News per Miccia corta

06 - 03 - 2010

Moni Ovadia e il Binario 21, destinazione Auschwitz

(il manifesto)

 

Antonello Catacchio



MILANO
Milano, stazione Centrale. Binario 21. Da l√≠ sono partiti i convogli di carri bestiame stipati di ebrei catturati dai nazifascisti in tutto il Nord per essere destinati ai campi di sterminio. Da l√≠ √® partita anche l'allora tredicenne Liliana Segre, il 30 gennaio 1944, su un convoglio diretto verso Auschwitz con 605 persone. Solo 20 di loro tornarono. Il binario 21 per√≥ non era uno dei tanti da cui partivano i treni per le varie destinazioni. Forse per una sorta di vergogna o pi√ļ probabilmente per non essere intralciati nell'infame compito, il binario 21 era sotterraneo rispetto agli altri. In via Ferrante Aporti arrivavano dal carcere di san Vittore i camion carichi di ebrei, entravano nella stazione di lato e nel sotterraneo venivano caricati sui carri bestiame. Destinazione morte.
Ora il binario 21 √® divenuto luogo-testimonianza pi√ļ che museo. Due vagoni analoghi a quelli utilizzati per la shoah sono parcheggiati. E su quella stessa banchina sono arrivati i musicisti e Moni Ovadia per rappresentare Il canto del popolo ebraico massacrato di Yitzhak Katzenelson davanti a un'unica spettatrice: Liliana Segre. E con il titolo Binario 21 Moni e Felice Cappa hanno realizzato un libro con dvd, edito da Promo Music Books, che verr√°¬† presentato oggi alle 18,30 dalla Verdi presso l'Auditorium di Milano.
¬ęPerch√© proprio a me?¬Ľ, questa la domanda senza risposta che si poneva la giovane Liliana. Lo fa nel video, quando al termine dello spettacolo Moni le chiede di ricordare quel viaggio. E non √® l'unico interrogativo inquietante. Si chiede perch√© ferrovieri italiani e austriaci fossero cos√≠ indifferenti nei confronti di quei treni che partivano stipati di persone ingabbiate e tornavano vuoti. In attesa di altra carne da divorare. ¬ęVagoni con le fauci aperte, niente li sazia, sono affamati di ebrei¬Ľ, dice Katzenelson nel suo poema. E la sua vicenda si intreccia cos√≠ con quella di Liliana. Racconta Moni Ovadia che ¬ęKatzenelson vive nella condizione doppia di testimone e vittima, perch√© deve scrivere¬Ľ. Lo avevano fatto fuggire dal ghetto di Varsavia dopo la rivolta proprio per scrivere il suo poema-testimonianza. Lui nasconde il manoscritto, poi per√≥ viene arrestato e inviato a Auschwitz dove viene ucciso. Continua Moni: ¬ęNon ha illusioni, la sua √® una visione spietata, ha capito esattamente quello di cui si tratta. Il progetto √® lo sterminio di un intero popolo¬Ľ.
¬ęDa anni lavoro intorno al poema - sottolinea Ovadia - che √® divenuto un oratorio teatrale. Da l√≠ nasce tutto, lo spettacolo, poi l'idea della ripresa e quella di Liliana come spettatrice¬Ľ.
Katzenelson invoca ¬ęla nostra citt√°¬† brucia, non state a guardare con le braccia incrociate¬Ľ. Bestemmia ¬ę√® bene che un dio non esista perch√© se ci fosse sarebbe ancora peggio¬Ľ. Urla contro i cieli azzurri. Impreca perch√© ¬ęil pi√ļ malvagio ha dato una mano ai tedeschi, il pi√ļ buono √® stato a guardare con gli occhi socchiusi facendo finta di dormire¬Ľ. Grida: ¬ęci hanno massacrati tutti qui sulla terra, piccoli e grandi¬Ľ. E Moni nel video alterna ai momenti di rappresentazione quelli di testimonianza, Lodz, Auschwitz e Varsavia, dove una volta c'era il ghetto e l'indignazione √® incontenibile quanto si legge di via Mila, teatro di massacri, o davanti ai monumenti della rivolta del ghetto. Moni ricorda che nel portare in giro il suo spettacolo Dybbuk gli √® capitato di rappresentarlo a Montevideo, in Uruguay. ¬ęL√≠ c'era un nipote di Katzenelson che mi ha portato un album con foto di famiglia¬Ľ. E per un artista che da tanti anni √® coinvolto nel lavoro dello scrittore √® un momento di carica creativa e vitale.
Anche Liliana Segre da anni √® una carissima amica di Moni, si frequentano e si incontrano e un appuntamento √® quello del Giorno della memoria. ¬ęCredo che Lanzmann sia un autentico genio¬Ľ continua Moni, riferendosi a Claude Lanzmann e alle sue dieci ore di lavoro dal titolo Shoah ¬ęperch√© lascia tutto alle narrazioni della gente, anche con dilatazioni e omissioni....¬Ľ.
Per questo acquista ancora pi√ļ valore il racconto di Segre quando parla dei 600 detenuti che escono da san Vittore per Auschwitz trovando la solidariet√°¬† umana tra i carcerati comuni, in mezzo all'indifferenza generale. E quando in viaggio da giorni, sul carro bestiame, alcuni celebrano la preghiera e lodano dio. ¬ęUna visione kafkiana¬Ľ la definisce, ma gli ultimi due giorni di un viaggio spaventoso durato una settimana nessuno prega pi√ļ, regna solo un ¬ęsilenzio essenziale¬Ľ.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori