News per Miccia corta

10 - 03 - 2010

Tronchetti sui dossier Telecom ``La security era autonoma``

(la Repubblica)

 

 

  WALTER GALBIATI, EMILIO RANDACIO
MILANO - «Cipriani non l'ho mai conosciuto». In aula c'è dovuto venire perché l'investigatore Emanuele Cipriani, ex numero uno della Polis d'Istinto, per difendersi dall'accusa di appropriazione indebita ai danni di Telecom e Pirelli, aveva sostenuto davanti al giudice dell'udienza preliminare, Mariolina Panasiti, di non aver mai rubato nulla, ma di aver solo creato dossier, rivelatisi poi illeciti, nell'interesse delle societá  committenti. E in particolare del numero uno di allora, Marco Tronchetti Provera. E per tutta risposta, l'ex presidente di Telecom ieri ha sostenuto, davanti al giudice, agli avvocati delle parti e all'unico pm presente, Nicola Piacente, (gli altri sono Fabio Napoleone e Stefano Civardi), di non aver mai conosciuto Cipriani.
Una risposta in linea con la stessa tesi difensiva che ha permesso a Tronchetti Provera di non venire indagato nell'inchiesta milanese, scaricando gli illeciti su Giuliano Tavaroli, capo della Security di Telecom e Pirelli. Del resto, come ha ribadito anche ieri, per Tronchetti, quella di Tavaroli «era una struttura autoreferenziale», «autonoma», «con un suo budget», passato in breve tempo da 2 a 60 milioni di euro, ma certo «non spropositato» per un gruppo che fattura miliardi di euro e perché include anche la sicurezza dell'intera rete.
Tronchetti, incalzato dai legali di Cipriani, Vinicio Nardo e Francesco Caroleo Grimaldi, ha giustificato anche le fatture "piú personali" emesse dalla Polis d'Istinto, come quella per il servizio di sicurezza per il matrimonio della figlia e recapitata direttamente a casa Tronchetti. «Ricevo molte fatture e se ne è occupata la mia segretaria». O quelle per le indagini su Afef e i suoi fratelli: «Mai chiesto dossier o altro, in particolare, perché non era nel suo interesse farlo».
Se nulli sono stati i rapporti con Cipriani, quelli con Tavaroli sarebbero stati, invece, sporadici. «L'ho visto 55 volte in quattro anni, poco piú di una volta mese», ha detto Tronchetti, basandosi su una ricostruzione della propria agenda. «I miei collaboratori piú stretti li vedo anche quattro volte al giorno». Insomma Tavaroli era poco piú di un Carneade per Tronchetti, anche se spesso l'attivissimo capo della Security cercava di propinare dossier o incontri al presidente, come quando su suggerimento di Lucia Annunziata cercó di organizzargli un faccia a faccia con D'Alema o con Brancher («lo vidi di sfuggita allo stadio», ha detto ieri Tronchetti - e serví da tramite per la conoscenza di Umberto Bossi») oppure quando offrí notizie sul fondo Oak, un veicolo offshore riconducibile a D'Alema e alla Quercia (Pd) e attivo nella scalata a Telecom Italia di Roberto Colaninno. Nell'occasione Tronchetti rispose di consegnare il dossier alla procura, mentre ieri ha ridimensionato anche il ruolo della ex consulente Margherita Fancello, pagata per tenere i rapporti istituzionali: «Come presidente di Telecom, non avevo bisogno di intermediari per incontrare politici».
Tronchetti, oltre ai molti «non so» e «non sapevo», ha anche negato di aver mai ordinato indagini sugli arbitri di calcio. «Se questo è avvenuto - ha detto riferendosi all'episodio De Santis, un arbitro ritenuto "anti-Inter" - sará  stata una iniziativa autonoma». E ha escluso una pur qualsiasi responsabilitá  della famiglia Moratti. «Ovviamente non siamo soddisfatti: Tronchetti Provera non ci ha convinto per nulla», hanno dichiarato i legali di Cipriani, mentre la difesa di Tronchetti, Marta Lanfranconi, legale dello studio Mucciarelli, ha sottolineato «l'importante apporto della Societá  alle indagini e che tutte le irregolaritá  rilevate sono state portate a conoscenza dell'autoritá  giudiziaria». Il 16 marzo, Tronchetti sará  di nuovo in aula.
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