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News per Miccia corta

06 - 03 - 2010

Stragi in Sicilia, il giallo delle spie rimossi uno 007 e un alto ufficiale

(la Repubblica)

 

ATTILIO BOLZONI

 

CALTANISSETTA - Indagare sulle stragi di Palermo è come sprofondare nelle sabbie mobili. Ogni traccia porta a «presenze estranee» a Cosa Nostra, ogni nuova inchiesta sfiora uomini degli apparati che hanno nascosto qualcosa o depistato. In questa palude è saltato, all'improvviso, il capo della struttura investigativa - la Dia - che da quasi due anni riscrive la storia delle bombe e degli attentati del 1992. E fuori dall'isola, quasi in contemporanea, è stato trasferito anche il capo siciliano dell'Aisi, l'agenzia di informazioni e sicurezza interna. ሠl'ultima spy story intorno alle uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
L'affaire è molto segreto e scivoloso. Si parla di «intrusioni» informatiche per rubare nomi e dati dalle indagini su Capaci e via D'Amelio, si racconta di personale transitato recentemente con schede e rapporti riservati dalla Dia (l'organismo delegato dalla procura di Caltanissetta a investigare sulle stragi) al servizio segreto civile (l'organismo che è sotto investigazione per le stragi), circolano anche indiscrezioni su una «fuga di notizie» - tutta nel circuito poliziesco e di intelligence - su uno o due 007 giá  iscritti nel registro degli indagati della procura di Caltanissetta. Un brutto pasticcio con alcuni protagonisti noti e tanti altri ancora ignoti.
ሠnelle pieghe di queste indagini sulle stragi che, alla fine della settimana scorsa e con un provvedimento d'urgenza, il tenente colonnello Domenico Bonavita – l'ufficiale della Guardia di Finanza che da otto anni guidava il «centro» Dia di Caltanissetta - ha ricevuto dal generale Antonio Girone (il direttore della Direzione investigativa antimafia) la comunicazione che non comandava piú quella struttura. Dice il tenente colonnello Bonavita: «La Dia in questi mesi ha indagato sulle stragi e anche nei confronti dei servizi segreti. E due sono i modi per fare indagini nei confronti dei servizi: o seriamente o accordandosi». Dice il generale Antonio Girone: «Era giá  previsto da tempo un turn over in molti centri Dia della Sicilia occidentale e anche a Caltanissetta, sulla vicenda specifica sará  l'autoritá  giudiziaria a verificare come sono andate veramente le cose».
Il caso, al di lá  delle dichiarazioni, è piú complicato di come appare a prima vista. La procura di Caltanissetta ha investito la Dia di tutte le indagini sulle stragi appoggiandosi soprattutto su alcuni ufficiali, una piccola cerchia dentro la quale non c'è mai stato – a volte funzionano cosí le cose in Italia – il capo di quella struttura, cioè il tenente colonnello Bonavita. Un'anomalia che potrebbe spiegare certe tensioni dentro quel reparto ma non tutto il resto: il tentativo – riuscito – di inserirsi negli schedari piú segreti della Direzione investigativa antimafia.
Le notizie certe su questa vicenda sono tre. La prima: qualcuno – probabilmente gli amici del famigerato «Carlo» o «signor Franco», l'agente segreto super citato da Massimo Ciancimino come il mediatore dei rapporti fra Stato e Cosa Nostra – è entrato nel sistema informatico della Dia per carpire informazioni. La seconda: la procura della repubblica di Caltanissetta ha avviato un'inchiesta per violazione del segreto istruttorio. La terza: il tenente colonnello è stato rimosso ma la sua ricostruzione dei fatti (avrebbe denunciato il generale Girone per avere informato – secondo lui - il direttore dell'Aisi Giorgio Piccirillo sulle indagini nei confronti degli 007) non sembra del tutto convincente ai procuratori. Un giallo, piú versioni, una grande nebbia. Poi c'è anche il trasferimento del responsabile del servizio segreto civile di Palermo, un altro mistero – quale ruolo avrebbe avuto nella vicenda? - ancora tutto da scoprire.
L'inchiesta di Caltanissetta in questi giorni è peró concentrata su quelle schede e quei rapporti riservati (e che sarebbero dovuti restare tali negli archivi della Dia) e che al contrario sarebbero finiti sulle scrivanie dei funzionari dei servizi segreti. Gli stessi servizi che da mesi ricevono dai procuratori di Palermo e di Caltanissetta richieste di «informazioni» dettagliate su loro uomini scivolati nelle stragi siciliane. In quella dell'Addaura, quando – il 21 giugno 1989 – qualcuno piazzó cinquantotto candelotti di dinamite davanti alla villa di Falcone per ucciderlo. In quella su Capaci. Nell'altra strage, quella di via D'Amelio. In ciascuna di queste indagini c'è sempre un capitolo riservato agli uomini degli apparati. O perché erano sul luogo degli attentati. O perché hanno depistato.
L'elenco degli «aggiustamenti» in corso di indagine è lunghissimo. Dall'Addaura a Capaci. E per finire, all'uccisione di Paolo Borsellino. Un pezzo di processo per la strage di via D'Amelio va ormai verso la revisione: le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza hanno sbugiardato quelle fatte diciassette anni fa dal pentito Scarantino. Finito sotto accusa Scarantino e finiti sotto accusa i quattro investigatori (in veritá  al tempo tutti giovanissimi, appena usciti dalla scuola di polizia) che nel 1993 «abboccarono» alla pista offerta su un piatto d'argento dal collaboratore di giustizia fasullo. Quest'inchiesta si chiuderá  presto, forse a giugno