News per Miccia corta

25 - 05 - 2006

Fiori: «I giovani di oggi? Senza valori Meglio quelli che sparavano»

(Corriere della Sera, 25 maggio 2006)

Marcello Veneziani riprende su «Libero» le tesi dell'esponente neodemocristiano. Erri De Luca: «Lasciamo in pace i ragazzi...»


«I giovani di oggi? Senza valori Meglio quelli che sparavano»



Publio Fiori, che fu gambizzato, riapre il dibattito sugli Anni '70



ROMA - Scrive Marcello Veneziani, intellettuale caro alla destra, sulla prima pagina di «Libero»: «Erano meglio i brigatisti rossi dei ragazzi di oggi. Almeno avevano passioni ideali ed erano disposti a rischiare per le loro idee, ideologie o utopie. Questi, invece, galleggiano nel vuoto spinto e nell'egoismo piú sordo e cieco. A sostenere questa tesi non è Bertinotti o Diliberto... ma Publio Fiori». Ovvero un uomo (stiamo sempre alle definizioni firmate da Marcello Veneziani) «democristiano di destra, anticomunista antico, gambizzato dalle Brigate rosse». Veneziani parte con una auto-analisi e si chiede: davvero posso anch'io rimpiangere quei tempi cosí carichi di passioni? Alla fine lo scrittore, ex consigliere di amministrazione della Rai, si concede una risposta «incresciosamente moderata ed equilibrata». Ovvero non si sente «di elogiare il tempo delle Br ma non mi sento nemmeno di dire che sono meglio i ragazzi di oggi. Concludo con salomonica apocalissi dicendo che quelli erano ciechi e questi sono vuoti. I primi non vedevano piú la realtá , accecati dall'ideologia, dai suoi sogni e dai suoi furori; i secondi non colgono il senso della vita, vivono nell'inconsistenza e nella pura labilitá ».
Ma davvero Publio Fiori, gambizzato nel 1977 («ho pagato personalmente il mio prezzo con dieci colpi di mitra nelle gambe») ha detto tutto questo? L'ex esponente di An, oggi presidente del partito che tenta di realizzare la rifondazione Democristiana, risponde poche ore prima del matrimonio della figlia primogenita: «In realtá  il mio discorso era piú articolato. Questa seconda Repubblica con un simile bipolarismo forzato ha fatto cadere le identitá  dei partiti e ha depotenziato i valori di riferimento. La conseguenza è che i giovani hanno perso i riferimenti. Siamo passati da una tragica fase negli anni Settanta, che io certo non rimpiango, dove esisteva uno scontro ideologico sui principi e sui valori, a una fase in cui non esistono differenze. Manca una dialettica culturale e politica. I partiti inseguono la societá  invece di indirizzarla».
Ma arrivando al dunque, Fiori, qual è la sua posizione sul paragone tra le Brigate rosse e i giovani di oggi? «Trovo sicuramente piú interessanti i giovani che sparavano di quelli che vedo seduti per ore al bar a farsi le canne. E non rimpiango certo la generazione degli anni Settanta, sia ben chiaro... Voglio dire che la dialettica era forte, indubbiamente crudele: ma si discuteva sui valori e i disvalori».
A questo punto Fiori approda alla sua attuale collocazione politica: «La cultura cattolica che aveva avuto un ruolo importante nella prima Repubblica, ora nella seconda è ridotta in parte alla subalternitá  verso la sinistra e in parte verso il centrodestra. Occorre invece una nuova Dc che rimetta i valori e il popolo al centro».
Commenta in napoletano il poeta e scrittore Erri De Luca, che nel 1968 militava in Lotta Continua: «Vedo che invecchiamo tutti, invecchiamo... eh.... 'o tiempo bello 'e 'na vota». Giá , il tempo bello di una volta. Ma questa è una battuta. Ma arrivando alla sostanza del problema? «Penso che negli anni Settanta abbiamo vissuto da giovani in un Paese di frontiera dove esisteva la piú grande sinistra rivoluzionaria d'Occidente e che di fatto confinava col blocco sovietico. Invece oggi questo stesso paese è slittato nelle retrovie e siamo poco interessanti e quindi interessati. I giovani lo avvertono... Ma lasciamo in pace questa gioventú. Vogliamo far carico alle nuove generazioni del fatto che non si armano e si mettono a sparare?» Nostalgia di quei tempi, De Luca? «Nessuna. Sono mutilato di quel sentimento».
Invece quel sentimento, la nostalgia, trapela nella conclusione dell'articolo di Veneziani: «Lasciatemi dire che mi piacerebbe rivedere una sola cosa della gioventú di ieri e di sempre: la capacitá  di sfidare la sicurezza, di amare l'avventura e la curiositá  di conoscere, il piacere di stupirsi e non solo di stupire, di rimettere in gioco le pigrizie mentali e vitali della propria epoca».

Paolo Conti

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