questi gruppi e il terrorismo. «Siamo in guerra. Combatteremo», ha detto mesi fa Michalis Chrisochoidis, il ministro per la protezione del cittadino, che era ministro dell'ordine pubblico nel 2003 quando fu sgominata l'organizzazione armata 17 Novembre. «Siamo in guerra», ribattono i gruppi armati.
Sono ormai quasi quotidiani gli attentati contro stazioni della polizia, banche e uffici pubblici, a tal punto che quasi non fanno piú notizia. Finora gli atti dinamitari non hanno provocato vittime, esclusion fatta per l'uccisione di poliziotto. Ma questo non tranquilizza gli inquirenti che parlano di una «nuova generazione di terroristi». Lotta rivoluzionaria, Setta dei rivoluzionari e Nuclei di fuoco sono sigle nuove, che, secondo fonti governative, «non hanno niente a che fare con i gruppi del passato 17 Novembre e Lotta popolare».
Il fatto è che il nuovo dogma del governo di Papandreou per dare un «colpo decisivo contro la criminalitá  organizzata» in un momento cosí drammatico come quello che sta vivendo la Grecia, rischia di degenerare in uno scontro aperto tra lo Stato e la nuova generazione del terrorismo. La tensione sociale dovuta alla stangata imposta dal governo socialista, anche se ereditata dalla politica liberista del governo di destra precedente, crea i pressuposti per un nuovo round di violenze. Certo oggi queste violenze costituiscono atti isolati, e tutti, compresa la sinistra radicale, che ha preso le distanze dai giovani incapucciati, li condannano. Nessuno, peró, potrebbe garantire cosa accadrá¡ se fra qualche mese il governo dovrá¡ annunciare un nuovo pacchetto di misure restrittive per far fronte alla crisi finanziaria. Di fatto la strategia della tensione trova spazio ad Atene.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori